Esteri
Amnistia neutra •
Dalle dittature ai bagni transgender. E Amnesty mette la Rowling nella lista nera
Il centro di sostegno per le donne vittime di violenza sessuale fondato dalla scrittrice di Hatty Potter è definito “anti diritti” dall'Ong. L’organizzazione che un tempo difendeva i prigionieri di coscienza ora sembra determinata a individuare una nuova generazione di “thoughtcriminals”: criminali intellettuali
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Foto LaPresse
Nacque nella maniera più tipicamente inglese. L’avvocato fondatore di Amnesty International, Peter Benenson, nel 1961 scrisse sull’Observer: “Aprite il vostro quotidiano e ogni giorno vi troverete un rapporto su qualcuno che viene imprigionato, torturato o ucciso perché le sue opinioni risultano inaccettabili al suo governo”. Lo scopo che Benenson assegnò alla sua creatura, Amnesty appunto, era quello di “adottare” tre prigionieri politici. Uno doveva essere scelto nei paesi del blocco comunista, un altro nelle dittature di destra, il terzo in un paese non allineato. Amnesty nacque sull’onda del radicalismo degli anni Sessanta con uno scopo nobile: la politica dei diritti umani adottata dopo la Seconda guerra mondiale era stata sequestrata dagli interessi della realpolitik della Guerra fredda. Nello spirito della sua candela, Amnesty gettò una luce dove c’era solo buio. Cosa è successo alla gloriosa ong, passata dal difendere il diritto alla vita e alla libertà dei prigionieri di coscienza a difendere il diritto degli uomini di usare i bagni delle donne?
Un centro di sostegno per le donne vittime di violenza sessuale fondato da J.K. Rowling è definito “anti diritti” da Amnesty. Beira’s Place, aperto a Edimburgo nel 2022, è stato creato dall’autrice di Harry Potter per offrire supporto alle donne che hanno subito violenza sessuale. E ora compare nel rapporto di Amnesty International “A Growing Threat – the Anti-Rights Movement in the UK”, che identifica le organizzazioni che l’ente classifica come parte del movimento “gender critical”. “Nel dicembre 2022, un’ex dipendente di Amnesty mi disse che sarei dovuta andare a Edimburgo per vedere un progetto segreto a cui stava lavorando” scrive sul Telegraph Suzanne Moore. “Poiché quella persona era la Rowling, salii su un treno. Quello che voleva mostrarmi era la appena ridipinta Beira’s Place, una bella casa che aveva acquistato per allestire un servizio di supporto per donne che avevano subito violenza sessuale. Ho preso un tè con biscotti insieme al team incredibilmente esperto che aveva riunito per gestirlo e me ne sono andata colpita dal fatto che la Rowling avesse garantito che questo centro di assistenza per le vittime di stupro sarebbe stato finanziato. Per sempre. Che regalo aveva fatto. Ora, a quattro anni di distanza, questo luogo di rifugio è descritto in un rapporto di Amnesty come un ‘gruppo anti diritti’. Guarderemo indietro a questo periodo e ci chiederemo come mai ideologi così fuori controllo abbiano mai avuto tanto potere in primo luogo”.
Nessuna organizzazione islamica è citata nella lista nera di Amnesty. Nessuna. Ma ci sono tutte le organizzazioni cattoliche, dalla Catholic Bishops’ Conference of England and Wales alla Catholic Medical Association al Catholic Herald. Nel rapporto è inclusa anche For Women Scotland, l’organizzazione femminista che ha vinto una serie di cause contro il governo scozzese sulla definizione di “donna” che aveva incluso gli uomini che si definiscono donne. Il rapporto, come un compagno caduto in disgrazia, è scomparso silenziosamente dal sito di Amnesty meno di 24 ore dopo. L’organizzazione che un tempo difendeva i prigionieri di coscienza ora sembra determinata a individuare una nuova generazione di “thoughtcriminals”: criminali intellettuali. Amnesty si era già resa ridicola parlando della situazione drammatica in Afghanistan che colpisce coloro che “si identificano come donne”.
E questa settimana l’ex segretaria di Amnesty International, Irene Khan, è stata nominata ambasciatrice all’Onu per il Bangladesh. Un paese che punisce i “discorsi che offendono i sentimenti religiosi islamici”, criminalizza l’omosessualità e discrimina le donne nel diritto di famiglia. A Dacca non ci sono molti bagni neutri.
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Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.
