L’ungherese senza veli per Pechino

L’ex ministro degli Esteri di Budapest Szijjártó va a lavorare per i cinesi a Byd. Ha contribuito, assieme a Viktor Orbán, a rendere l’Ungheria il cavallo di Troia della Russia e della Cina in Europa

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Foto LaPresse

L’ex ministro degli Esteri dell’Ungheria, Péter Szijjártó, si è dimesso dal Parlamento, non è più un deputato di Fidesz, il partito di Viktor Orbán in cui è cresciuto, e ha deciso di andare a lavorare per il colosso automobilistico cinese Byd come dirigente responsabile delle relazioni esterne del gruppo e dello sviluppo di nuove linee di business. Szijjártó è stato il capo della diplomazia ungherese dal 2014 e ha curato con passione i rapporti con Mosca e con Pechino. Ha contribuito, assieme al suo primo ministro, a rendere l’Ungheria il cavallo di Troia della Russia e della Cina in Europa e infatti, sotto il governo di Fidesz, la stessa Byd ha investito molto in Ungheria ed entro la fine del 2026 l’azienda dovrebbe iniziare ad assemblare auto nel suo nuovo stabilimento ungherese che diventerà il polo produttivo più importante in Europa.
Fidesz ha aperto le porte ai russi e ai cinesi su tutto, dall’energia ai vaccini, usando anche la leva politica per tutelare i loro interessi: Szijjártó ha ammesso anche di aver avuto contatti con alti funzionari russi mentre i suoi colleghi europei discutevano di nuove sanzioni alla Russia. La preferenza per i legami con Mosca e Pechino rispetto a quelli con Bruxelles è sempre stata rivendicata con orgoglio da Szijjártó e infatti il nuovo primo ministro Péter Magyar, affilato come di consueto, ha accusato l’ex ministro di aver sempre rappresentato gli interessi stranieri e di aver fatto pressioni costanti per dare a Byd “ingenti sussidi statali ungheresi”: “L’unica differenza rispetto a prima è che da ora in poi Szijjártó non sarà pagato dal popolo ungherese per lo stesso lavoro, ma dal suo effettivo datore di lavoro”. Magyar sta avviando una ristrutturazione del paese e anche la posizione internazionale fa parte di questa opera di risanamento. Per anni, l’Ungheria è stata la porta d’accesso di russi e cinesi, Szijjártó oggi può trarre vantaggio economico dal suo lavoro passato e riciclarsi come l’uomo delle macchine di Pechino, per Budapest le ferite di questo doppio gioco orbaniano sono ancora tutte da curare.