Esteri
Editoriali •
Ora Caracas si ribella a Teheran
Il Venezuela post Maduro ha smesso di essere il porto sicuro dei pasdaran
30 LUG 26

Foto LaPresse
"Questo non è il Venezuela, dove basta che una persona venga presa di mira e tutti gli altri si spaventano e si tirano indietro”. Non è stato esplicitato, ma è stata probabilmente questa frase del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi a provocare l’ira del governo di Caracas, che martedì ha convocato l’ambasciatore iraniano in Venezuela, Ali Chegini, per consegnargli una nota di protesta per “commenti denigratori e inappropriati” verso le istituzioni e le autorità venezuelane. Il comunicato, diffuso sul canale Telegram ufficiale, non specifica quali dichiarazioni abbiano scatenato la protesta. Ma il ministero degli Esteri chiede “la cessazione di ogni allusione o paragone che mini la dignità, la sovranità, le istituzioni e il buon nome del Venezuela”, sottolineando che il governo di Caracas basa le sue relazioni internazionali sul rispetto reciproco, sull’uguaglianza sovrana, sulla non ingerenza negli affari interni e sui principi del diritto.
Il Venezuela e l’Iran mantengono strette relazioni bilaterali, con quasi 300 alleanze in settori strategici come scienza e tecnologia, il settore petrolifero e petrolchimico e il commercio. Effetto di una scelta strategica di Hugo Chávez, basata sulla comune opposizione agli Stati Uniti. Nel 2020 l’Iran fornì 1,5 milioni di barili di benzina, in un momento in cui il Venezuela non era stata in grado di raffinare il proprio petrolio greggio. Nel 2025 il regime iraniano inviò oltre due milioni di dosi di vaccini contro la poliomielite e l’epatite, in un periodo in cui il Venezuela faticava ad approvvigionarsi di medicinali. Ma, dopo la svolta seguita alla cattura di Maduro, quando il ministro degli Esteri venezuelano Yvan Gil ha mosso una timida condanna dell’attacco americano in Iran, gli è arrivata l’intimazione che lo ha costretto a rimuovere la dichiarazione poche ore dopo, in quella che per il New York Times è “un’ammissione che il Venezuela non stabilisce più la propria politica estera”. Se così fosse, ci sarebbe un aspetto positivo: rimosso Maduro, Caracas non è più un porto sicuro per il regime di Teheran.