Barbara Butch è perfettamente di sinistra ma è ebrea. Il concerto interrotto

La dj non ha firmato una petizione a favore di un progetto di legge che mirava a rafforzare la lotta contro l’antisemitismo. Da allora, per i militanti del mondo vicino alla France insoumise, Butch da icona è entrata nel girone degli infrequentabili, di quelli che hanno tradito la causa pro Pal, un’amica e sostenitrice di Netanyahu

21 LUG 26
Immagine di Barbara Butch è perfettamente di sinistra ma è ebrea. Il concerto interrotto

Foto Ansa

Parigi. Fino allo scorso aprile, Barbara Butch, la celebre dj francese che alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Parigi 2024 fu protagonista di uno dei tableau più discussi – apparve alla console con una corona in testa, circondata da drag queen e performer della scena queer parigina in quella che per molti fu una parodia dell’“Ultima Cena” di Leonardo Da Vinci – era l’icona perfetta di una certa sinistra: femminista radicale, progressista, inclusiva, promotrice della body positivity, lesbica e militante dei diritti Lgbtq+. Fino allo scorso aprile, dicevamo. Ossia fino a quando Butch, nata in una famiglia ebraica tradizionalista, da un padre muratore di origini marocchine e una madre segretaria di origine ashkenazita, non ha firmato una petizione a favore di un progetto di legge, la loi Yadan (dal nome della deputata centrista Caroline Yadan), che mirava a rafforzare la lotta contro l’antisemitismo dopo l’impennata registrata in Francia dal 7 ottobre 2023, introducendo sanzioni più severe e includendo tra le fattispecie punibili anche alcune forme di antisionismo ritenute discriminatorie. Da allora, per i militanti della sinistra vicina alla France insoumise (Lfi) di Jean-Luc Mélenchon, Butch è entrata nel girone degli infrequentabili, di quelli che hanno tradito la causa pro Pal, un’amica e sostenitrice di Benjamin Netanyahu.
“Ho firmato un articolo per denunciare l’antisemitismo in Francia, l’antisemitismo che subisco quotidianamente fin dall’infanzia e che si è intensificato dopo le Olimpiadi”, denunciò all’epoca su Instagram Barbara Butch, pubblicando gli screenshot dei messaggi di odio ricevuti. “Questo modo di attaccarmi è intollerabile. E quando viene dal proprio campo, non c’è cosa peggiore”, aggiunse colei che si definisce “lesbica, grassa e ebrea”. Sabato scorso, l’artista francese è stata protagonista di un nuovo attacco da parte della galassia pro Pal. Mentre si stava esibendo nel quadro del festival Cabaret Frappé di Grenoble, un centinaio di militanti muniti di bandiere e fischietti hanno iniziato a contestarla e a lanciare oggetti e bottiglie sul palco, costringendola ad abbandonare rapidamente il palcoscenico. Curiosità: l’abbandono è avvenuto mentre Butch stava cantando “Imagine” di John Lennon, inno di pace e amore universale per eccellenza. “Barbara Butch è stata vilipesa in quanto artista ebrea”, ha denunciato su Cnews Philippe Meyer, vicepresidente del Crif (Conseil représentatif des institutions juives en France).
L’azione degli attivisti pro Pal è stata orchestrata dall’antenna locale di Lfi, che da settimane invocava la cancellazione dell’esibizione. Allan Brunon, responsabile del partito mélenchonista a Grenoble, era presente sabato sera assieme ai facinorosi che hanno provocato l’interruzione del concerto e in seguito urlato “On a gagné”, abbiamo vinto. Oltre al sostegno alla proposta di legge contro le nuove forme di antisemitismo in Francia, Butch, secondo la sinistra mélenchonista, si è macchiata di un’altra “colpa”: quella di aver accettato un invito dell’ambasciata francese di Tel Aviv nel giugno del 2025, come evidenziato nei volantini distribuiti da Lfi a Grenoble, che raffigurano la dj mentre mixa con le mani sporche di sangue e l’accusa di essere un’“artista complice di genocidio”. “La tensione è aumentata nelle ultime settimane a causa delle intimidazioni, fino ai lanci di oggetti di sabato”, ha deplorato la sindaca di Grenoble Laurence Ruffin, prima di aggiungere: “Si stanno superando i limiti di ciò che è accettabile in una democrazia. Non è questo il modo di fare politica”.