La Nato 3.0, secondo Mark Rutte

Meno dipendenza da Washington, più responsabilità agli europei, più industria della difesa, più sostegno all’Ucraina. Ad Ankara l’Alleanza atlantica entra in una nuova fase, dice il segretario generale. Il discorso

7 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 16:24
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Foto ANSA

Sono sempre stato un europeo orgoglioso con una visione transatlantica. Nella mia mente e nel mio cuore, so che l’Europa e il Nord America sono più forti, più prosperi e più sicuri se uniti. La Nato è l’unica sede che riunisce Stati Uniti, Canada ed Europa per affrontare concretamente le questioni più urgenti che incidono sulla nostra sicurezza comune: la Russia, il terrorismo e la competizione con rivali sistemici ed esportatori di caos. E’ anche la base della cooperazione bilaterale tra gli Stati Uniti e tanti alleati, che consente all’America di proiettare la propria potenza dalle basi europee, compreso il supporto alle quasi 5.000 sortite effettuate dagli Stati Uniti da febbraio ad aprile durante l’operazione “Epic Fury” in Iran.
La Nato è un’alleanza che funziona. Ma nel corso degli anni, mi ha preoccupato sempre di più un presupposto dato per scontato da molti: che quando fosse necessario agire, il nostro più grande amico e alleato avrebbe fornito la maggior parte delle risorse e si sarebbe fatto carico della maggior parte dei costi.
Oggi affermo con convinzione che i tempi sono cambiati. Mentre ci riuniamo per il nostro vertice ad Ankara, in Turchia, gli alleati dell’America stanno chiarendo che la loro mentalità è cambiata. Sarà una rinnovata forza collettiva, non dipendenze malsane, a guidare la pace, la sicurezza e la prosperità negli anni a venire. Ad Ankara stiamo costruendo il futuro assicurandoci di disporre delle forze e delle capacità necessarie – e che tale responsabilità sia e venga condivisa in modo più equo. La Nato è, e sarà sempre, un’alleanza transatlantica, ma è essenziale riequilibrare la nostra sicurezza in meglio. Gli alleati degli Stati Uniti stanno intensificando il proprio impegno. Questa è la Nato 3.0 in azione: un’Europa più forte in una Nato più forte. Questa trasformazione garantisce maggiore sicurezza a tutti noi – sia agli Stati Uniti che ai loro alleati.
Gli alleati della Nato stanno già mantenendo l’impegno concordato al nostro vertice dell’Aia dello scorso anno. Stanno presentando piani concreti e credibili su come investire il 5 per cento del prodotto interno lordo nella difesa entro il 2035. E’ degno di nota il fatto che, a solo un anno dall’avvio di questo progetto decennale, gli alleati europei e il Canada stiano già investendo circa il 4 per cento del proprio pil nella difesa e nella sicurezza. Lo scorso anno, gli alleati americani della Nato hanno speso quasi il 20 per cento in più per la difesa di base rispetto all’anno precedente. Considerando il 2025 e il 2026 nel loro insieme, si tratta di un investimento aggiuntivo di 258 miliardi di dollari. Si tratta di una cifra vicina al massimo di nuova spesa che può essere assorbita in un lasso di tempo così breve – e rappresenta un grande successo. La sicurezza di un miliardo di persone su entrambe le sponde dell’Atlantico dipende dal fatto che investiamo di più e meglio nella nostra deterrenza e difesa. Il denaro è fondamentale, ma non si può fermare un missile o un carro armato con un dollaro o un euro. La buona notizia è che stiamo trasformando il denaro in capacità operative pronte all’uso. Questi nuovi e significativi investimenti stanno contribuendo a rilanciare la base industriale della difesa transatlantica.
Gli alleati stanno rapidamente ampliando la cooperazione e l’innovazione nel settore della difesa, sfruttando tecnologie avanzate per produrre meglio e più rapidamente in tutta l’alleanza. La potenza industriale e quella militare vanno sempre di pari passo, e stiamo collaborando con l’industria per produrre e rifornire rapidamente le attrezzature militari, dalle munizioni di base ai sistemi d’arma complessi, fino alle tecnologie all’avanguardia necessarie per affrontare le minacce in continua evoluzione.
Mentre i leader si riuniscono ad Ankara, annunceremo nuovi contratti per decine di miliardi di dollari con aziende europee e nordamericane. Dimostreremo inoltre come stiamo investendo in tecnologie chiave per soddisfare le esigenze di sicurezza di oggi e di domani. Le capacità sviluppate nell’ambito della Nato contribuiscono anche alla crescita economica, rafforzano il nostro vantaggio tecnologico e creano posti di lavoro su entrambe le sponde dell’oceano. Gli ordini europei nel settore della difesa sostengono già 195.000 posti di lavoro americani – 54 miliardi di dollari nel 2025, con altri 300 miliardi in cantiere. E ad Ankara porteremo avanti questo impegno.
Non si tratta solo di un progetto tra i membri della Nato. La crescente collaborazione tra l’industria della difesa ucraina e la nostra base industriale va a vantaggio di tutti noi, specialmente nel campo dei droni e delle tecnologie anti-drone. L’Ucraina è leader mondiale in questo settore, grazie all’esperienza acquisita giorno dopo giorno mentre la Russia continua la sua guerra. E’ chiaro che la sicurezza dell’Ucraina contribuisce alla sicurezza transatlantica, e ad Ankara ribadiremo il sostegno della Nato all’Ucraina mentre continua a difendere la propria sovranità. Gli alleati europei e il Canada sono già in prima linea nel finanziare questo sostegno, anche attraverso l’Elenco delle esigenze prioritarie dell’Ucraina della Nato, che ha permesso di trasferire in Ucraina miliardi di dollari di equipaggiamento militare statunitense, finanziato dagli alleati e dai partner degli Stati Uniti. Ciò è essenziale mentre proseguono gli sforzi per garantire una conclusione pacifica di questa terribile guerra.
La Nato non resta ferma e non fa marcia indietro. Ci adattiamo. Ci evolviamo. Ciò significa prendere decisioni difficili. Non è un segreto che i membri della Nato non siano sempre d’accordo, ma ho sempre creduto che i dialoghi aperti e onesti siano un punto di forza, non una debolezza. Sono il fulcro dei sistemi democratici a cui teniamo tutti così tanto. Abbiamo la sicurezza necessaria per accettare le divergenze, superarle e uscirne più forti. Ad Ankara mostreremo come stiamo investendo nella difesa, riequilibrando la nostra sicurezza e rafforzando l’industria, in modo da poter continuare a stare al sicuro in un mondo sempre più pericoloso.