Esteri
Intervista all’ex premier inglese •
Gli europei non siano "polli senza testa", ci dice Boris Johnson
Parla l'ex primo ministro del Regno Unito. "Putin sta fallendo in modo visibile, e questo è un bene Ma va evitata la terza invasione russa". Meloni e Trump? "Un litigio tra innamorati". Alleati? "La risposta europea alla guerra in Iran è stata pessima"
18 LUG 26

Boris Johnson - foto LaPresse
Washington. "La risposta europea alla guerra in Iran è stata pessima", dice al Foglio Boris Johnson, ex primo ministro britannico, commentando le discussioni e gli scontri tra gli Stati Uniti e i suoi alleati europei. "Quando il capitano della tua squadra commette un errore, cosa fai? Fai del tuo meglio per aiutarlo. Non scappi via come headless chickens", polli senza testa, dice Johnson, usando una delle sue espressioni ironiche e chiarissime. La critica dell'ex premier conservatore famoso per la sua schiettezza mezza ingenua e mezza brutale è rivolta agli europei, gli amati e odiati europei, ma Johnson riconosce anche che l'Amministrazione Trump ha commesso un errore di calcolo strategico: Washington è entrata in guerra senza tenere pienamente conto della capacità del regime iraniano di usare lo Stretto di Hormuz come leva contro gli Stati Uniti e i loro alleati, dando per scontato che Teheran non avrebbe potuto chiudere lo Stretto senza danneggiare gravemente la propria economia. Il regime iraniano sta invece dimostrando di essere disposto a sopportare perdite pesanti. Il conflitto ha aperto fratture dentro l'Alleanza atlantica, la premier italiana Giorgia Meloni è stata direttamente attaccata da Donald Trump. Ma Johnson ridimensiona lo scontro, "in realtà i due si amano", dice al telefono, "è solo un litigio tra innamorati. Non ci penserei su troppo".
I rapporti del presidente americano con i leader stranieri passano regolarmente dagli elogi agli attacchi personali, e poi tornano indietro. Alla domanda se i rapporti tra Europa e Stati Uniti possano migliorare dopo le accuse trumpiane sull'Iran, la mancanza di aiuto e di collaborazione da parte degli europei, Johnson risponde che è Washington a dettare il ritmo: "Gli Stati Uniti, qualunque cosa si dica dell'America sotto la presidenza Trump, stanno guidando l'agenda globale", dice, criticando i governi europei che se la prendono con l'approccio di Washington senza però offrire una propria soluzione. Trump persegue un obiettivo giusto, "sta davvero provando una nuova strada per risolvere il problema iraniano. Non ha ancora trovato una soluzione. Forse non riuscirà a trovarla, ma almeno ci sta provando".
Parlando di un altro punto di attrito tra Europa e Stati Uniti, Johnson passa all'Ucraina, dove le recenti battute d'arresto russe e i segnali di un miglioramento nei rapporti tra Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky hanno alimentato un clima più ottimista in alcuni ambienti a Washington e in Europa. Johnson è un grande sostenitore della difesa dell'Ucraina, quando era premier fu tra i primi a fornire armi a Kyiv, quando va in visita viene accolto e festeggiato. Fino a poco tempo fa non era mai andato oltre la capitale ucraina, ma ora è stato anche al fronte, nella "kill zone", come racconta un reportage pubblicato dal Daily Mail e scritto da Richard Pendlebury (comincia così: "Santo cielo, tientela sulla faccia", è il giornalista che dice a Johnson di mettersi la bataclava e coprirsi, perché non hanno bodyguard, sono sul fronte, l'ex premier è riconoscibilissimo, è pericoloso). Di ritorno da questo viaggio, Johnson dice che l'eccessivo ottimismo sul futuro della guerra potrebbe rivelarsi pericoloso: "Sono molto cauto perché dobbiamo renderci conto che rischiamo di finire in una trappola enorme: tutti d'un tratto pensano che l'Ucraina stia vincendo questa guerra. Ma l'Ucraina non sta necessariamente vincendo questa guerra: certo, Putin sta fallendo in modo visibile, e questo è un bene, ma ciò che deve accadere è che gli ucraini ottengano la soluzione politica e costituzionale che impedisca una terza invasione. E non vedo ancora alcun segnale reale su questo, né dall'Europa né dall'America".
Gli sviluppi recenti hanno migliorato la posizione militare dell'Ucraina senza risolvere questa questione. Durante il summit della Nato ad Ankara, Trump ha annunciato la concessione all'Ucraina della licenza per produrre gli intercettori missilistici Patriot, Zelensky ha poi confermato che l'accordo è stato raggiunto a livello politico, anche se l'avvio della produzione richiederà tempo. L'Ucraina e diversi alleati europei hanno anche annunciato una coalizione per sviluppare un sistema antibalistico a basso costo, come alternativa o complemento europeo al Patriot. Tuttavia, secondo Johnson, non c'è ancora alcuna decisione su quale posto debba avere l'Ucraina nella futura architettura di sicurezza occidentale: "La risposta ovvia resta la Nato. Oppure l'Unione europea con un patto di difesa specifico di qualche tipo, la cosiddetta Porcupine Strategy o qualcos'altro", dice, parlando delle potenziali garanzie di sicurezza. "Ma non vedo nulla in tal senso, ed è un problema".
Questa questione continuerà a pesare sulla relazione transatlantica, così come i disaccordi sull'Iran, e il rapporto tra Trump e l'Europa è destinato a oscillare ancora tra manifestazioni di unità e scontri pubblici ogni volta che i rispettivi interessi divergeranno. La politica interna potrebbe rendere tutto ancora più instabile, con gli Stati Uniti che si avviano verso le elezioni di metà mandato e altri paesi europei, come l'Italia, prossimi al voto. Resta da vedere come questi fattori influenzeranno l'unità transatlantica, ma qualunque cosa accada, la Russia continuerà comunque a confinare con l'Europa.
Ani Chkhikvadze è una giornalista di base a Washington, prima a Voice of America. Collabora con varie testate internazionali.
