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La fantascienza lo aveva previsto: guerre senza più soldati
Dietro le macchine che combattono al posto degli uomini ci sono giganti privati e un nuovo potere con un rischio: modificare i costi politici della guerra, che diventano più accettabili, persino di routine

E’ soprattutto l’Ucraina, trovandosi in una condizione di inferiorità demografica, a perseguire la guerra senza soldati (foto Getty)
"Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. E’ tempo di morire”, è il famoso monologo che Rutger Hauer nei panni del replicante Roy Batty fa in “Blade Runner”, ricordando la sua esperienza come androide soldato nelle colonie extramondo dello Spazio. “Accidenti, Valentina, hai fatto un macello! Tutti tagliati a pezzi… Non ti credevo capace di…” “…di tanta spietatezza, vuoi dire? Ma io non ucciso nessuno! Hai visto cosa c’è dentro queste corazze? Niente! Sono vuote! Non sapevi che adesso sulla Terra i soldati sono stati sostituiti dai robot?”, spiega Valentina dopo che sul suo cavallo Potëmkin ha fatto strage di gendarmi giovesani che sono poi armature vuote animate da robot, in quel “Valentina pirata” che è la ventitreesima storia a fumetti del celebre personaggio creato da Guido Crepax. Roy Batty è un androide di natura biologica: “Più umano dell’umano” secondo lo slogan di quella Tyrell Corporation che lo ha prodotto con avanzate tecniche di ingegneria genetica, anche se è programmato per vivere solo quattro anni. Immaginato in un film del 1982, muore in una Los Angeles distopica del 2019. Pubblicato nel 1976 come sequel di un’altra storia del 1967, “Valentina pirata” è immaginato in un anno 2570 con costumi però curiosamente richiamanti il XVI secolo, anche se in realtà è un sogno; e mostra robot meccanici.
“Non sapevi che adesso sulla Terra i soldati sono stati sostituiti dai robot?” spiega Valentina, celebre personaggio dei fumetti creato da Guido Crepax
Una via di mezzo tra i due, un po’ meccanico e un po’ biologico, è il Terminator interpretato da Arnold Schwarzenegger, e che torna indietro dal 2029 al 1984 di uscita del film apposta per completare una rivolta delle intelligenze artificiali all’umanità parallela a quella di “Blade Runner”: anche se non proprio uguale, e se poi nei sequel cambia fronte. Non tutta la fantascienza è in realtà così. In “Fanteria dello spazio”, celebre romanzo di Robert Anson Heinlein del 1960 e altrettanto celebre trasposizione cinematografica del 1997, proprio il fatto che la guerra tra terrestri e extraterrestri è tecnologica al massimo richiede l’indispensabile complemento di un elemento umano altamente specializzato, incentivato dall’essere il servizio militare un indispensabile presupposto per godere dei diritti politici. Se vogliamo, era sembrata un po’ questa la logica evoluzione del processo di industrializzazione della guerra iniziato nel 1914. Prima, le masse di operai della morte, schierati grazie alla tecnologizzazione della mobilitazione e degli approvvigionamenti della Prima guerra mondiale. Poi, l’approfondimento di ulteriori elementi tecnologici per superare lo stallo della guerra di trincea, che dagli aerei ai carri armati iniziano nel 1914-18, ma culminano poi con la Seconda guerra mondiale, fino alla bomba atomica. Dopo ancora, una ulteriore tecnologizzazione, fino al passaggio generale dalla leva agli eserciti professionali: ma, anche qui, con una particolare enfasi sul necessario elemento di complemento umano delle Forze Speciali. La Fanteria dello Spazio del XXI secolo.
Ma poi è venuta la guerra in Ucraina. Da una parte, è stato come un grande ritorno al 1914-18, con le masse umane lanciate all’attacco delle trincee e i combattimenti corpo a corpo in cui i colpi di pala riprendono ad essere un’arma più affidabile di baionette che possono restare incastrate nel corpo infilzato: come testimoniava già Erich Maria Remarque in “Niente di nuovo sul fronte occidentale”. Ma, di nuovo come nel 1914-18, da ciò è derivata una ulteriore spinta alla tecnologizzazione della guerra, che arriva alla profezia di “Valentina pirata” con cinque secoli di anticipo: una “guerra senza soldati” che è soprattutto l’Ucraina a perseguire, trovandosi in inferiorità demografica; e che suscita già interrogativi tra chi si è messo a studiare il fenomeno, anche se per ora il timore non è tanto quello di una rivolta di robot stile “Terminator” o “Matrix”, ma piuttosto una privatizzazione della guerra che potrebbe riportare per certi versi alle compagnie di ventura di fine Medioevo; per altri alle Compagnie delle Indie del XVII secolo; per altri ancora a qualcosa che non si è in realtà ancora mai vista.
