I libri sono di nuovo il simbolo della repressione (e della propaganda) cinese

Nelle librerie indipendenti di Hong Kong gli agenti cercano testi “sediziosi”, mentre nella capitale i Premi Lu Xun incoronano la letteratura approvata dal sistema

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L'edizione in cinese tradizionale del volume “La governance della Cina sotto la leadership di Xi Jinping” esposta alla Fiera del Libro di Hong Kong

Ci sono libri e libri. In Cina, cioè nel paese con cui tutti vogliono fare affari e che viene trattato sempre più come una normalissima e anzi molto pacifica potenza in ascesa, la differenza fra le due categorie può farti finire in galera. La scorsa settimana la China Writers Association, l’associazione di scrittori cinesi più integrata nell’architettura politico-culturale della Repubblica popolare cinese, ha assegnato i Premi Lu Xun per la Letteratura, considerati i più prestigiosi del paese. Scordatevi lo Strega o il Goncourt: la selezione delle opere candidabili è ovviamente guidata dal Partito, e il premio, che si assegna ogni quattro anni, deve essere esplicitamente “guidato dal Pensiero di Xi Jinping sulla cultura”. Quest’anno i vincitori – sono moltissimi, cinque per ogni categoria che va dalla saggistica alla traduzione fino al reportage – hanno rappresentato la Cina soprattutto con racconti rurali, ecologisti e intimisti, mentre negli anni passati si celebrava molto di più la riscossa economica e le luci delle metropoli: un cambiamento che riflette la recente narrazione promossa dalle istituzioni cinesi. Il titolo che ha avuto più risonanza dal punto di vista internazionale è “Volare in basso”, una raccolta di poesie di Wang Jibing, che oggi ha 56 anni ma quando ne aveva 49 ha iniziato a fare le consegne a domicilio, dopo aver fatto l’operaio edile, il raccoglitore di sabbia, di rifiuti, il venditore ambulante. Ha sempre scritto poesie sulla sua vita quotidiana, migliaia di poesie, poi nel 2020 un suo componimento – il più famoso, “La gente che ha fretta” – finì online, e divenne virale.
Racconta un episodio reale, quando per consegnare un ordine salì complessivamente 18 piani dopo aver ricevuto due indirizzi sbagliati, e quando finalmente trovò il cliente, invece di un ringraziamento fu accolto con un insulto, e il ritardo gli costò anche pesanti penali da parte della piattaforma. Wang Jibing somiglia a Hu Anyan, l’autore di “Consegno pacchi a Pechino” (in italiano pubblicato da Laterza): entrambi non fanno propaganda, ma parlano della nuova economia della Cina che la leadership di Xi Jinping ha promesso di riformare. In pratica, non si possono più negare le difficoltà sociali dei cinesi, e certi innocui inni alla normalità servono a mostrare i problemi che il Partito è pronto a correggere all’interno del progetto di “modernizzazione socialista”. Secondo il Global Times questo genere di opere rappresentano “la nuova strategia culturale cinese orientata a una letteratura ‘centrata sul popolo’, alla diffusione della creazione culturale e allo sviluppo della letteratura digitale”.
Di certo anche a Hong Kong, nelle librerie indipendenti, le poche rimaste aperte, ci sono i libri di Wang Jibing e di Hu Anyan. Ma non ci sono solo quelli. Nello stesso giorno in cui il Partito, pardon, l’Associazione degli scrittori cinesi consegnava i prestigiosi premi letterari, e in cui veniva inaugurata la Fiera del libro di Hong Kong, la polizia per la sicurezza nazionale dell’ex colonia inglese ha fatto irruzione in due librerie indipendenti – la Have A Nice Stay e la Greenfield Book Store – arrestando cinque persone (tre donne e due uomini) accusate di aver venduto o esposto pubblicazioni con “intento sedizioso”. Gli agenti hanno sequestrato decine di scatoloni di libri. A giugno erano già stati arrestati i gestori della Hunter Bookstore, accusati di sedizione e riciclaggio per presunti legami con finanziamenti politici stranieri e per l’organizzazione di incontri su temi sensibili. L’immagine simbolo di quest’ultimo rogo di libri è quella di una ragazza che esce ammanettata e scortata dagli agenti con una thirt nera e la scritta in cinese: “Sono una dipendente della libreria”. Tra i libri considerati illegalmente sediziosi dalla polizia del pensiero cinese ci sono “Let Only Red Flowers Bloom” della giornalista Emily Feng sulle nuove identità per resistere alla repressione di Xi e “The Troublemaker” di Mark Clifford, una biografia di Jimmy Lai.