Esteri
Prove per Beirut •
Il presidente libanese negli Stati Uniti per accelerare il disarmo di Hezbollah
Israele è pronto al ritiro dalle prime zone del Libano e Aoun è a Washington con ha un piano in tasca e un alleato potente per farsi ascoltare da Trump: Bin Salman
21 LUG 26

Non accadeva dal 2009 che un presidente del Libano volasse da Beirut a Washington per incontrare il presidente americano alla Casa Bianca. Oggi Joseph Aoun vedrà Donald Trump per mostrare che il Libano ha un piano e tutte le intenzioni di disarmare Hezbollah, il Partito di Dio che è molto armato ed è cresciuto come un esercito negli ultimi anni, ha attaccato Israele e trascinato di nuovo tutti i libanesi in guerra. Dentro al territorio del Libano i soldati israeliani occupano la zona meridionale, il loro ritiro è condizionato al disarmo di Hezbollah e Aoun dovrà dare le prove sulla prontezza dell’esercito regolare di Beirut che dovrà prendere il posto di Israele, dopo il ritiro. Aoun dalla sua parte ha la precedente carriera: era lui il capo dell’esercito e conosce bene le dinamiche interne che in questi anni hanno fatto in modo che Hezbollah diventasse uno stato nello stato.
Non che sia riuscito a impedirlo, ma oggi la carta di Aoun sarà dimostrare di conoscere bene la situazione e di essere davvero motivato affinché tutto cambi. Beirut non può più tollerare, dopo la guerra iniziata il 2 marzo scorso, che sia la Repubblica islamica dell’Iran a scegliere per i libanesi. L’esercito libanese si è impegnato più volte, sulla carta, a disarmare Hezbollah, ma non ha mai osato scontrarsi con il gruppo temendo una guerra civile fra gli sciiti e gli altri. Questa volta è diverso, il Partito di Dio ha mostrato di essere al servizio di un paese straniero, di obbedire, di acconsentire e anche dentro la comunità sciita si è aperta qualche crepa.
Aoun ha parlato prima con Marco Rubio e il segretario di stato americano ha confermato che gli Stati Uniti lanceranno due zone pilota nel sud del Libano dalle quali Tsahal si ritirerà e passerà il controllo all’esercito di Beirut. Hezbollah non ha mai accettato l’accordo che Israele e Libano hanno firmato a fine giugno, accusa il governo libanese di non tutelare le necessità dei libanesi e di subire l’occupazione di Israele. Aoun dovrà stare attento a queste accuse che corrono veloci, sono amplificate dall’Iran e finiscono per gonfiare lo scontento della comunità sciita alla quale viene raccontato che il loro presidente lascia che Israele imperversi nel loro territorio.
Mentre Aoun era già negli Stati Uniti ha parlato al telefono con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. L’Arabia Saudita è sempre più impegnata a Beirut, con un occhio guarda all’Iran con l’altro cerca di controllare che Israele non diventi la nuova potenza dominante nel paese. Bin Salman, durante la telefonata, ha detto ad Aoun: “Sosteniamo le tue scelte nel nome della sovranità del tuo paese”. La vera battaglia è contro Teheran, che si è rifiutato di mandare via l’ambasciatore dopo che Beirut lo aveva espulso, dimostrando di disporre liberamente del Libano, senza il bisogno di ascoltare le autorità locali. Riad evita di parlare di Israele, ha aumentato la sua presenza e i suoi scambi con Beirut per fare da argine anche allo stato ebraico, ma è l’Iran la prima potenza che vuole allontanare.
Israele ha accettato il ritiro da sei villaggi situati a nord e a sud del fiume Leonte, il Libano spera che le prime prove inizieranno fra circa una settimana, ma i primi movimenti di ritiro potrebbero avvenire già domani anche se manca ancora un dettaglio: deve essere nominata una terza parte che fra Tsahal e le Forze armate libanesi assumerà e terrà il controllo del territorio e bloccherà i tentativi di Hezbollah di far naufragare l’accordo.
Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)
