Ieri il primo ministro
Donald Tusk ha provato a ristabilire regole di condotta e sicurezza interne al Parlamento della Polonia. Era alla base militare di Bydgoszcz per partecipare alla firma di un accordo di cooperazione fra l’industria bellica polacca e l’americana Anduril Industries. Ha tenuto un discorso non lungo ma affilato, pieno dei giochi di parole che spesso infila nelle sue frasi e ai quali la lingua polacca si presta con particolare duttilità. Ha iniziato parlando dei Patriot, di cui l’Ucraina ha un gran bisogno per difendersi da Mosca che, conoscendo bene la carenza negli arsenali ucraini, ha iniziato a bombardare con un gran numero di missili balistici. Tusk ha confermato l’invio in passato di missili Patriot a Kyiv e ha detto: “Nelle ultime ore si è parlato molto dei Patriot, ovvero dei missili che la Polonia ha trasferito all’Ucraina, ma vorrei dire qualcosa sui patrioti, cioè sulle persone che sanno saggiamente cosa è bene e importante per la Polonia. Ribadisco il mio appello a tutti, a cominciare dal presidente e da tutti i politici: non giocate con il fuoco. Aiutare l’Ucraina è stato oggetto del nostro consenso nazionale e politico”. E ha continuato: “Non vi sarete schierati con la Russia, vero? Mi rivolgo a coloro che vogliono fermare gli aiuti militari all’Ucraina. Questo non può essere permesso”. Tusk ha definito l’aiuto all’Ucraina negli interessi della Polonia e nei giorni scorsi è stato accusato di aver segretamente inviato
missili per i sistemi Patriot, mettendo le esigenze di Kyiv al di sopra di quelle di Varsavia. Chi lo ha accusato è l’opposizione del PiS che fino al 2023 è stata al governo, quindi il primo ministro per rimarcare che il cambiamento nei confronti di Kyiv è soltanto strumentale ha deciso, assieme al ministero della Difesa, di declassificare gli aiuti all’Ucraina dal 2022: la più grossa spedizione di materiale bellico c’è stata il primo anno e al governo c’era il PiS. “Possiamo discutere di storia, di relazioni reciproche. Possiamo chiederci fino a che punto dovremmo aiutare i rifugiati e i migranti qui in Polonia, ma non possiamo in alcun modo compromettere la nostra cooperazione con l’Ucraina nella sua difesa contro un attacco russo. Questo è stato il caso quando i nostri predecessori decisero di trasferire armi polacche all’Ucraina nei primi giorni e mesi. Nessuno criticò questa decisione”.