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Lo strano caso del senatore McConnell, scomparso da tre settimane
L'assenza sospetta si inserisce nel solco di una lunga serie di episodi della politica a stelle e strisce, dove le condizioni di salute dei rappresentanti vengono taciute o falsate spesso e volentieri

Una delle ultime apparizioni pubbliche del senatore a giugno 2026 (Foto Getty)
Il senatore Mitch McConnell, in carica ininterrottamente sin dal 1985 e già leader di maggioranza repubblicano, non è mai stato generoso con dichiarazioni e interviste. Ma adesso non parla più, è scomparso. Dal 14 giugno, quando il suo staff ha annunciato il suo ingresso in ospedale. Senza precisarne le ragioni. Da allora, sono trapelate solo un paio di notizie, tra cui la dichiarazione del suo successore al Senato, il leader repubblicano John Thune, su una fugace telefonata una settimana dopo. Infine, altre dichiarazioni sul suo rimanere “aggiornato” sui lavori del Senato. Però nessuna dichiarazione da parte del diretto interessato, neppure per telefono. Piano piano, sono emersi nuovi pezzi del puzzle di questo mistero: una chiamata registrata al numero delle emergenze 911 dove si parla dell’indirizzo di casa di McConnell a Washington per praticare una rianimazione cardiaca su un paziente incosciente. Poi, la notizia della partenza per la Cina della moglie Elaine Chao. La prima considerazione è politica: come mai McConnell viene nascosto così a lungo, per oltre tre settimane? La ragione è che qualora morisse o si dimettesse prima del 3 agosto, il governatore democratico del Kentucky, Andy Beshear, dovrebbe indire, secondo una legge statale, un’elezione speciale per il seggio in attesa di quella regolare del prossimo 3 novembre. E ci sarebbero infine variabili legate anche alla fragile maggioranza al Senato. Senza McConnell, il margine si restringe a soli due senatori. E alcuni senatori sconfitti alle primarie potrebbero facilmente vendicarsi contro le priorità del presidente: due nomi su tutti, il texano John Cornyn e Thom Tillis del North Carolina.
Infine, c’è la Commissione Stanziamenti, dove senza McConnell i voti dei due partiti sono in perfetta parità. Così i provvedimenti si accumulano, e la procrastinazione è l’unica carta rimasta a un leader Thune che non ha altre carte da giocare. Il mistero viene in parte squarciato da una presunta chiamata che McConnell ha avuto con Scott Jennings, consulente politico che è stato a più riprese nello staff del senatore. Una chiamata di 17 minuti che avrebbe avuto come temi lo stato delle cose con l’Iran, il vertice Nato di Ankara, l’Ucraina e il caso del candidato dem in Maine Graham Platner. Tutto a posto? Nemmeno per sogno. L’influencer trumpiana Laura Loomer ha preso in giro la dichiarazione di Jennings dicendo che l’avrebbe sentito anche lei e che le avrebbe detto di voler “correre in Maine per i democratici”. Non solo: ha rilanciato una teoria del complotto riguardante la moglie, che lei da tempo ritiene una spia cinese, senza fornire prove di sorta, ma ormai la cosa viene ritenuta nell’universo Maga una sorta di verità rivelata. Infine, il governatore democratico del Kentucky, Andy Beshear, ha chiesto ufficialmente notizie dal suo staff. Difficile sapere se otterrà risposta a meno.
Insomma, un pasticcio dove si ripete, ancora una volta, il fenomeno della scarsa trasparenza sulla salute delle figure politiche a Washington. Si è scritto molto sulle problematiche nascoste dell’attuale presidente Donald Trump e del suo predecessore Joe Biden. Ma anche tra le fila del Congresso la nebbia la fa da padrona. Arcinoto il caso dell’ultracentenario Strom Thurmond, morto in carica nel 2003, che senza l’aiuto del suo staff riusciva a malapena a muoversi. Negli anni più recenti, la senatrice Dianne Feinstein ha nascosto per tutto il 2023 il suo problema di perdita di memoria, dietro uno staff iperprotettivo che però non riusciva a nascondere la sua fragilità. Alla Camera, nel luglio 2024, la deputata repubblicana Kay Granger, dopo aver annunciato la sua intenzione di non ricandidarsi, si è ritirata in silenzio in una casa di riposo. Senza annunciarlo e, soprattutto, senza dimettersi, mancando di rispetto ai suoi elettori. E ora McConnell. Giova ricordare che nel 2020 fu spietato nel voler sostituire a spron battuto la giudice della Corte Suprema Ruth Bader Ginsburg, icona progressista, con la giurista conservatrice Amy Coney Barrett, rimangiandosi quanto detto in precedenza sui membri dell’alto tribunale che non andrebbero sostituiti in anno di elezioni presidenziali. Parole al vento. Perché la sua lunga carriera politica, dove ha iniziato come amministratore locale in Kentucky per diventare senatore per sei mandati e leader del suo gruppo politico per diciotto lunghi anni, si può riassumere proprio così: qualsiasi cosa pur di ottenere delle vittorie politiche. Anche un trasformismo soft che lo ha visto diventare prima reaganiano, poi entusiasta sostenitore del neoconservatorismo di George W. Bush e infine il mentore politico del primo Trump nei corridoi del potere della Capitale, fino al 6 gennaio 2021, quando avvenne una rottura che però non portò alle estreme conseguenze, votando per la condanna nel secondo processo di impeachment qualche settimana dopo. Troppo timoroso di perdere i preziosi voti della base trumpiana. E così facendo, invece, ha perso il suo partito. E anche il potere a livello locale. Il suo protetto Daniel Cameron è stato battuto alle primarie repubblicane di quest’anno dal trumpiano Andy Barr. E al netto dell’affetto che serbano nei suoi confronti i suoi ex collaboratori, riportato dal biografo Michael Tackett, McConnell termina la sua carriera politica come mai avrebbe voluto: come un seggio da rimpiazzare o da tenere occupato. Irrilevante, come mai aveva voluto essere e come poi è diventato. Senza aver mai ricordato la lezione del suo mentore politico, il senatore John Sherman Cooper: a volte gli elettori vanno guidati, non solo ascoltati. Lui non l’ha mai fatto e ne paga le conseguenze in prima persona.