Esteri
l'arsenale del regime •
Non solo missili da importare. L’Iran ne ha uno economico e preciso
Il regime di Teheran ha sfoderato negli ultimi attacchi contro le basi americane del Golfo il suo Kheibar Shekan, un'arma economica, mobile e precisa con una gittata di almeno 1.500 chilometri. La capacità di ricostruire rapidamente i suoi arsenali sotterranei

Negli ultimi attacchi contro le basi americane nel Golfo, il regime di Teheran avrebbe iniziato ad attingere alle sue scorte di missili balistici più moderni. Secondo alcuni analisti militari, l’Iran sembra “utilizzare un numero minore dei suoi vecchi missili derivati dagli Scud sovietici o dai Nodong nordcoreani”, ha detto Jeffrey Lewis del James Martin Center for Nonproliferation Studies al Financial Times, molto più imprecisi rispetto a quelli lanciati nelle scorse settimane. Tra questi c’è il Kheibar Shekan, che il Wall Street Journal ha definito “il cavallo di battaglia dell’arsenale di Teheran: un’arma economica, mobile e precisa con una gittata di almeno 1.500 chilometri”. Il missile a guida satellitare, con cui secondo i funzionari americani Teheran starebbe sperimentando combinazioni di diverse traiettorie di volo, manovre e velocità, prende il nome dalla battaglia del 628 di Khaybar, quando i musulmani guidati da Maometto conquistarono l’oasi fortificata a nord di Medina abitata da ebrei.
La differenza principale del Kheibar Shekan rispetto alle altre armi nell’arsenale iraniano è nel combustibile (solido e non liquido) e nella velocità con cui può essere armato e posizionato sui lanciatori. Alcune varianti sarebbero inoltre munite di una testata esplosiva dotata di motore e separabile nell’ultima fase del lancio, che gli consentirebbe di correggere la traiettoria mentre si avvicina al bersaglio a una velocità di quasi diecimila chilometri orari. A giudicare dagli ultimi attacchi, la tattica delle Forze armate di Teheran è quella di lanciare, nelle stesse zone, insieme agli Kheibar Shekan anche droni e missili meno sofisticati, in modo da fiaccare le difese aeree dei paesi del Golfo. Inoltre, il costo del Kheibar Shekan è estremamente più economico degli intercettori americani, e varia tra i 2 e i 15 milioni di dollari a seconda del sistema.
La linea di produzione di questo modello di missile balistico, introdotto nel 2022, era situata in alcune strutture sotterranee prese di mira dagli attacchi israelo-americani dopo l’inizio dell’operazione Epic Fury. Eppure le immagini satellitari e le analisi delle munizioni utilizzate da Teheran mostrano come il regime non soltanto sia stato in grado di riaprire le basi sotterranee, ma abbia anche ripreso a sparare da alcune di queste. Secondo il New York Times, a maggio tutti i siti missilistici situati vicino allo Stretto di Hormuz sarebbero tornati operativi, con un ritorno all’attività in quasi il 90 per cento delle strutture sotterrane. Alcune di queste sarebbero state ricoperte con barriere di cemento per proteggerle da futuri attacchi aerei. Jacob Judah ha scritto sul Financial Times che il fragile cessate il fuoco entrato in vigore ad aprile e i limiti imposti dalla minore intensità della campagna americana, insieme all’assenza israeliana dagli ultimi combattimenti, “potrebbero aver dato alle truppe iraniane il tempo di operare in modo più metodico” e ricostruire i siti missilistici, e la loro capacità di rigenerare rapidamente le proprie capacità “rappresenta una minaccia”.
Nata a Roma, all'università tra le tante lingue e civiltà orientali ho scelto il cinese. Grazie a un progetto di doppio titolo ho studiato un anno a Pechino, rapita dal romanticismo delle poesie Tang. Negli anni ho sviluppato un talento particolare per le passioni più costose, collezionando corsi: fotografia, ceramica, poi giornalismo. Dal 2021 lavoro al Foglio, nella redazione (umana) degli Esteri e in quella virtuale del Foglio AI.
