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Mosca affonda •
Kyiv attacca la flotta ombra russa nel Mare d’Azov
Dopo aver vinto nel Mar Nero l'Ucraina apre un nuovo fronte via mare. La differente conformazione del territorio richiede però dei cambiamenti alla strategia
11 LUG 26

Un porto sul Mare d'Azov (Foto Getty)
Kyiv. Il piccolo e piuttosto poco profondo Mar d’Azov bagna le coste meridionali dell’Ucraina, così come le coste delle oblast di Rostov e di Krasnodar in Russia. E’ collegato al Mar Nero dallo stretto di Kerch. A partire da lunedì 6 luglio, è iniziata in queste acque una nuova fase della guerra tra Russia e Ucraina. Le Forze di difesa ucraine sembrano aver colto di sorpresa le petroliere russe che trasportavano prodotti petroliferi nella penisola di Crimea che la Russia occupa dal 2014 e dove persiste una crisi di carburante a causa dell’interruzione dei rifornimenti logistici dopo gli ultimi attacchi da parte di Kyiv. Gli addetti ai sistemi aerei senza pilota ucraini affermano di aver danneggiato 48 navi in cinque giorni.
“La Crimea è Ucraina. Se qualcuno attraversa illegalmente il confine di stato, entrando nei porti, diventa un obiettivo militare legittimo”, dice al Foglio Dmytro Pletenchuk, portavoce delle Forze navali ucraine. Dopo che il corridoio terrestre che collega la Russia alla Crimea è stato preso di mira dall’esercito ucraino a maggio e giugno (attaccano attivamente le vie di rifornimento di carburante su strada e ferrovia verso i territori occupati con droni, facendo esplodere le autocisterne), la Russia ha riorientato i suoi sforzi verso il Mar d’Azov, visto che il trasporto di benzina via terra è diventato estremamente pericoloso. “I russi non si arrischiano a caricare eccessivamente il ponte di Crimea; è già stato danneggiato in passato e temono un nuovo attacco”, spiega Pletenchuk. Per risolvere i problemi di approvvigionamento di carburante per il suo contingente militare in Crimea, la Russia ha deciso di fare maggiore uso della sua flotta ombra. Si tratta di un gruppo di petroliere impiegate nell’esportazione di petrolio e prodotti petroliferi, che non battono bandiera russa, ma la Russia le utilizza per eludere le sanzioni. “Come potete vedere, anche l’Ucraina ha reagito a questa strategia”, spiega il portavoce delle Forze navali.
Pletenchuk ricorda che all’inizio la Russia scatenò la guerra in mare e l’Ucraina non solo si rifiutò di arrendersi, ma dimostrò anche la propria forza. Dal 2022 al 2026, grazie ad attacchi riusciti contro navi da guerra russe, gli ucraini hanno vinto di fatto la battaglia del Mar Nero. Dall’inizio della guerra su vasta scala, hanno distrutto o danneggiato circa 40 navi della flotta russa del Mar Nero. In seguito, la flotta fu costretta a trasferirsi dalla Crimea a Novorossiysk. Anche nel Mare d’Azov si trovano navi della flotta ombra. E l’attuale battaglia navale è per certi versi più complessa della precedente. Il problema principale è che si tratta di una via navigabile chiusa, quindi i droni navali, che venivano utilizzati attivamente per attaccare le navi da guerra nel Mar Nero, non possono raggiungerla. Pertanto, vengono utilizzati diversi altri velivoli a pilotaggio remoto. “Per colpire in queste acque, è necessario coprire una distanza considerevole sulla terraferma dove sono presenti sistemi di difesa aerea”, spiega Pletenchuk. Per contrastarli, gli ucraini colpiscono regolarmente anche obiettivi di difesa aerea nemici.
L’operazione nel Mar d’Azov segna una fase completamente nuova nella guerra, afferma Andriy Klymenko, caporedattore della pubblicazione di informazione e analisi BlackSeaNews. Una singola petroliera può trasportare fino a 7.000 tonnellate di prodotti petroliferi, una quantità di gran lunga superiore a quella trasportata su strada e ferrovia. Secondo i calcoli di Klymenko, a giugno la Russia ha trasportato circa 270.000 tonnellate di prodotti petroliferi attraverso il Mar d’Azov. Inoltre, questi prodotti non erano diretti solo in Crimea, ma anche verso la Turchia per l’esportazione verso altri paesi. “Il traffico attraverso il Mar d’Azov genera volumi ingenti”, ha spiegato a Radio NV. Pertanto, l’attacco attuale mira a limitare le forniture di benzina alla Crimea, già sottoposta a un blocco energetico, a interrompere le forniture di carburante all’esercito russo negli altri territori occupati dell’Ucraina meridionale (parti delle regioni di Kherson, Zaporizhzhia e Donetsk), nonché le esportazioni verso altri paesi, che generano entrate in valuta estera per la Russia. Secondo Klymenko, il traffico nel Mar d’Azov dovrebbe essere protetto e coperto dalla Flotta russa del Mar Nero. “Ma non può farlo perché verrebbe distrutta dai sistemi senza pilota ucraini”, conclude l’esperto.