Lo spionaggio russo è un problema in tutta Europa

Il caso dell'ambasciata di Roma non è isolato: le spie del Cremlino operano in tutto il continente, tra reclutamenti su Telegram e cellule di sabotatori. Una rassegna degli ultimi casi di cronaca e il monitoraggio dell'intelligence di Varsavia

9 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 16:57
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Una protesta davanti all'ambasciata russa a Roma (Foto Getty)

Dopo appena due ore dal post con cui Antonio Tajani ha annunciato l’espulsione dei due funzionari russi dall’ambasciata di Roma, le agenzie internazionali hanno diffuso un’altra notizia: in Polonia, una coppia di cittadini russi con lo status di rifugiati è stata giudicata colpevole di spionaggio per conto di Mosca e condannata a sette e tre anni di reclusione. Entrambi studenti universitari, lui incontrava dissidenti russi in esilio, lei faceva rapporto all’Fsb, gli 007 del Cremlino. 
Negli ultimi mesi, lo spionaggio di Mosca ha colpito tutto il continente, con diversi casi sospetti e altrettanti accertati, dalla Francia ai Baltici e dalla Svezia all’Austria. La strategia di Putin è chiara: condurre una guerra ibrida, sfruttando tanto le debolezze strutturali quando le finestre di vulnerabilità di tutti i paesi che la mano del Cremlino riesce a raggiungere. E se l’Italia si è mostrata largamente impreparata in più di una circostanza, ai suoi alleati spesso non è andata meglio.

Gli ultimi casi in Europa

Solo negli ultimi cinque mesi si sono registrati diversi episodi in almeno sette paesi. Tra marzo e aprile, la Germania ha fermato quattro persone accusate di raccogliere informazioni per la Russia. A giugno, in Svezia, un ex consulente tecnologico delle forze armate è stato incriminato per tentato spionaggio per la Russia. In Francia, a giugno 2026, è stato arrestato un 48enne bielorusso vicino Tolosa, mentre filmava un prototipo di drone della Delair, azienda che rifornisce anche le forze armate francesi e ucraine, e prima ancora un cittadino lettone è stato messo sotto indagine per altre attività di spionaggio. In Austria, a maggio, sono stati espulsi tre funzionari dell’ambasciata russa ed è stato condannato un ex funzionario dell’intelligence interna austriaca. In Polonia, sempre a maggio, è stato arrestato un dipendente del ministero della Difesa e altri tre cittadini polacchi sono stati accusati di lavorare per Mosca. In Lettonia, nel 2026, due casi simili. In Estonia, a febbraio, un altro caso.
A ottobre 2025, tre uomini sono stati arrestati a Londra con l’accusa di collaborare con l’intelligence russa. Solo un mese prima, due uomini e una donna erano stati trattenuti dalle autorità nell’Essex per lo stesso motivo, mentre a luglio tre persone assoldate dalla compagnia Wagner hanno incendiato un magazzino a Londra contenente aiuti diretti al fronte ucraino. Nello stesso periodo in Germania, la polizia federale (Bka) insieme ai tre servizi di intelligence nazionali (Bfv, Bnd e Mad) ha lanciato una massiccia campagna contro il reclutamento di collaboratori da parte dei servizi russi in seguito al crescente numero di arresti per reati di sabotaggio e spionaggio. A settembre 2025, l’agenzia giudiziaria europea Eurojust ha condotto un’operazione congiunta con le autorità di Romania, Repubblica Ceca e Ungheria, arrestando l’ex vicedirettore dell’intelligence moldava Alexandru Balan, e provocando l’espulsione di diplomatici bielorussi da Moldavia e Repubblica Ceca.

Il caso della Polonia

In prima fila in questa battaglia c’è la Polonia. Il 6 maggio, l’Agenzia nazionale di intelligence (Abw) ha pubblicato un rapporto sulle attività di spionaggio estere negli ultimi due anni, in cui risultano 69 indagini svolte – il dato più alto dell’intero trentennio precedente – e 31 arresti. Oltre alla vicinanza geografica, su Varsavia pesa anche la presenza di una numerosa comunità bielorussa (la seconda nazionalità straniera più presente) che il regime di Lukashenko continua a monitorare, inviando i propri infiltrati in cerca di dissidenti. Secondo quanto dichiarato da una fonte di Eurojust al Guardian dopo l’arresto di Balan, il Kgb di Minsk sarebbe fortemente “concentrato sulla diaspora bielorussa in Europa”.
Il Cremlino, invece, sceglie indiscriminatamente i suoi bersagli, prendendo di mira sia i paesi come Moldova e Georgia, entrambi con minoranze russe consistenti e candidati all’ingresso nell’Ue, per minarne il progresso di integrazione, che i membri del blocco, dove sostiene le forze antieuropeiste di estrema destra o estrema sinistra come nel caso di Calin Georgescu. Lo spionaggio di Mosca si muove su due binari paralleli: da una parte ci sono quelli che il rapporto di Abw chiama “jednorazowi agenci”, gli agenti monouso, o agenti usa e getta: persone che parlano russo, reclutate tramite false offerte di lavoro su Telegram e altre app. Dall’altra le spie più qualificate, organizzate in complesse “cellule di sabotaggio” con strutture chiuse simili a quelle del crimine organizzato. I primi si occupano di fomentare disordini, radicalizzare l’opinione pubblica, testare la resilienza degli apparati statali e fare propaganda anti Ucraina. I secondi spesso hanno un passato nell’esercito o nelle forze dell’ordine e si occupano dei sabotaggi alle infrastrutture – vedi l’incendio in Polonia del centro commerciale Marywilska 44 del maggio 2024 o l’esplosione sulla ferrovia di novembre 2025. Anche se le modalità possono variare, una cosa è certa: gli attacchi del Cremlino continueranno. “Il caso è aperto e non possiamo escludere ulteriori arresti”, ha detto il portavoce di Abw alla stampa locale dopo un’operazione anti spionaggio il mese scorso.