In realtà, una spinta era già venuta innanzitutto da quelle che, essendo le due prime superpotenze militari, hanno anche la spinta massima a rimanere all’avanguardia della tecnologia bellica. Negli Stati Uniti, in particolare, sulla Costa Pacifica la startup di San Francisco Foundation Robotics, nata nel 2024 con un nome che sembra un omaggio a Isaac Asimov attraverso la saldatura delle sue due serie sui Robot e sulla Fondazione, ha creato Phantom MK-1: il primo vero umanoide progettato per la difesa ad essere testato in scenari reali, come le retrovie in Ucraina. Alto 1,75 metri per 80 chili, cinque dita per mano e una telecamera al posto degli occhi, viene impiegato per compiti logistici, trasporto munizioni e ricognizione in aree ad alto rischio. Dopo i primi 40 esemplari operativi giù nel 2025, i piani ne hanno previsti altri 10 mila entro fine 2026 e 50 mila per il 2027, Non venduti ma offerti in leasing, a circa 100 mila dollari l’anno. Sulla Costa Atlantica sta invece Boston Dynamics, che con il finanziamento pubblico della Defence Advanced Research Projects Agency presentò fin dal 2013 l’androide bipede Atlas, inizialmente pensato per vari compiti di ricerca e salvataggio. Dal 2024 è stato sviluppato in una versione elettrica che è adatta alla catena di montaggio dell’industria automobilistica, e gli è stato perfino insegnato a giocare a calcio. Ma può sostituire i soldati con compiti di trasporto e esplorazione in aree pericolose, o anche solo disagiate.
In Cina è poi l’azienda Ubtech di Shenzhen, fondata nel 2012, che sta cercando di produrre in massa il Walker S2: un robot umanoide industriale che è alto circa 1,76 m, pesa 70 kg, può sollevare fino a 15 kg e ha un’autonomia che gli permette di sostituire da solo la propria batteria. Il tutto, a un costo tra i 68.000 e i 100.000 dollari a esemplare. E’ stato concepito soprattutto per lavorare nelle catene di montaggio in fabbrica, ma l’Esercito Popolare di Liberazione lo sta sperimentando anche per pattugliare i confini e affiancare le forze dell’ordine. In teoria, in omaggio a quelle Leggi della Robotica che inventò appunto Asimov e che impediscono a un robot di recare danno a un essere umano, per ora questi aggeggi non vengono pensati per sostituire i soldati d’assalto, ma per compiti ad alto rischio logistico e operativo: portare zaini, munizioni e rifornimenti in territori in cui i veicoli ruotati o cingolati non possono accedere; attraversare campi minati; ispezionare ambienti contaminati da agenti chimici, biologici o radiologici; esplorare e sgomberare edifici o stanze chiuse dove il rischio di imboscate per i soldati umani è massimo; evacuare feriti in aree sotto il fuoco nemico.
I Laws, Lethal Autonomous Weapons Systems in grado di decidere di uccidere senza il diretto controllo umano, sono però dietro l’angolo. Aziende come Foundation Robotics mantengono per ora una linea precisa: la navigazione è autonoma, ma qualsiasi decisione legata all’uso della forza o al puntamento resta strettamente vincolata al controllo remoto di un operatore umano. Però, guidati da un essere umano i robot possono già uccidere. E poi, più ancora dei robot, in guerra sono ormai importanti i droni. La Francia, in particolare, ha dal 2025 un Progetto Pendragon per realizzare sia stormi di droni aerei legati a veicoli di terra autonomi in grado di mappare e colpire obiettivi in tempo reale, riducendo al minimo la presenza umana sul campo; sia droni sottomarini pesanti, capaci di pattugliare i fondali autonomamente per mesi a costi ridotti; sia un’unità robotica da combattimento che dal 2027 sarà in grado di svolgere parte dei compiti di una compagnia di fanteria o di uno squadrone di cavalleria, sotto il controllo a distanza di 15 militari.
Ma questi sono tutti programmi in via di sviluppo. E’ stato invece in particolare nel dicembre del 2024 che la 13ª Brigata Khartiya della Guardia Nazionale ucraina ha condotto un assalto combinato terrestre e aereo vicino alla città di Lyptsi, senza che un solo soldato ucraino mettesse piede sul campo di battaglia. Veicoli terrestri senza pilota con torrette mitragliatrici, droni aerei equipaggiati con granate e fucili d’assalto, e munizioni kamikaze convenzionali hanno occupato posizioni russe, sminato e stabilito un perimetro difensivo. Palladium Magazine, rivista di San Francisco espressione di quella American Governance Foundation che è nota per la sua enfasi sulla teoria delle élite e sulla dinamica istituzionale, fa di questo episodio il punto di partenza di un’analisi a firma Juan Severini: dottorando presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Georgetown e co-direttore dell’Iniziativa per l’Intelligenza Artificiale e la Cittadinanza Democratica presso la stessa università. Si tratta infatti di una delle più sorprendenti dimostrazioni di un nuovo paradigma bellico in cui la guerra robotica si sta affermando come risposta diretta alla carenza di manodopera umana e ai costi politici delle perdite in combattimento. Il crescente utilizzo di sistemi autonomi, vi si spiega. Non è solo un’innovazione tattica, ma una trasformazione strutturale del potere politico. All’opposto dello schema di “Fanteria dello spazio”, che spostava poi su un piano fantascientifico l’antica sintesi del cittadino-soldato del mondo greco-romano, con la sostituzione dei soldati da parte dei robot il controllo della guerra si sposta infatti dalle istituzioni pubbliche alle aziende private che progettano, programmano e gestiscono queste macchine.
