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In Romania quattro droni in quattro giorni. L’assuefazione fa comodo a Mosca
Guerra d’attrito contro di noi. Mentre l’attenzione mediatica si distrae, in Ucraina si continua a morire e Mosca continua a testare, sconfinamento dopo sconfinamento, quanto i vicini della Nato siano disposti a tollerare

Frammenti di drone russo a Stepanivka, in Ucraina (Oleksandr Oleksiienko/Kordon.Media/Global Images Ukraine via Getty Images)
Fino a qualche mese fa, ogni sconfinamento di un drone russo nello spazio aereo della Nato finiva in prima pagina. Oggi invece siamo al quarto episodio in quattro giorni registrato in Romania, e la notizia scivola quasi in cronaca. Ma l’assuefazione all’incursione ripetuta rischia di trasformare una violazione in rumore di fondo, e la tattica russa è fatta apposta per ottenere questo risultato. Ieri un drone russo è entrato brevemente nello spazio aereo rumeno vicino a Sulina prima di dirigersi verso l’Ucraina, dove poco dopo sono state segnalate esplosioni. La Romania ha fatto decollare due F-16, ha diramato un allarme RO-Alert per la contea di Tulcea, ma questa volta il velivolo non è stato abbattuto. Nei tre giorni precedenti, invece, altrettanti droni erano stati intercettati e distrutti. Il governo di Bucarest ha reagito convocando l’ambasciatore russo, dichiarando persona non grata un membro della missione diplomatica di Mosca e richiamando per consultazioni il proprio inviato nella capitale russa. La ministra degli Esteri rumena, Oana Țoiu, ha minacciato ancora una volta l’opzione di invocare l’articolo 4 del Trattato Nato, che consente a uno stato membro di chiedere consultazioni quando ritiene minacciata la propria sicurezza o integrità territoriale.
Eppure i numeri raccontano una pressione costante e non episodica: dall’inizio della guerra sono 33 i casi di droni russi entrati nello spazio aereo rumeno, e in circa 50 occasioni sono stati trovati frammenti sul territorio nazionale. Solo nel 2026 le incursioni non autorizzate sono state 18. È la zona grigia nella quale vuole muoversi Mosca, con una pressione costante ai paesi limitrofi e nessun atto che da solo giustifichi una risposta militare, ma che nell’insieme logora la sicurezza del fianco orientale e il sostegno della popolazione alla difesa contro la Russia. E così, mentre l’attenzione mediatica si distrae, in Ucraina si continua a morire e Mosca continua a testare, sconfinamento dopo sconfinamento, quanto i vicini della Nato siano disposti a tollerare.