La Cia, Rubio, Zelensky e la spintarella filoucraina a Trump

Dopo lo scontro alla Casa Bianca, il presidente ucraino ha cambiato tutto: il modo di rivolgersi agli americani, il modo di fare la guerra, il modo di fare diplomazia. Il risultato è che ad Ankara il rapporto con Trump è sembrato buono, anche grazie alla regia di Rubio e Ratcliffe

10 LUG 26
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È difficile da credere, ha detto Donald Trump con di fianco Volodymyr Zelensky ad Ankara, ma noi due abbiamo creato un buon rapporto, “dallo Studio ovale a oggi, un gran bel rapporto”, e questo è solo l’inizio, ha aggiunto il presidente ucraino, sì “non è la fine, è l’inizio”, ha sottolineato il presidente americano. Chi l’avrebbe mai detto? Nessuno, o forse Zelensky che dal febbraio dell’anno scorso dopo essere stato scorticato e mortificato in diretta tv alla Casa Bianca ha cambiato tutto: il modo di rivolgersi agli americani, il modo di fare la guerra, il modo di fare diplomazia, e anche il modo di parlare dei e con i russi – ci faremo le magliette con la battuta velocissima del presidente ucraino in risposta a Trump: andresti a Mosca? No, troppo pericoloso, con tutti quei droni ucraini. Alla fine di maggio, quando Zelensky scrisse a Trump e al Congresso americano una lettera per chiedere i Patriot, indispensabili per intercettare i missili balistici che Vladimir Putin lancia in gran numero contro le città ucraine, diceva: vi avremo convinti, sì, che siamo dei buoni alleati? Fino all’incontro ad Ankara la risposta trumpiana è stata no, e ora è vicinissima al sì, grazie all’ingegno e alla resistenza ucraina, ma anche grazie alla regia del direttore della Cia, John Ratcliffe, e del segretario di stato Marco Rubio, che forse – la cautela è necessaria, con tutto quel che abbiamo visto – sono i cosiddetti “adulti nella stanza” nell’Amministrazione infantile e umorale che guida l’America.
Rubio, l’uomo che non ride mai (anche se ad Ankara i commenti di Trump sul regime iraniano un fugace ma pieno sorriso gliel’hanno strappato), è diventato il badante del governo, tenta quando può di raddrizzare anche pubblicamente i rami storti della politica estera americana, e il resto lo fa lontano dalle telecamere, con la diplomazia vecchio stile di cui Trump non ha contezza, ma Rubio sì, e la usa e la rende efficace, in Ucraina e in medio oriente. Sempre ad Ankara, Trump ha detto a Rubio di rispondere a una domanda sugli attacchi ucraini in territorio russo, “perché ci eri in mezzo”. Il segretario di stato ha detto che “i russi hanno sempre maggiore difficoltà a difendere il loro spazio aereo, e speriamo che questo crei spazio per negoziare la fine della guerra”. “E’ un’escalation – ha detto Trump – Ma è un’escalation che può guidarci verso la fine” della guerra. Questo è il grande cambiamento nell’approccio americano all’Ucraina, assieme alle licenze per i Patriot, assieme alla proposta, inaudita finora, di Trump di acquistare i droni ucraini: “Così avremo una grande protezione, amo la protezione”, ha detto il presidente americano che finora aveva ignorato le offerte ucraine perché secondo lui l’America non ha bisogno di niente.
Stando alle ricostruzioni, Ratcliffe è stato decisivo nel determinare questo cambiamento: il direttore della Cia ha presentato metodicamente a Trump i report sui raid ucraini in Russia contro le raffinerie e i centri logistici, dimostrandogli, giorno dopo giorno, che erano efficaci, che stavano mettendo in grave difficoltà Putin e l’economia russa. Nel frattempo la Cia ha continuato, nonostante le minacce e i detrattori, a condividere la propria intelligence con l’Ucraina, così da rendere ancora più precisi e devastanti gli attacchi ai gangli della macchina della guerra russa: Rubio e Ratcliffe sanno che Trump vuole prendersi il merito delle operazioni che funzionano, e la condivisione dell’intelligence con gli ucraini glielo permette – e poi c’è la questione dell’amore di Trump per i vincenti: Zelensky, Rubio e Ratcliffe hanno fatto spazio sul loro carro anche al presidente americano.