Nel dicembre 2024 la 13ª Brigata Khartiya ha condotto un assalto vicino alla città di Lyptsi, senza che un solo soldato ucraino mettesse piede sul campo
Il saggio analizza in dettaglio la situazione demografica particolarmente avversa in cui si trova l’Ucraina, le cui risorse umane stanno venendo prosciugate da emigrazione di massa, invecchiamento della popolazione e perdite in combattimento. In questo contesto, anche i soldati robotici meno efficienti rappresentano un investimento redditizio. se consentono di preservare la forza lavoro e le reclute. Con una maggiore propensione a mobilitare ingenti riserve e un accesso limitato alla microelettronica avanzata, la Russia opera invece secondo una logica opposta: più capitale umano, meno tecnologia all’avanguardia. Ma questa differenza illustra una tensione più ampia nella strategia militare contemporanea: l’equilibrio tra capitale e lavoro. Gli stati con carenza di manodopera tendono infatti a robotizzare più rapidamente; quelli con un’abbondanza di reclute possono permettersi di posticipare questa transizione. Anche una visione della politica estera “America First” sostiene che la riduzione del personale statunitense all’estero potrebbe essere ampiamente compensata da un maggiore utilizzo di munizioni senza pilota, con conseguente riduzione dei costi e rientro a casa dei soldati senza indebolire la deterrenza. L’analisi avverte però che, man mano che la piena autonomia diventerà tecnicamente fattibile, l’assenza di esseri umani sul campo di battaglia diventerà la norma, riducendo i costi politici derivanti dall’inizio o dal prolungamento dei conflitti. Insomma, il mondo di Valentina pirata.
Il modo in cui questa nuova dipendenza funziona è esemplificato da Palantir, con il suo Ceo Alex Karp che ha fatto visita al presidente ucraino Volodymyr Zelensky poco dopo l’invasione russa del 2022. Così, gli algoritmi di visione artificiale dell’azienda hanno aiutato le forze ucraine a tracciare le posizioni nemiche in tempo reale durante la controffensiva del 2023. Quello che era iniziato come un contratto da 70 milioni di dollari per il Progetto Maven, originariamente sviluppato con Google e successivamente ampliato con Anthropic, è cresciuto fino a 1,5 miliardi di dollari, di cui quasi 800 milioni sono stati eseguiti da Palantir. Ma la stessa dipendenza tecnologica riguarda ormai anche le grandi potenze. Durante il recente conflitto con l’Iran, SpaceX e il Pentagono hanno negoziato un “livello di abbonamento” per il controllo delle munizioni senza pilota, che di fatto ha raddoppiato il costo di ogni drone nel pieno delle ostilità. Ma l’episodio mette in luce un paradosso: il risparmio di manodopera promesso dalla guerra robotica viene annullato se l’ecosistema privato che la sostiene fissa i propri prezzi in tempo di guerra. L’influenza di Elon Musk sull’accesso alla rete Starlink – contesa sia dall’Ucraina che dalla Russia – è un altro esempio citato da Severini per mostrare fino a che punto la politica estera di un ceo possa plasmare il corso di un conflitto armato. Le aziende private, senza le restrizioni salariali o la burocrazia delle assunzioni del settore pubblico, godono di un vantaggio competitivo per i talenti specializzati richiesti da queste tecnologie, e questo vantaggio si traduce in potere negoziale con gli stati.
Le aziende private, senza le restrizioni salariali o la burocrazia delle assunzioni, godono di un vantaggio che si traduce in potere negoziale con gli stati
Si torna a quelle compagnie di ventura che tra XIII e XVI secolo vennero incontro al bisogno degli staterelli italiani di concentrarsi su fare affari, al costo di un tipo di guerra in cui un condottiero poteva cambiare padrone da un momento all’altro a seconda di chi offriva di più, come potrebbe fare oggi un allenatore o un giocatore di calcio; e in più capitava pure che per ammortizzare i danni le compagnie ingaggiate da avversari sul campo di battaglia si incontravano per mettersi d’accordo a tavolino, stimando chi avrebbe vinto sulla base della stima dei rispettivi potenziali. Risposta a una cavalleria feudale legata a un mondo che tramontava e a milizie comunali troppo dispendiose, le compagnie di ventura furono a loro volta esautorate con la creazione degli stati moderni attraverso le monarchia assolute. Ma a quel punto fu l’espansione coloniale dell’occidente a essere delegata a un universo variegato di conquistadores, corsari e compagnie delle Indie, alcune delle quali durarono fino a Ottocento inoltrato.
Meno soldati, meno morti. Ma si rischia così di modificare i costi politici della guerra, che diventano più accettabili, persino di routine
A parte ciò, Severini osserva che “a prima vista, questa tendenza sembra umana” “meno soldati, meno morti”. Ma rischia così di modificare i costi politici della guerra, che diventano più accettabili, persino di routine. Così, “le guerre infinite emergono da questa discrepanza tra sforzo militare e conseguenze politiche”.