Esteri
“Un lago di sangue” •
Il processo Rushdie ci ricorda che con questo Iran non si scherza e non si tratta
Trentasette anni fa Khomeini lo condannò a morte per "I versetti satanici". Oggi lo scrittore indiano-britannico testimonia al processo federale contro Hadi Matar che lo accoltellò quindici volte nel 2022: "Sentivo il dolore e ho gridato: ‘Cosa è successo al mio occhio?’ Era un enorme lago di sangue”
30 LUG 26

Foto LaPresse
“Ho cercato di scappare, ma era sopra di me e continuava a colpirmi”, ha raccontato Salman Rushdie al tribunale federale di Buffalo. “Sentivo il dolore e ho gridato: ‘Cosa è successo al mio occhio?’ Era un enorme lago di sangue”. L’occhio lo ha perso e ci sono voluti sette mesi di fisioterapia prima che Rushdie potesse usare di nuovo una mano. Non può più guidare e le ferite gli hanno reso difficile scrivere. Timothy C. Lynch, il procuratore federale, ha invitato Rushdie a togliere gli occhiali che indossa dal giorno dell’attacco. Una lente è trasparente, l’altra scura, a coprire l’occhio pugnalato. “Come potete vedere, adesso non c’è più niente”, ha detto Rushdie indicandolo. Il giorno di San Valentino di trentasette anni fa, l’ayatollah Khomeini, Guida suprema e fondatore della Repubblica islamica dell’Iran, condannò a morte uno scrittore per aver scritto un romanzo. Teheran ordinò l’uccisione di Rushdie dopo la pubblicazione de “I versetti satanici”. Dopo anni di clandestinità britannica, Salman Rushdie riprese una vita più o meno normale, compiendo apparizioni pubbliche e abbandonando la scorta armata. Quella normalità fu infranta il 12 agosto 2022, quando un americano di origine libanese, Hadi Matar, si precipitò su un palco nello stato di New York, dove Rushdie stava tenendo un discorso, e lo accoltellò quindici volte. L’attacco lasciò lo scrittore cieco da un occhio, con nervi danneggiati e cicatrici su tutto il corpo.
Rushdie, 79 anni, aveva già testimoniato l’anno scorso sull’attentato durante il processo a Matar per le accuse statali a Mayville, dove il terrorista è stato condannato per tentato omicidio a 25 anni di carcere. Ora è processato per reati federali: “Matar non ha solo tentato di uccidere Rushdie, ha agito sotto la direzione di Hezbollah e per conto della fatwa iraniana”. Ma ad aprile un panel di giudici ha stabilito che Akayed Ullah, che ha fatto esplodere una bomba all’interno di una stazione della metropolitana di New York, “non ha fornito supporto ai terroristi con il suo attacco”, nonostante avesse letto materiale propagandistico dell’Isis e avesse dichiarato alle forze dell’ordine di aver agito “per conto dello Stato Islamico”. La giudice Myrna Pérez ha deciso che l’accusa non ha dimostrato che Ullah abbia agito su ordine dei terroristi. Giuristi temono che la sentenza, contro la quale il Dipartimento di Giustizia ha presentato ricorso, possa ostacolare altri casi di terrorismo, incluso quello di Matar.
Ci sono i viaggi di Matar nel Libano meridionale, dove Hezbollah gestisce campi di addestramento. Al momento dell’arresto, Matar aveva con sé una patente di guida falsa del New Jersey a nome “Imad Mugniyah”, il pianificatore del terrorismo di Hezbollah eliminato in Siria da Israele. Nei mesi precedenti all’attentato, Matar ha assemblato video di propaganda con titoli come “Fatwa contro Rushdie 1.6”. “Se i musulmani avessero ucciso Rushdie”, aveva scritto Matar, “non ci sarebbero state vignette sul Profeta”. Secondo la procura federale, Matar aveva anche pianificato l’attentato con una persona in Iran. Nel maggio 2022, Matar gli ha scritto dicendo di sapere “dove trovare Rushdie”, ma che “il problema è come farlo”. Secondo l’accusa, Matar avrebbe poi chiesto alla persona, di nome Kamyar, se la fatwa di Khomeini contro Rushdie fosse ancora valida. Dopo che l’iraniano gli ha confermato la validità della fatwa, Matar ha tentato di uccidere Rushdie. “Voleva che tutti sapessero che stava facendo questo al servizio di Hezbollah”, ha dichiarato il pubblico ministero Lynch. “Voleva farlo per essere percepito come un martire islamico”.
Due mesi fa è stato l’ex ministro degli Esteri di Teheran, Manouchehr Mottaki, a tornare a minacciare Rushdie sulla tv del regime. “Quei due, Trump e Netanyahu, vanno messi sotto processo e l’esecuzione del verdetto affidata ai musulmani di tutto il mondo come la fatwa contro il crimine commesso da Rushdie, condannato come apostata”. Il defunto leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, disse che se qualcuno avesse eseguito la fatwa iraniana, i giornali europei non avrebbero osato pubblicare una caricatura di Maometto nel 2006. In aula, l’avvocato di Matar ha interrogato Rushdie sul contenuto de “I versetti satanici” e gli ha chiesto se avrebbe dovuto prevedere la reazione che il libro avrebbe suscitato tra gli estremisti islamici. La stessa domanda che si sente ancora in certe cancellerie e redazioni: non dovevamo provocare.
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Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.
