“Se non condanni Israele, non ti pubblico il libro sull’Olocausto”. E l’editore lo cancella

Lo storico Rafael Medoff ha raccolto una serie di vignette per ricostruire ciò che l’opinione pubblica americana sa della persecuzione e dello sterminio degli ebrei europei durante la Shoah. Ma il volume non è mai uscito.  Dopo il 7 ottobre gli scrittori israeliani sono in una condizione di “isolamento e l’esclusione” 

16 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 06:30
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Foto Ansa

Rafael Medoff, fondatore del David S. Wyman Institute for Holocaust Studies di Washington, aveva in programma la pubblicazione di “Cartoonists Against the Holocaust”, una raccolta di vignette apparse sui giornali americani negli anni Trenta e Quaranta. Ma il libro, che avrebbe ricostruito ciò che l’opinione pubblica statunitense sapeva della persecuzione e dello sterminio degli ebrei europei mentre la Shoah era in corso, è stato cancellato dopo che l’autore si è rifiutato di inserire nell’introduzione, su insistenza dell’editore, la condanna di Israele.
Medoff ha detto di essersi rifiutato di pubblicare quelle che riteneva essere falsità che voleva l’editore Dark Horse, uno dei più famosi d’America per i fumetti. “Gli storici dovrebbero essere liberi di scrivere di storia senza essere sottoposti a test politici”,  ha dichiarato Medoff, paragonando il comportamento denunciato a una “nuova forma di maccartismo”. In precedenza, Dark Horse aveva pubblicato altri due libri di Medoff: “Whistleblowers” e “Cartoonists Against Racism”. Dopo l’invasione di Israele da parte di Hamas del 7 ottobre 2023, la direzione di Dark Horse ha iniziato a pretendere che Medoff denunciasse Israele come un prezzo da pagare per la pubblicazione del suo nuovo libro sulla Shoah. “Un paese popolato da un gruppo etnico religioso che è stato immoralmente e orribilmente torturato e ucciso nell’Olocausto a causa della sua etnia è guidato da un primo ministro per il quale la principale corte penale internazionale ha emesso mandati di arresto per presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità” aveva scritto l’allora direttore della casa editrice, Craig Yoe, ex creativo dei Muppets e anche lui vignettista. Davide, discolpati!
La scrittrice Dina Rubina ha annullato un incontro che avrebbe dovuto svolgersi alla Pushkin House di Londra dopo che gli organizzatori le avevano chiesto di “dichiarare la sua posizione” sul conflitto israelo-palestinese. La scorsa settimana il  Pen America, l’organizzazione nata per difendere la libertà di espressione, ha pubblicato un articolo che descrive l’“isolamento e l’esclusione” che gli scrittori israeliani ed ebrei subiscono dal 7 ottobre. Gli autori raccontano di essere stati inseriti in liste nere presso case editrici, boicottati da attivisti, pressati a sminuire la propria ebraicità e denunciati in cacce alle streghe online. Deborah Harris, l’agente letteraria che rappresenta molti autori israeliani tra cui David Grossman, aveva descritto l’impossibilità di vendere qualsiasi opera di narrativa letteraria di questi autori sul mercato americano dopo gli attacchi del 7 ottobre. “La frase standard è: ‘Non saprei come pubblicare questo autore in questo momento’”, ha detto Harris. Ci sono poi quelli che non vogliono essere tradotti in ebraico. Un editore israeliano voleva i diritti degli ultimi libri di Kamila Shamsie, premiata e apprezzata scrittrice britannica. I suoi primi libri furono pubblicati in Israele nel 2010 da Keter. La risposta è arrivata da Shamsie: “Sarei molto felice di essere pubblicata in ebraico, ma non conosco editore ebraico che non sia israeliano”. 
Due giorni fa, militanti pro palestinesi hanno organizzato una manifestazione a Stoccolma simulando la porta d’ingresso di Auschwitz con la parola “Gaza” al posto di “Arbeit Macht Frei”. Medoff avrebbe potuto usarla come copertina. Il libro sarebbe già in vetrina.