Burnham telefona a Trump e Zelensky, fa sobbalzare i mercati e sceglie i suoi ministri

Perché è stato nominato l'ex ministro della Difesa, John Healey, come cancelliere dello Scacchiere. Agli Esteri il Miliband meno esperto

20 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 18:33
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La liturgia del cambio della guardia a Downing Street si è conclusa per l’ora di pranzo, il premier britannico uscente, Keir Starmer, ha fatto un breve discorso senza acrimonia, è andato a Buckingham Palace, si è dimesso, e poco dopo è arrivato il suo sostituto e successore, Andy Burnham, “Mr. Nice Guy”, come lo chiamano, che pure ha messo a punto un “golpe senza sangue” invero poco gentile. Un lungo abbraccio alla mamma (il padre ha l’Alzheimer, “non saprà mai che sono diventato premier”, ha detto Burnham in un’intervista al Times pubblicata alla vigilia della nomina), la mano stretta alla moglie Marie-France, un discorso ispirato all’unità, ai più poveri, alla costruzione di un paese che funzioni per tutti, ai soldi per i senzatetto – come aveva fatto nella sua Manchester – e poi via, dentro al palazzo: si comincia. 
La prima telefonata a un leader straniero Burnham l’ha fatta a Donald Trump, che nel fine settimana lo aveva elogiato, cosa rarissima, perché si è convinto che il prossimo premier aprirà alle esplorazioni petrolifere e di gas nel Mare del nord, pallino trumpiano per cui già si era scontrato con Starmer. Non è chiaro se Burnham è effettivamente a favore delle trivellazioni (con questo premier è ancora tutto confuso), si tratta ancora di speculazioni, ma certo non è stato a discuterne con Trump e anzi lo ha invitato a Manchester e il presidente americano ne è stato contento – a Manchester si terrà anche il prossimo G20, nel 2027, Burnham vuole che il suo nord venga valorizzato, ma non solo: saremo in tutti i codici postali del Regno, ha detto.
Burnham ha telefonato anche al presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, pure lui alle prese con un rimpasto doloroso, e gli ha garantito il sostegno che finora Londra ha sempre dato alla difesa contro l’aggressione russa. Poi è iniziato il processo di formazione del governo, che nel Regno Unito ha sempre la stessa, brutale coreografia: i ministri in carica si dimettono, quelli nuovi vengono convocati, il via vai dei promossi e dei licenziati avviene davanti alle telecamere nella stretta e accalcata Downing Street (a volte per le dimissioni basta una lettera, a volte un post sui social, a volte i licenziati escono dalle porte secondarie per non farsi vedere). Rachel Reeves, che ha ricoperto l’incarico di cancelliera dello Scacchiere con Starmer, ha annunciato subito che non avrebbe fatto parte del nuovo governo: le è stato offerto un altro incarico di rilievo, sembra il ministero della Difesa, ma lo ha rifiutato. Si sapeva che Burnham avrebbe scelto qualcun altro, la questione economica marchia un esecutivo, e il neopremier ha il problema di non essere percepito come uno rassicurante: ha detto poche parole sui senzatetto da salvare (con uno stanziamento di soldi che non ha coperture) e sul rigore fiscale diventato “flessibile” che non sono state prese bene dai mercati, diventati subito insofferenti. L’impazienza dei mercati è spesso esagerata, ma lo spettro di Liz Truss, la premier durata 45 giorni nel 2022 che ha fatto crollare titoli e sterlina con iniziative avventate, non è ancora andato via.
In ogni caso, il primo a entrare a Downing Street è stato John Healey, ex ministro della Difesa che si era dimesso in opposizione a Starmer e Reeves che, secondo lui, non avevano stanziato le risorse necessarie per contrastare le minacce esistenti. Dopo di lui sono arrivati insieme Ed Miliband, considerato la mente dietro l’affossamento di Starmer e l’ascesa di Burnham, e Shabana Mahmood, al momento ministra dell’Interno – dove è stata molto criticata per la sua politica restrittiva sull’immigrazione. Negli ultimi giorni Mahmood era stata indicata come cancelliera dello Scacchiere, ma è stato il primo a entrare (come vuole la tradizione, ma da ultimo le indiscrezioni hanno spesso il sopravvento), John Healey, che era stato sottosegretario al Tesoro con Gordon Brown, a essere nominato per gestire l’economia britannica. Sessantasei anni, ex sindacalista, Healey ha mescolato la sua formazione con il blairismo e la sua nomina è stata una sorpresa perché l’ex ministro della Difesa aveva detto chiaramente che il paese aveva bisogno di molti più investimenti nella difesa rispetto a quelli previsti da Starmer, e se questa resta la sua priorità bisognerà capire come Burnham pensa di fare la sua rivoluzione “per tutti”: le risorse sono, come è noto, limitate.
A Healey vengono riconosciute esperienza e credibilità, cosa che invece non valeva per Ed Miliband, che pure voleva essere cancelliere: è stato invece nominato ministro degli Esteri, e ancora una volta dovrà accettare i sospiri di molti che hanno sperato, per un momento, che per questo incarico fosse scelto suo fratello David, che ha una consolidata esperienza nella politica internazionale e umanitaria – al contrario Ed Miliband, nel 2013, bocciò la missione voluta dall’allora premier Cameron contro il regime siriano di Bashar el Assad che aveva usato le armi chimiche contro il suo popolo. Barack Obama, allora presidente americano, vide lo scontro a Londra e decise di passare anche lui dal Congresso, e così Assad rimase impunito.
Dopo tante chiacchiere e controversie, Shabana Mahmood resta all’Home Office: sta cambiando la strategia laburista sull’immigrazione, ed evidentemente a Burnham va bene così.