"Una fotografia del fratello di Soran Mansournia, Borhan, è su una libreria nel suo ufficio nella città olandese di Groningen. L'immagine è stata scattata nella provincia iraniana del Kurdistan; Borhan è sorridente, circondato dagli alberi. Tre mesi dopo, Borhan è stato ucciso mentre manifestava contro il regime. Soran dopo poco ha lasciato l'Iran per assumere un incarico da docente all'Università di Groningen". Oggi,
rivela un'inchiesta di Foreign Policy,
Mansournia è sotto protezione della polizia olandese. È uno dei numerosi dissidenti iraniani che il regime vuole morti, nei viali d'Europa, non soltanto nelle galere di
Teheran.
Negli ultimi mesi, la polizia ha setacciato più volte la casa e l'ufficio di Mansournia e gli hanno detto che potevano portarlo in una "casa sicura" del governo, ma solo se avesse ridotto la sua attività anti regime. "Ho risposto: 'Se faccio questo, non ho bisogno della vostra protezione, è proprio quello che vuole il regime'". Mansournia usa percorsi diversi per andare e tornare dal lavoro. A marzo Mohamed Shafiei, iraniano noto critico del regime e sostenitore dei Pahlavi, è stato colpito e ferito gravemente nella città olandese di Schoonhoven. Aveva celebrato la morte di Ali Khamenei sui social media. Il ministro della Giustizia olandese, David van Weel, ha detto che l'Iran è dietro l'attacco. Il quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung scrive che "solo due parole insieme destano la maggiore preoccupazione per gli europei al momento: Iran e terrorismo di stato": il regime iraniano ha inviato negli ultimi anni le sue squadre della morte in diverse parti d'Europa per assassinare i critici del regime.
Tra il 1979 e il 1994, sessanta tentativi di assassinio in Europa. Nel 1989, Abdul Rahman Ghassemlou, leader della minoranza curda iraniana, venne ucciso insieme a due collaboratori a Vienna. I killer si rifugiarono nell'ambasciata iraniana. Fu loro permesso di lasciare l'Austria dopo che l'ambasciatore iraniano a Vienna fece intendere al governo che i cittadini austriaci residenti nel suo paese avrebbero potuto essere in pericolo se gli assassini fossero stati arrestati. Uno degli uomini accusati di aver partecipato all'attentato di Vienna sarebbe poi diventato una delle figure più importanti del suo paese: Mahmoud Ahmadinejad, presidente dell'Iran dal 2005 al 2013. Fereydoun Farrokhzad, popstar iraniana dissidente che aveva trovato rifugio in Germania, è stato ucciso nella sua casa di Bonn. I sicari iraniani gli hanno tagliato genitali, lingua e testa. Ruhollah Zam, giornalista critico nei confronti del regime, viveva a Parigi. Qualcuno lo ha convinto a recarsi in Iraq, dove è stato arrestato ed estradato in Iran, condannato per minacce alla sicurezza nazionale e impiccato. Dopo la guerra iniziata il 28 febbraio, Teheran ha ripreso a pieno ritmo a colpire dissidenti in Europa. Pouria Zeraati lavorava per il canale in lingua persiana Iran International con sede nel Regno Unito quando è stato accoltellato fuori da casa sua a Londra dopo aver ricevuto molteplici minacce dalle autorità iraniane. Si è trasferito in Israele dopo aver dichiarato di "non sentirsi più al sicuro nel Regno Unito". La polizia belga ha rafforzato le misure di sicurezza a ttorno a Darya Safai, parlamentare di origine iraniana, in seguito a minacce di morte. Il deputato del Partito popolare olandese, Ulysse Ellian, ha ricevuto un'email minacciosa dall'ambasciata iraniana dopo il suo insediamento.
Vahid Beheshti, 49 anni, attivista per i diritti umani iraniano e fondatore del gruppo anti regime Iran Front, è stato da poco trasferito in una "casa sicura" a Londra dopo che un chierico del regime ha emesso una fatwa contro di lui. Il suo amico, Masood Masjoody, è stato meno fortunato: il regime lo ha ucciso quest'anno in Canada. La scrittrice iraniano-americana Roya Hakakian è stata avvertita in tempo dall'Fbi che anche lei era un bersaglio per gli agenti iraniani negli Stati Uniti. Hakakian è l'autrice di "Assassins of the Turquoise Palace", straordinario resoconto dell'assassinio di quattro oppositori iraniani nel ristorante Mykonos di Berlino nel 1992 e della lunga lotta per la giustizia che ne è seguita. Un piano per assassinare il musicista dissidente Shahin Najafi, iraniano residente in Germania, è stato fermato in extremis, quando l'assassino inviato da Teheran si trovava già all'esterno del luogo del concerto di Hannover in cui l'artista avrebbe dovuto esibirsi. L'uccisione sarebbe dovuta avvenire il 17 settembre, giorno dell'anniversario delle proteste "Donna, Vita, Libertà". Un altro critico del regime iraniano, Salwan Momika, famoso per aver bruciato il Corano, è stato assassinato a Stoccolma da un uomo fuggito a Teheran. Lo Stretto di Hormuz è in mano agli ayatollah, come un po' della nostra libertà di espressione.