La guerra in Iran costa 37,5 miliardi, il Pentagono chiede più fondi ma non dice per farci cosa

Al Senato, Hegseth e il generale Caine si scontrano con le domande di democratici e repubblicani, ma sui costi reali e sulla strategia restano vaghi

23 LUG 26
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All’undicesimo giorno dalla fine del cessate il fuoco con l’Iran, mentre il traffico nello Stretto di Hormuz è semifermo e quello nel Mar Rosso si sta inceppando, Pete Hegseth, segretario alla Difesa americano, è andato a testimoniare al Senato, assieme al generale Dan Caine, comandante delle Forze armate, sui costi e la strategia di questa guerra. E’ finita come sempre: il ministro non risponde alle domande, si innervosisce, i senatori democratici si intestardiscono – il migliore, come sempre, è Jon Ossoff, implacabile senatore della Georgia – e pure quelli repubblicani si spazientiscono: “Abbiamo bisogno di risposte chiare!”, ha detto a un certo punto John Kennedy, conservatore della Louisiana. Hegseth ha fatto una stima dei costi di questa guerra, che è la più impopolare da quando si fanno le rilevazioni (era dura battere la guerra in Iraq, eppure): 37,5 miliardi di dollari, 9 in più rispetto agli ultimi dati forniti. 
La cifra comprende i costi sostenuti dal 28 febbraio scorso e anche alcuni fondi stanziati fino all’inizio di settembre e include i costi di manutenzione degli armamenti e gli stipendi dei militari. Soltanto la settimana scorsa, il controllore del Pentagono, Jules Hurst, aveva confermato il costo dichiarato a maggio, 29 miliardi di dollari, ma ora la cifra è aumentata, ed è in linea con le stime dei centri studi. Hegseth ha chiesto altri 67 miliardi di dollari per spese militari urgenti che si sommano al trilione e mezzo di stanziamento annuale per il budget della Difesa. Il generale Caine – che è sempre più pacato e preciso del ministro ma che fatica pure lui a rispondere alle domande strategiche, in particolare quelle sulla riapertura di Hormuz – ha spiegato che se i fondi non arrivano, l’impatto più grave si avrà sugli stipendi dei militari. Ma i senatori, in modo abbastanza bipartisan, hanno continuato a incalzare i due testimoni: non è che mancano i soldi, hanno detto, manca una pianificazione. Il senatore Ossoff ha riportato le parole di Hegseth: “Lei aveva dichiarato, nel 14esimo giorno di questo conflitto, che le capacità militari dell’Iran erano state ‘distrutte’. Era una dichiarazione accurata, sì o no?”. “La capacità dell’Iran di colpire le forze americane”, ha iniziato a dire Hegseth, ma Ossoff lo ha interrotto: “Non è quel che le ho chiesto, sì o no?”. Di nuovo il ministro l’ha presa larga, e Ossoff: “Vuole rispondere alla domanda?”, e via così per sei minuti, senza una risposta. Hegseth se l’è presa con l’Amministrazione Biden, ha accusato i senatori di avere la “Trump derangement syndrome”, un’ossessione anti trumpiana che li offusca, ma i chiarimenti richiesti non li ha forniti.
Secondo uno studio del Center for Strategic and International Studies, prima del cessate il fuoco gli Stati Uniti avevano utilizzato più della metà degli intercettori di missili balistici Thaad, quasi la metà degli intercettori Patriot e circa il 30 per cento dei missili a lungo raggio Tomahawk. Secondo gli esperti, lo stato dell’arsenale americano non è affatto ottimale e il cessate il fuoco serviva anche per restaurare parte delle riserve di armi, ma non è durato (si tratta comunque di un processo lento: il Pentagono riceve circa 15 nuovi Tomahawk e 20 nuovi missili Patriot ogni mese e non sono previste consegne di Thaad nel 2026). Ci sono poi i morti e i feriti americani: 18 soldati morti, di cui quattro da quando è collassato il cessate il fuoco, e circa cento feriti. A differenza delle guerre recenti, questi militari non hanno mai messo piede nel paese in guerra, in Iran, ma erano in servizio nelle basi americane nella regione che sono state colpite, in tutto, da circa 8.500 attacchi iraniani. E’ il costo della guerra, si dirà, ma i senatori, così come molti americani, dicono: ci state chiedendo più soldi per una guerra che avevate detto di aver vinto; seppelliamo soldati uccisi da missili iraniani che ci avevate detto che erano stati annientati. Hegseth non spiega, non progetta, non rassicura. L’unica nota positiva è che per la prima volta ha ammesso che la Russia e la Cina stanno aiutando l’Iran – “in parte”, ha precisato, non sia mai che il capo del Pentagono più inesperto di sempre fornisca informazioni chiare, o sappia leggere la realtà.