“Trump deve decidere se passare alla storia come un perdente”. Parla Benny Morris

Sull’Iran Il rischio è che il presidente americano passi alla storia come un nuovo Carter. "Qui non parliamo di ostaggi, ma di qualcosa di molto più grande: la sopravvivenza del regime iraniano, la minaccia di un Iran nucleare e il caos economico globale", dice lo storico israeliano

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Foto ANSA

Secondo la ricostruzione uscita ieri sul Wall Street Journal, Donald Trump è scettico sul fatto che i negoziati con l’Iran possano produrre una pace duratura e che l’unica cosa che Teheran capisce è la forza. “Credo che pensi di aver dato una possibilità alla pace”, ha detto Michael McCaul della commissione esteri della Camera americana. “Sta tornando al piano A, l’operazione militare”. “Ci sono diverse possibilità e tutte nella testa di Trump”. Parlando al Foglio, lo storico israeliano Benny Morris spiega come potrebbe continuare la guerra. “Una è che i bombardamenti a bassa intensità contro le capacità iraniane di attaccare le navi nello Stretto di Hormuz continuino per una o due settimane. L’altra è che inizi un’escalation colpendo uno o due obiettivi, come Pickax Mountain, e aspetti di vedere come reagiscono gli iraniani. La terza è che attacchi impianti di petrolio e gas, desalinizzazione, centrali elettriche, che porterebbe l’economia e il regime iraniani al collasso. Ci sarebbero rivolte e milioni di persone fuggirebbero. L’Iran ha riserve per due o tre mesi; dopo di che sarà il caos”.
Finora Trump ha evitato di attaccare le infrastrutture economiche iraniane perché sa che porterebbe a una depressione e all’aumento dei prezzi in America e in tutto il mondo.
“Di certo, gli danneggerebbe le elezioni di medio termine” prosegue Benny Morris al Foglio. “Non lo vuole. Ma non vuole nemmeno passare alla storia come un perdente. Ed è questo che lo aspetta se l’Iran continua a fare ostruzionismo, rifiuta di fare concessioni e di rinunciare alla sovranità sul Golfo Persico e Hormuz. Quindi deve decidere”.
Poi c’è il problema di Israele. Il primo ministro Benjamin Netanyahu incontrerà Trump martedì alla Casa Bianca. “Gli iraniani cercheranno di trascinare Israele nella guerra, anche se significherebbe l’attacco dell’aeronautica israeliana” dice Morris. “E Israele deve decidere cosa farà se gli iraniani tenteranno di coinvolgerli o se Trump cercherà di mobilitare l’aeronautica israeliana per aiutare quella americana sull’Iran”.
Questo è un dilemma per Netanyahu.
“I generali israeliani non vogliono un’altra guerra con l’Iran in cui gli americani potrebbero dire ‘basta’ a metà strada, cosa che hanno già fatto due volte. I generali israeliani non lo vogliono, nemmeno Netanyahu, anche per ragioni politiche: sembrerebbe di nuovo uno stupido per non aver vinto la guerra contro l’Iran e aver sprecato tante risorse israeliane”.
Il rischio è che Trump passi alla storia come un nuovo Carter. “Carter tentò di liberare gli ostaggi nel 1979, fallì e perse le elezioni. Qui non parliamo di ostaggi, ma di qualcosa di molto più grande: la sopravvivenza del regime iraniano, la minaccia di un Iran nucleare e il caos economico globale”.
Poi ci sono i paesi arabi, Giordania, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Kuwait (quest’ultimo minacciato ieri di invasione dall’Iran).
“Vogliono due cose” ci dice Morris. “Nel lungo termine che il regime iraniano sia eliminato. Nel breve termine che l’Iran non colpisca i loro impianti petroliferi e di desalinizzazione. Vogliono che il regime sparisca, come America e Israele, ma non vogliono nemmeno essere bombardati e vedere le loro economie devastate”. Poi c’è lo scenario peggiore. “Che gli iraniani escano vincenti, continuino a controllare gli stretti e proseguano la produzione di uranio fino a essere in grado di assemblare una Bomba”.
Gli islamisti nel mondo intanto osservano. “Gli iraniani hanno una mentalità messianica e sono giocatori d’azzardo disposti a rischiare. L’intero progetto nucleare iraniano fin dall’inizio è stato una scommessa. Sapevano che America e Israele avrebbero opposto resistenza e hanno scommesso che America e Israele non avrebbero fatto ciò che era necessario per distruggere sia il regime sia il programma di armi atomiche. Era una grande scommessa e ora ne stanno facendo un’altra. Hanno dichiarato la sovranità sullo Stretto di Hormuz e a quanto pare stanno facendo lo stesso a Bab el Mandeb, sperando che questo persuada l’occidente a indietreggiare e a tenere Israele fuori. Penso che l’occidente, con le spalle al muro – e con Trump è anche una questione psicologica, di come viene percepito – non indietreggerà. Ma potrei sbagliarmi. Trump potrebbe cedere, Israele potrebbe non coinvolgersi e allora Israele dovrà aspettare qualche mese o anno per colpire da solo una volta che sentirà che gli iraniani si stanno avvicinando alla Bomba. Israele li attaccherà senza dubbio”.
C’è poi la questione di come ci vedono. “Vedono l’occidente come decadente, confuso e debole. Nasrallah lo espresse bene una volta quando descrisse Israele come una ragnatela: qualcosa che si sta sfaldando, come una tela di ragno, non davvero solida. Pensava che alla fine potesse essere sconfitta e che Israele sarebbe scomparso. Credo che sia così che gli iraniani e gli islamisti in generale considerano l’occidente. Vedono poi cosa succede nelle strade di Londra e Parigi, dove gli islamisti fanno un sacco di cose orribili e non vengono puniti o fermati”.