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Bruxelles va allo showdown sul clima con l’Ue divisa in tre sugli Ets
La Commissione ha dato il via alla revisione del sistema di scambio di emissioni. Ma è stata sottoposta a forti pressioni da parte di tre gruppi: da una parte la Spagna e i paesi nordici, dall'altra Italia, Polonia e altri dieci stati. Germania e Francia si trovano nel mezzo

Foto Ansa
Bruxelles. La Commissione europea ha dato il via alla grande revisione del sistema di scambio di emissioni Ets, pilastro della politica climatica e di decarbonizzazione dell’Ue, considerato dall’Italia e dai paesi dell’Europa centrale e orientale come un costo insostenibile per le loro industrie. L’obiettivo della riforma è conciliare clima, innovazione e competitività: “Mantenere la transizione pulita sulla giusta rotta, dare sollievo alla nostra industria e sostenere la decarbonizzazione”, ha detto la presidente Ursula von der Leyen. La Commissione è stata sottoposta a forti pressioni da parte di tre gruppi di stati membri. La Spagna e i paesi nordici vogliono preservare l’integralità dell’Ets dopo gli investimenti realizzati nelle rinnovabili e temono che la revisione comprometta il segnale di prezzo. Italia e Polonia guidano un gruppo di dieci stati membri che vorrebbero ridimensionare sensibilmente lo strumento più di successo nella decarbonizzazione, accusandolo di imporre un costo enorme sulle loro industrie. Germania e Francia si trovano nel mezzo, favorevoli a qualche aggiustamento. La Commissione ha cercato di trovare un equilibrio, tenendo conto del fatto che l’Ue è confrontata a una concorrenza globale sulle tecnologie verdi molto più agguerrita rispetto a dieci anni fa, in particolare da parte della Cina. L’Ets sarà adattato “a un contesto economico e geopolitico in continua evoluzione” con “una maggiore flessibilità per l’industria nei prossimi decenni”, spiega al Foglio una fonte della Commissione.
La proposta della Commissione si traduce in una traiettoria di riduzione delle emissioni più lenta per i settori coperti da Ets a partire dal 2031, più quote gratuite per le industrie energivore e una riserva di stabilità di mercato che avrà anche il compito di evitare le impennate di prezzo. La Commissione prevede anche di concedere più aiuti per i paesi dell’est, la Grecia e il Portogallo (l’Italia non è inclusa), nonché di creare una Banca per la decarbonizzazione industriale che dovrebbe fornire investimenti per 100 miliardi di euro fino al 2040 (30 miliardi di euro saranno garantite da un “booster” degli investimenti). L’Ets dovrebbe essere esteso ai voli aerei fuori dall’Ue che atterrano a 5 mila chilometri da Francoforte (sono esclusi Stati Uniti e Cina), a una serie di navi che ne erano escluse e all’incenerimento dei rifiuti. Tuttavia, le industrie e gli stati membri saranno sottoposti a una serie di condizionalità per l’allentamento dello sforzo climatico. Le quote gratuite in più saranno concesse solo alle imprese che forniranno piani per gli investimenti per la decarbonizzazione. Gli stati membri dovranno spendere almeno il 50 per cento delle entrate Ets per investimenti nella decarbonizzazione nei settori dell’energia, dell’industria (incluse chimica e fertilizzanti), nel green tech, nell’aviazione e nel marittimo.
La riduzione del tasso lineare del tetto alle quote di emissioni è la misura più significativa della revisione proposta dalla Commissione, perché ne condiziona il prezzo più di ogni altro elemento di Ets. Proseguire con l’attuale riduzione (4,3 per cento che passerà al 4,4 per cento dal 2028) significherebbe azzerare le emissioni dei settori coperti da Ets nel 2039, uno sforzo sconsiderato che anticiperebbe la neutralità climatica prevista per il 2050. La Commissione propone di tagliare il percorso di riduzione del tetto di quote al 3,7 per cento dal 2031 al 2035 e al 1,7 per cento dal 2036. Inoltre, la proposta prevede di introdurre fino al 2 per cento di crediti internazionali per il periodo 2036-40 e di integrare la rimozione della Co2 per 250 megatonnellate. La Commissione prevede di mantenere più quote Ets sul mercato: il tasso di assorbimento delle quote della riserva di stabilità di mercato scenderà dal 24 attuale al 12 per cento, una modifica che consentirà a un maggior numero di permessi di rimanere sul mercato più a lungo. La riserva di stabilità di mercato sarà più dinamica per immettere certificati in caso di impennata dei prezzi. Tra le misure già annunciate e la revisione proposta ieri, le quote gratuite in più per l’industria valgono circa dieci miliardi di euro. I settori coperti dal meccanismo di aggiustamento carbonio alla frontiera Cbam (ferro e acciaio, alluminio, cemento, fertilizzanti, idrogeno ed energia elettrica) continueranno a beneficiare di quote gratuite fino al 2038. Il pacchetto presentato ieri dalla Commissione contiene anche una serie di misure per raddoppiare l’elettrificazione dell’Ue entro il 2040, compresi l’obbligo di tassare di più il gas dell’elettricità e la fine dei sussidi ai combustibili fossili.