La minaccia russa spiegata a Conte

Cavo Dragone ricorda agli smemorati in che senso Putin minaccia l’Europa

17 LUG 26
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Foto Ansa

La disinformazione russa non funziona soltanto quando riesce a far credere una bugia. Funziona soprattutto quando riesce a rendere invisibile la verità. L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, lo ha detto ieri al Nato Defense College: spesso non ci rendiamo conto di essere attaccati, divisi e indeboliti, ed è precisamente questo lo scopo dell’attacco. Il senso politico delle sue parole è netto. Chi davanti alle minacce russe sceglie di negare, minimizzare o ridicolizzare chi lancia l’allarme non è necessariamente un agente di Mosca, ma finisce per diventare un ingranaggio della sua disinformazione.
Il numero ricordato da Cavo Dragone dovrebbe bastare a spazzare via molte caricature: negli ultimi due anni i caccia alleati sono decollati su allarme circa settecento volte in risposta a velivoli russi in avvicinamento allo spazio aereo della Nato e a provocazioni lungo i suoi confini. Settecento volte significa quasi una volta al giorno, ogni giorno, per due anni. Non è una minaccia inventata in un comunicato, non è propaganda dei “signori della guerra”, non è una tensione da manuale. E’ contatto quotidiano. Eppure una parte della politica europea continua a trattare la Russia come un problema regionale, un’ossessione dei baltici, dei polacchi o degli ucraini. Cavo Dragone ha ricordato che l’arsenale strategico russo non è rivolto soltanto verso l’Europa orientale: è puntato anche contro gli Stati Uniti. La minaccia è transatlantica prima ancora di essere europea. Nessuno può considerarsi spettatore. Le democrazie, ha detto l’ammiraglio, sono più forti quando i cittadini ascoltano la verità, non soltanto i comunicati. La deterrenza è una pace armata: si costruisce forza per non doverla usare. E la verità più scomoda è che il silenzio sulle minacce russe non è neutralità. E’ il rumore di fondo di cui la propaganda del Cremlino ha bisogno.