C'è Maga e Maga. Laura Loomer arriva a Kyiv per correggersi dopo anni da megafono filorusso

Dopo anni di propaganda putiniana assorbita e rilanciata, Loomer denuncia il "podcastistan" filorusso dentro il trumpismo. Nel mirino Tucker Carlson e il viaggio di Kash Patel a Mosca in ottobre. Kyiv accoglie la conversione, mentre l'Europa resta divisa sulle sanzioni

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Laura Loomer, una delle più influenti sostenitrici di Donald Trump, del mondo Maga e di America first, è arrivata in Ucraina per “cercare la verità”, scusandosi per aver sostenuto la Russia e per aver trattato la leadership ucraina come mendicanti nazisti: “Mi sbagliavo, ho la responsabilità di correggere le mie parole”. Qualche settimana fa, Loomer aveva mandato un suo inviato in Ucraina – conduce una trasmissione su YouTube, Loomer Unleashed, molto popolare nel mondo trumpiano – e aveva già ammesso di essere per anni “caduta nella propaganda russa”, un errore da correggere. Ora è andata lei a Kyiv: Trump non ci è mai andato, nonostante i molti inviti, e nemmeno i suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner. 
Margarita Simonyan, direttrice della tv del Cremlino Rt, “valchiria della propaganda russa”, come l’ha definita il Financial Times, ha scritto su X a Loomer: “Non vedo l’ora di leggere i tuoi reportage obiettivi da ‘Kyiv’. Ci erano piaciuti molto i tuoi articoli su Rt, ai tempi”. Loomer ha risposto che sì, aveva scritto per Rt nel 2021 perché era caduta nella trappola della disinformazione russa, e ci ha messo molto tempo a capire che era appunto una trappola e ora che lo ha compreso, vuole aprire gli occhi al mondo Maga, denunciando il “podcastistan” dei commentatori filorussi e anti Israele, a partire da Tucker Carlson – che spesso Loomer chiama “Tucker Qatarlson”. Non solo, Loomer appaia le frasi dette da Maga americani e da propagandisti russi per dimostrare la connessione e allarga le accuse agli alleati della Russia, l’Iran e la Cina, e ai loro sostenitori. Lo fa per difendere Trump dalle serpi in seno e per difendere l’America, ma non dice mai che anche il presidente americano volutamente ignora le alleanze e la propaganda russa. Si sa che scontrarsi direttamente con Trump è distruttivo, Loomer vuole aprire gli occhi ai Maga non perdere il posto e l’influenza, ma fatta eccezione per il presidente se la prende con altri esponenti dell’Amministrazione, come Kash Patel – il direttore dell’Fbi che secondo le cronache è un po’ assente un po’ alcolizzato e un po’ ondivago – che stando a uno scoop di Politico sta organizzando una preoccupante visita a Mosca e a San Pietroburgo, in ottobre.
Mentre molti commentatori europei e americani dicono di prendere con cautela la svolta di Loomer, di non fidarsi, gli ucraini le hanno per lo più dato il benvenuto a Kyiv: ogni voce di sostegno levata ai russi conta, ancor più se viene dal mondo Maga sempre tanto ostile. Gli ucraini non hanno tempo di fare gli schizzinosi, non con un’America altalenante e tendente all’ostilità e non con un’Europa che ha fatto passi da gigante nella solidarietà all’Ucraina ma inciampa spesso, come in questi giorni, che è più allarmata per il rimpasto di Volodymyr Zelensky che per la propria incapacità di trovare un accordo sulle sanzioni a Vladimir Putin.