Fra le proteste in strada e le divisioni nell'esercito, Zelensky prova la sintesi

Khmara sostituisce Federov e il messaggio è: se la difesa dell'Ucraina fosse legata a un solo uomo, avremmo già perso

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I cartoni sono ancora per le strade ucraine, chiedono che Mykhailo Fedorov torni al ministero della Difesa, ma la decisione è presa, il Parlamento è chiuso e Fedorov, dopo aver rifiutato il ruolo di consigliere del presidente Volodymyr Zelensky e l’incarico di premier, ha assicurato che avrà una sua parte nella Difesa dell’Ucraina, non scomparirà, ma non sarà più ministro. E’ stato il primo segnale di calma in un governo in subbuglio. Le lamentele della società civile continuano a scorrere, fra i militari c’è chi si schiera con il capo delle Forze armate, Oleksandr Syrsky, e chi con Fedorov e i due non andavano d’accordo. L’ex ministro, che una fonte a lui vicina ci descrive come molto ambizioso, ha reagito d’impulso quando ha visto che il presidente, per mettere fine al lungo periodo di comunicazione interrotta fra esercito e ministero della Difesa, ha deciso di mettere lui alla porta, senza appello. Dopo la tempesta, ora bisogna fare ordine. Le divisioni nell’esercito ucraino sono ancora tutte al loro posto, sono acuminate in un paese che si tiene stretta l’unità come arma principale contro il nemico, non fanno bene all’Ucraina, ma la rivoluzione Fedorov è sì legata al suo nome, ma non è retta unicamente dalla sua presenza dentro al ministero della Difesa. 
La maggior parte degli analisti militari ucraini continua a dire che fra l’ex ministro e Syrsky sarebbe stato necessario fare fuori il secondo, troppo anziano per la guerra moderna, troppo sovietico per rappresentare l’Ucraina che combatte contro il passato, troppo silenzioso per la forza comunicativa che Kyiv cura meticolosamente. Forse arriverà il momento di mandare via anche Syrsky per ricucire le ferite e ieri sono cresciute speculazioni dopo l’incontro di Zelensky con il comandante Andrii Biletsky, ma il pensiero che domina nella maggior parte degli ambienti militari, fra chi la guerra la combatte e ha visto in Fedorov molte speranze, è che se l’Ucraina fosse legata ai successi di un solo uomo avrebbe già perso la guerra da tempo e forse è arrivato il momento di abbassare i cartoni assieme ai toni, perché dopo mesi di pessime notizie, la Russia ha salutato le dimissioni dell’ex ministro con un ironico: è stato tolto di mezzo “quello intelligente”. E questa soddisfazione è un pessimo segnale per Kyiv.
L’entusiasmo russo è però durato poco. Da tempo i voenkory – questo è il nome russo per definire i blogger militari che spesso seguono i soldati al fronte e dettano una linea che non sempre corrisponde con quella del Cremlino – scrivono che sul campo di battaglia va tutto male e nel territorio russo non va certo meglio; si lamentano delle decisioni prese al ministero della Difesa russo e della mancanza di soluzioni più radicali; svelano di frequente le mancanze che il Cremlino nasconde, come quelle della contraerea nelle città russe colpite dai droni ucraini. Dopo le dimissioni di Fedorov i voenkory hanno esultato, anche la Komsomolskaya pravda, giornale di propaganda che loda “la Maidan dei cartoni”, ha scritto articoli che esprimevano grande soddisfazione, ma poco dopo, ieri, sono apparsi commenti di genere diverso, non di esultanza, ma ritratti accusatori del nuovo ministro della Difesa ad interim che Zelensky ha nominato nell’attesa: Yevhenii Khmara. Non un civile, come dovrebbe essere secondo la Costituzione dell’Ucraina il ministro della Difesa, ma uno dei più apprezzati generali del paese, definito dagli ucraini un eroe e dai russi un assassino. Khmara è stato fino a giovedì capo ad interim del Servizio di sicurezza dell’Ucraina (Sbu), di cui prese la direzione dopo le dimissioni di Vasyl Maliuk, con cui aveva progettato l’operazione Ragnatela, quando nel giugno del 2025 piccoli droni stampati in 3D vennero fatti volare da un camioncino in Russia per colpire gli aeroporti militari e neutralizzare i bombardieri. Per i russi fu un disastro, un danno militare e anche di immagine perché i piccoli droni erano entrati tranquillamente, erano stati trasportati per le strade russe senza ostacoli né sospetti e avevano colpito con agilità. Khmara per gli ucraini è un uomo di valore e ingegnoso, è rispettato, ma le qualità che gli attribuisce la nazione non sono le stesse che i cartoni in piazza riconoscono a Fedorov. Zelensky ha dovuto scegliere e ha messo alla Difesa un nome di peso, incontestabile, se non per i gradi militari, in attesa che il Parlamento riapra dopo la pausa estiva. Per rimanere al suo posto, ora Khmara dovrà rinunciare alla carriera militare.
Le divisioni nell’esercito ci sono e il danno è stato farle venire fuori con tanto clamore. Nei prossimi mesi Kyiv dovrà fare i conti con una legge che Fedorov non ha mai voluto fare e che riguarda la mobilitazione. Mosca sta preparando per l’autunno, probabilmente dopo le elezioni alla Duma di settembre, una nuova mobilitazione: ha chiuso alcuni confini, fatto accordi di rimpatrio con alcuni paesi che hanno accolto nei mesi scorsi russi in età militare che fuggivano per evitare di essere chiamati a combattere. Per Fedorov causare un numero sempre più alto di vittime russe sul campo di battaglia avrebbe dovuto fare da deterrente e impedire la mobilitazione di Mosca. L’ex ministro è riuscito a rendere sempre più costosa umanamente la guerra per i russi, ma forse non a dissuadere la Russia a chiamare nuovi soldati al fronte nonostante le possibili proteste. Quello che chiedeva l’esercito di Kyiv però era anche pensare alla propria di mobilitazione e il ministro che ha digitalizzato ogni aspetto della vita ucraina non ha mai voluto trovare la soluzione digitale per la coscrizione obbligatoria.