Esteri
“7 ottobre europeo” •
I piani di Hamas per destabilizzare col terrore anche l’Europa
Le indagini tedesche sulla rete dell'organizzazione terroristica e i 45 attacchi terroristici registrati in ventuno stati membri dell’Unione europea nell’ultimo anno. Ventidue hanno avuto successo, causando sei morti
22 LUG 26

Un disegno ambizioso, orchestrato da reti transnazionali che sfruttano le vulnerabilità del Vecchio continente per esportare il terrore. Nuove indagini da Atene a Berlino mostrano che Hamas vuole portare la sua guerra anche in Europa. Alle cinque del mattino un’unità speciale greca ha arrestato ad Agios Nikolaos, a Creta, un egiziano di origine palestinese che lavorava come elettricista in un hotel. A casa di Motasem, come è identificato, la polizia ha trovato sostanze chimiche, bilance di precisione e attrezzatura specializzata nella fabbricazione di bombe. I greci sono arrivati a Motasem grazie a una segnalazione della polizia cipriota.
La cellula greco-cipriota pianificava un attentato contro una nave da crociera israeliana che attracca regolarmente in Grecia e oggetto di proteste anti israeliane. La Grecia offre ai terroristi diversi vantaggi. L’aeroporto di Larnaca ha un collegamento diretto con Beirut, dove risiedono molti dirigenti di Hamas. E si riesce a entrare illegalmente a Cipro dalla parte settentrionale dell’isola occupata dai turchi. I risultati delle indagini tedesche rivelano un livello di organizzazione in Europa che gli esperti non avevano mai attribuito alla organizzazione terroristica. Negli ultimi mesi sono stati arrestati in diversi luoghi d’Europa membri di Hamas. Le tracce portano sempre in Germania.
La Procura federale tedesca ha fatto arrestare nove uomini da Copenaghen a Berlino a Londra e Vienna. Il procuratore federale tedesco, Jens Rommel, ritiene che pianificassero un attentato contro strutture ebraiche o israeliane in Europa. Hanno trovato un video di rivendicazione già pronto. I piani erano così avanzati che era già stata fissata una data: il secondo anniversario dell’attacco di Hamas contro Israele, il 7 ottobre 2025. In totale, la rete avrebbe fatto passare attraverso Scandinavia, Germania e Austria pistole, fucili d’assalto Ak-47 e oltre mille proiettili. Membri della cellula berlinese hanno viaggiato in Libano per incontrare Khalil al Kharraz, alto comandante delle Brigate al Qassam, l’ala militare di Hamas, ucciso dall’esercito israeliano. Il funerale di Kharraz a Rashidiya, un sobborgo di Tiro abitato da palestinesi, si è rivelato una miniera d’oro per i servizi di sicurezza. Il calcolo cinico potrebbe essere questo: mentre ci si è ormai abituati alla violenza in medio oriente, un attentato in una metropoli europea o un attacco a una nave da crociera nel Mediterraneo garantirebbe titoli di prima pagina. Stati come Germania o Austria, considerati sostenitori di Israele, potrebbero essere messi politicamente sotto pressione da atti di terrorismo nel proprio territorio. Hamas è pronta a portare il conflitto sul suolo europeo. E gode del sostegno dell’Iran.
Attori iraniani, proxy iraniani e reti criminali legate alla Repubblica islamica sono collegati a numerosi dei 45 attacchi terroristici registrati in ventuno stati membri dell’Unione europea nell’ultimo anno, secondo il Rapporto europeo sul terrorismo (EU TE-SAT), pubblicato la scorsa settimana. Dei 45 attacchi terroristici pianificati in dieci stati membri, ventidue hanno avuto successo, causando sei morti. Le autorità hanno sventato venti attacchi e tre sono falliti. Gli accoltellamenti sono la forma più comune di terrorismo, con quindici attacchi, seguiti dagli attentati dinamitardi, utilizzati in undici casi. Sette attacchi hanno causato incendi, cinque sono avvenuti con armi da fuoco, due attacchi sono stati contro proprietà e un attacco con veicolo. Le autorità hanno effettuato più arresti per reati legati al terrorismo nel 2025 (486) rispetto al 2024 (449) e al 2023 (426). Siamo dentro l’onda lunga del 7 ottobre europeo.
L’islamismo radicale non vuole “resistere” a Gaza, ma destabilizzare l’occidente sfruttando le sue libertà, frontiere e divisioni interne. Ignorarne il salto di qualità significa prepararsi a un futuro di terrore.
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Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.
