Nigel Farage dice che le inchieste sui “regali” che ha ricevuto sono vendette dell’establishment

Dalle criptovalute ai regali mai dichiarati, due inchieste mettono sotto pressione il leader di Reform UK. Lui denuncia il "lavoro sporco", ma il caso riapre una questione che accomuna molti leader nazionalisti: il rapporto sempre più ambiguo tra politica e grandi finanziatori

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Nessuna regola parlamentare è stata violata, questo “è un lavoro sporco dell’establishment”, ha detto Nigel Farage, leader del partito nazionalista britannico Reform Uk, commentando un’inchiesta meticolosa pubblicata dall’Insight Team del Sunday Times che ha svelato il ruolo di George Cottrell, giovane aristocratico che si è buttato nelle criptovalute ed è già stato in prigione negli Stati Uniti per frode (nel 2017, aveva 23 anni) e che ha fornito personale addetto alla sicurezza e ai social media, nonché una casa vicino a Buckingham Palace, l’anno precedente all’elezione di Farage ai Comuni. Farage è pronto a querelare il Sunday Times, ripete che l’establishment “non si ferma davanti a nulla pur di colpire Reform Uk”, ma è già sotto indagine del Parlamento per il “regalo” da 5 milioni di sterline che ha ricevuto dal miliardario delle criptovalute Christopher Harborne, prima di essere eletto ai Comuni, e che non ha mai dichiarato. 
C’è una connessione tra Cottrell e Harborne: dopo essere stato in prigione negli Stati Uniti, Cottrell si era trasferito in Montenegro, dove era diventato un key-player in Tether.bet, un bookmaker e casinò online che offre agli utenti di scommettere in contanti o criptovalute. Tra queste, c’era Tether, una componente di valuta digitale di proprietà di Harborne (le due inchieste giornalistiche che hanno svelato l’assenza di trasparenza nei fondi che sostengono l’ascesa di Farage sono separate, ma si tratta di due lavori straordinari e la giornalista del Guardian che ha fatto lo scoop su Harborne, Anna Isaac, ha fatto i complimenti su X a George Pogrund che guida il team investigativo del Sunday Times).
Secondo la versione di Farage e degli esponenti del suo partito si tratta di donazioni a titolo personale che non andavano registrate, tanto più che quando sono state ricevute Farage non era ancora ai Comuni, quindi non doveva sottostare alle regole di trasparenza richieste ai parlamentari. Ma il codice di condotta dei Comuni prevede che debbano essere resi pubblici “gli interessi finanziari correnti e ogni benefit registrabile, oltre ai profitti, ricevuti nei dodici mesi prima dell’elezione”: c’è l’esenzione per i regali personali, ma se c’è il dubbio che l’utilizzo di questi regali possano avere un impatto sulla campagna elettorale è necessario registrarli. Per quel che riguarda i 5 milioni di sterline, Farage continua a dire di non averli spesi, e che comunque non è affare della commissione parlamentare né dei tanti giornalisti che gliene chiedono conto che cosa abbia fatto con i soldi regalati. Nell’ultimo caso si tratta di persone assunte per gestire i contenuti online e la sicurezza di Farage ed è un po’ più difficile separarli dall’attività politica, e così il leader di Reform Uk grida al complotto dell’establishment che vuole azzopparlo con le inchieste perché non riesce a farlo in altro modo.
Il rapporto opaco tra i leader nazionalisti e i soldi non è un’esclusiva britannica. Oggi in Francia si saprà se la leader del Rassemblement national, Marine Le Pen, potrà candidarsi alle elezioni presidenziali del 2027: ha fatto ricorso alla sentenza che ha dichiarato la sua ineleggibilità (oltre a quattro anni di carcere e una multa di 100 mila euro) per appropriazione indebita di fondi pubblici in relazione agli incarichi fittizi di assistenti parlamentari europei. In America, Donald Trump non è mai stato tanto ricco quanto lo è oggi grazie anche agli affari in criptovalute da cui ha guadagnato, soltanto nel 2025 (il primo anno del suo secondo mandato), 1,4 miliardi di dollari. Nel Regno Unito, questo è un momento politico particolare. Il 7 maggio ci sono state le elezioni amministrative che hanno segnato la fine del governo di Keir Starmer: qualche giorno prima del voto, era stato pubblicato lo scoop del Guardian sui 5 milioni di sterline presi da Farage e non dichiarati, ma non c’erano state sul momento pressioni sul leader di Reform Uk, e il suo risultato elettorale è stato ottimo. Nelle settimane successive, mentre si consumava la rivolta interna dentro al Labour al governo – che ha portato alle dimissioni di Starmer e che porterà alla nomina, nella seconda metà del mese, del suo successore, l’ex sindaco di Manchester Andy Burnham, nel frattempo eletto parlamentare in una sfida contro Reform Uk vinta alla grande da Burnahm – sono iniziate le pressioni su Farage, è stata istituita la commissione parlamentare che indagherà sul “regalo” milionario e ora è arrivata l’inchiesta del Sunday Times. C’è chi si chiede se Reform Uk può sopravvivere senza Farage, chi si immalinconisce pensando a Starmer travolto dai suoi a causa dell’ascesa di Farage che forse non è più in ascesa, e chi, come i Tory, si sta già preparando a una eventuale suppletiva a Clacton, il seggio vinto da Farage nel 2024 ora forse in bilico.