La vittoria degli “scarafaggi” su Modi

Un messaggio notturno del premier indiano seda la rabbia sui concorsi truccati

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Ieri la National Testing Agency, cioè l’ente governativo indiano che organizza gli esami d’ammissione all’università, ha licenziato 47 funzionari dopo lo scandalo delle fughe di notizie nei test d’ingresso Neet, l’esame che ogni anno seleziona gli studenti di Medicina in India. L’agenzia ha annunciato che avvierà anche azioni legali nei loro confronti. La decisione arriva il giorno dopo che il primo ministro Narendra Modi, in un videomessaggio notturno pubblicato su X, ha annunciato una bozza di legge con pene più severe e corsie giudiziarie accelerate per chi manipola i concorsi pubblici. Il Consiglio dei ministri del governo ha poi approvato in tempi record alcune modifiche al Public Examinations Act, la legge antifronde per gli esami pubblici, che inaspriscono le pene per chi la viola e che saranno presentate in Parlamento la prossima settimana. E’ una mezza vittoria per i manifestanti che da settimane protestano a Jantar Mantar, a Delhi, guidati dal Cockroach Janta Party, il “partito degli scarafaggi”, movimento studentesco nato dopo l’annullamento del Neet del 2026 per via dello scandalo dei quesiti trapelati, a cui sono seguiti diversi suicidi tra gli studenti. E del resto per Modi la pressione pubblica stava diventando insostenibile: la protesta “degli scarafaggi” era finita su tutti i giornali internazionali, compreso lo sciopero della fame dell’attivista Sonam Wangchuk, che si è concluso ieri dopo le trattative con due ministri del governo, e soprattutto le cariche della polizia di lunedì scorso – in quello che Sonia Gandhi sul The Hindu ha definito “il giorno dell’infamia” – contro gli studenti che marciavano pacificamente verso il Parlamento. Modi deve aver capito che lo show diplomatico internazionale serve a poco se poi, internamente, il suo governo fa fatica a rispondere alle richieste della popolazione più fragile, “dagli studenti agli agricoltori”, come ha scritto Gandhi. Per gli “scarafaggi” non è finita: vogliono le dimissioni del ministro dell’Istruzione, e vogliono una classe politica in ascolto. Il rischio, altrimenti, è che la protesta, invece di essere sedata, si allarghi.