Lo scontro tra i banchieri di Putin e le crepe dell'economia russa

Il capo di Sberbank Herman Gref teme la stagnazione e chiede di tagliare i tassi d'interesse, ma la governatrice della Banca centrale Elvira Nabiullina è preoccupata per l'inflazione e rifiuta: "Niente esperimenti". Il duello tra i "due tecnocrati liberali" del Cremlino mostra il deterioramento dei fondamentali economici a quattro anni dall’invasione


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Herman Gref e Vladimir Putin

Fa troppo freddo in Russia? Sì, secondo il capo di Sberbank, la principale banca russa. Nient’affatto, secondo la governatrice della Banca centrale russa. A Mosca l’attenzione non è sulle condizioni meteorologiche, ma su quelle economiche. “Abbiamo già eccessivamente raffreddato l’economia, il tasso d’interesse deve essere abbassato”, ha detto Herman Gref contestando la politica monetaria restrittiva della Banca centrale. “Sono categoricamente contraria perché si tratta di un esperimento sul nostro stesso paese – gli ha risposto ieri la governatrice Elvira Nabiullina –. Guardate i paesi che hanno fatto qualcosa di simile. Questi tipi di esperimenti sono molto pericolosi per la nostra economia”. 
La critica di Gref era stata pronunciata martedì durante l’assemblea annuale degli azionisti di Sberbank: “L’economia non può sopravvivere a lungo con tassi di interesse estremamente elevati, tassi reali elevati come quelli attuali. E i nostri tassi reali si aggirano intorno al 10 per cento – ha detto il banchiere –, è un tasso che può essere applicato nel breve termine per raffreddare l’economia”. Ma, ha subito aggiunto, “è abbastanza evidente che abbiamo già eccessivamente raffreddato l’economia” invocando un taglio del tasso di riferimento in chiave anticiclica, per stimolare gli investimenti e contrastare l’effetto depressivo sull’economia.
Dopo un giorno, è arrivata l’immediata risposta di Nabiullina, durante un dibattito al Congresso finanziario della Banca di Russia a cui ha partecipato anche Gref. “Niente esperimenti”, ha detto la donna messa da Putin a capo della Banca centrale nel 2013 per guidare l’economia durante la fase di aggressione all’Ucraina. “Proviamo”, è stata l’esortazione dell’uomo messo da Putin alla guida della principale banca russa. Nabiullina ha spiegato che non c’è alcuna gelata, semmai segnali di surriscaldamento. Se ci fosse un eccessivo raffreddamento, ha osservato, la domanda dovrebbe essere inferiore all’offerta: “Questo significa che le risorse, principalmente la manodopera, devono essere sottoutilizzate. Lo vediamo? No”. Anzi, come segnalato dalla Banca centrale, la disoccupazione bassa e la tensione del mercato del lavoro sono fattori che spingono l’inflazione. Per Gref la discrepanza tra i due punti di vista dipende dalla diversa valutazione dell’asimmetria dei rischi: per la Banca centrale i rischi d’inflazione e di recessione sono bilanciati, mentre per il ceo di Sberbank “l’asimmetria è evidente e abbiamo superato quel punto critico. Rilanciare l’economia dalla stagnazione è significativamente più difficile e costoso che impedirle di scivolare in una fase di eccessivo raffreddamento”.
Insomma, la Banca centrale – come dimostrato dall’ultima decisione di tagliare i tassi solo di un quarto di punto – è preoccupata per i rischi inflazionistici, alimentati dall’ampio deficit di bilancio per finanziare la guerra e dalla scarsità di fattori produttivi (soprattutto lavoratori che anziché lavorare nelle fabbriche combattono al fronte o che sono morti o sono tornati mutilati). Mentre le banche sono preoccupate per l’aumento dei crediti deteriorati in una fase di frenata dell’economia. D’altronde è il risultato della pressione del Cremlino sul settore bancario da un lato per finanziare con tassi agevolati le aziende del settore militare impegnate nella guerra in Ucraina e dall’altro per finanziare il deficit fiscale acquistando titoli di stato.
Nabiullina e Gref sono considerati dei “tecnocrati liberali”, entrambi avevano cercato di dissuadere Putin dall’invasione dell’Ucraina ma poi hanno collaborato per tenere in piedi l’economia russa dopo lo choc delle sanzioni finanziarie, preservando alcuni meccanismi di economia di mercato. E per queste loro capacità godono della fiducia di Putin. La divergenza pubblica di opinioni, da parte di due personalità che finora hanno rappresentato la stessa linea in contrapposizione al dirigismo dei siloviki, è il prodotto del deterioramento dei fondamentali dell’economia russa a quattro anni dall’invasione.
Il deficit di bilancio è esploso (solo nel primo trimestre del 2026 è stato superato l’intero obiettivo annuale), mentre il Fondo sovrano che doveva servire come cuscinetto fiscale durante i tempi di magra si è praticamente prosciugato. Le entrate fiscali da idrocarburi sono crollate anche per gli attacchi sempre più efficaci dell’Ucraina alle infrastrutture energetiche, che hanno ridotto notevolmente la capacità di raffinazione e di esportazione (le cosiddette “sanzioni con i droni”). Lo stesso Putin ha dovuto ammettere una carenza di carburante nel paese, per effetto degli attacchi ucraini alle raffinerie, che il Cremlino è costretto a risolvere addirittura importando benzina. In questo contesto, la Banca centrale si trova nella difficile condizione di dover contrastare la pressione inflazionistica dovuta alla politica fiscale espansiva del Cremlino e, al contempo, non provocare una recessione o una crisi bancaria a causa dei tassi d’interesse troppo elevati. Se Gref dice che l’economia russa è troppo fredda, vuol dire che la poltrona di Nabiullina inizia a scottare.