Quanto è cinico e disumano il conteggio trumpiano dei soldati morti negli attacchi iraniani

18 soldati americani uccisi negli attacchi iraniani dal 28 febbraio scorso, poi il numero è sceso a 14. L’Amministrazione Trump fornisce poche informazioni sugli obiettivi e sui danni degli attacchi iraniani, dice che sono informazioni riservate e che rivelare i dettagli potrebbe essere pericoloso per la sicurezza

25 LUG 26
Immagine di Quanto è cinico e disumano il conteggio trumpiano dei soldati morti negli attacchi iraniani
Mercoledì, sul sito del Pentagono, erano riportati i nomi dei 18 soldati americani uccisi negli attacchi iraniani dal 28 febbraio scorso. Giovedì, il numero era sceso a 14: un errore tecnico da sistemare, ha detto sbrigativo un portavoce del dipartimento della Difesa; una scelta, hanno detto alcune fonti al New York Times, perché i quattro mancanti all’appello sono stati uccisi dopo che il presidente, Donald Trump, aveva firmato il cessate il fuoco, quindi non sono considerati caduti in guerra. E’ interessante quel che è accaduto dopo che il conteggio è cambiato. Intanto, questi sono i quattro soldati del cosiddetto errore tecnico: Isabella Gonzales, 19 anni, del Texas; Tyler Feehan, 25 anni, delle Hawaii; Angel Rampersad, 28 anni, di New York; Michael Emmanuel Swinton, 30 anni, della Carolina del nord. I primi tre sono stati uccisi in un attacco iraniano contro una base americana in Giordania venerdì scorso; l’ultimo è stato ucciso a Erbil, in Iraq, ed è in corso un’inchiesta sulla dinamica della sua morte
L’Amministrazione Trump fornisce poche informazioni sugli obiettivi e sui danni degli attacchi iraniani, dice che sono informazioni riservate e che rivelare i dettagli potrebbe essere pericoloso per la sicurezza. C’è anche una questione giuridica sui tempi del conflitto: dopo 60 giorni di guerra, il presidente dovrebbe chiedere al Congresso i poteri per continuare il conflitto, cosa che non è avvenuta (e i voti non vincolanti che ci sono stati finora hanno visto molti repubblicani votare assieme ai democratici contro questo conflitto impopolare), anche perché il cessate il fuoco interrompe il conteggio dei giorni. Per questo diventa rilevante la distinzione tra guerra e cessate il fuoco, anche se si tratta di una questione tecnica: i soldati americani sono stati uccisi mentre erano in servizio, i loro corpi sono appena rientrati negli Stati Uniti, i parenti stanno organizzando i funerali, la mamma di Isabella Gonzales ha detto, composta tra le lacrime, che sua figlia stava servendo il suo paese, era orgogliosa del suo lavoro e lei lo è di Isabella. L’Amministrazione Trump, che è tanto cauta nei conteggi dei morti e dei feriti, non si era fatta nessun problema, in passato, ad accusare i presidenti democratici di avere le mani sporche di sangue a causa delle vittime in conflitti – o nel ritiro dall’Afghanistan – gestiti male. Oggi i toni sono diversi e il numero delle vittime contrasta con la retorica sullo stato del regime iraniano: i trumpiani hanno detto che le capacità militari sono state distrutte, eppure ammazzano soldati americani; i trumpiani chiedono altri fondi per un conflitto che dicono di aver già di fatto concluso.
Poi ci sono i peggiori, quelli che puntualizzano che i quattro soldati uccisi e cancellati non servivano il loro paese: servivano Israele, che ha trascinato gli Stati Uniti in questa stupida guerra.