Esteri
Le papabili •
Dopo Steinmeier, la Germania cerca la sua frau presidente
Dalla ministra dell’Agricoltura Ilse Aigner alla socialdemocratica Manuela Schwesig fino alla cristiano democratica Julia Klöckner. Chi sono le candidate per la successione del presidente federale
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Foto Ansa
Berlino. L’unica certezza è che il successore del presidente federale tedesco Frank-Walter Steinmeier non sarà Steinmeier. Il cavallo di razza della Spd classe 1956, già vicecancelliere e due volte ministro degli Esteri, è il primo cittadino della Germania da marzo del 2017. A febbraio 2022 è stato rieletto per un secondo incarico quinquennale ma la Legge fondamentale tedesca vieta espressamente un terzo mandato. Steinmeier lascerà dunque il bianchissimo Palazzo Bellevue nel centro di Berlino a marzo 2027 ma la rielezione del suo successore è già stata calendarizzata al prossimo gennaio. Il meccanismo per la scelta del capo dello stato tedesco è analogo a quello per l’elezione dell’inquilino del Quirinale. Ogni cinque anni viene convocato il Bunderversammlung, l’Asssemblea federale, composta da tutti i deputati del Bundestag integrati da un numero uguale di delegati scelti dai parlamenti dei 16 Länder tedeschi. Il Bundesversammlung vota tre volte e viene eletto il candidato che ottiene la maggioranza assoluta dei voti dell’assembla. Al terzo scrutinio basta la maggioranza semplice: Steinmeier raccolse il 74 per cento dei voti nel 2017 e il 78 per cento nel 2022, in entrambi i casi al primo scrutinio. E dopo di lui? In Germania nessuno si azzarda a fare previsioni: un po’ per non bruciare i candidati sei mesi prima della corsa, un po’ perché fra oggi e il prossimo 30 gennaio ci sono tre elezioni in altrettanti Länder (Sassonia-Anhalt, Berlino e Meclemburgo-Pomerania anteriore) capaci di cambiare gli equilibri della politica nazionale.
L’unico abilitato a parlare è Steinmeier, e il presidente si è fatto sentire esprimendo due auspici. Il primo: chi verrà dopo di lui deve essere un politico navigato. Il secondo: sarebbe bene che fosse una donna. Due requisiti tanto semplici quanto capaci di fare piazza pulita di tanti candidati maschi che ambiscono alla massima magistratura tedesca – che pure in Germania ha un ruolo decisamente più cerimoniale rispetto all’Italia.
“Temo che in futuro la formazione del governo sarà sempre più difficile”, ha affermato Steinmeier, motivando il bisogno di scegliere una personalità politica esperta. Una facile profezia la sua. Con le estreme in forte crescita (AfD da sola raccoglie il 30 per cento dei voti mentre socialcomunisti e rossobruni valgono un altro 15 per cento) lo spazio di manovra dei partiti tradizionali è sempre più ristretto. Ben venga dunque l’aiuto di un esperto anziché, per esempio, di una personalità della società civile (come era stato il teologo e attivista per i diritti umani Joachim Gauck eletto nel 2012). Serve dunque qualcuno “che ha contatti e opportunità di discussione nei partiti per aiutare a superare le crisi”, ricorrenti, “nella formazione del governo”. Steinmeier sembrava leggere il curriculum di Angela Merkel, la donna tedesca con la maggiore esperienza politica in assoluto. Eppure oggi a una Merkel che da “Mutti” – mamma – diventi presidente dei tedeschi ci credono in pochi. Il perché lo spiega al Foglio Ulrich von Alemann, politologo emerito dell’Università di Düsseldorf: “Merkel ha chiarito che non vuole più occuparsi di politica attiva a livello nazionale, europeo o internazionale. E’ vero che da ultimo commenta un po’ più spesso gli avvenimenti mondiali, ma io escludo che si candidi alla presidenza federale”. Secondo von Alemann Merkel non starebbe neppure flirtando con l’idea allo scopo di essere acclamata. “E’ una personalità schietta, non fa giochetti politici”. Il professore non crede poi che la cancelliera venuta dall’est possa rappresentare un contrappeso alla cavalcata sovranista dell’AfD “perché proprio i tedeschi dell’est non l’hanno apprezzata e ne chiedevano le dimissioni”.
La questione, infine, non è solo di schieramento ma anche di simpatie: difficile farsi eleggere dal Bundesversammlung quando si ha il cancelliere federale di traverso. La storica rivalità fra Friedrich Merz e Angela Merkel impedisce insomma a lei di contare su di lui, e viceversa: “Non lo vorrebbe nessuno dei due”. Non resta dunque che da vedere chi sono le candidate papabili secondo i criteri enunciati da Steinmeier. Fra queste c’è la ministra dell’Agricoltura, la 61enne bavarese Ilse Aigner, forte del prestigio acquisito quale presidente del Parlamento regionale bavarese; dall’est viene invece la socialdemocratica Manuela Schwesig, già ministra con Merkel e oggi apprezzata prima ministra regionale in Meclemburgo benché – oppure proprio perché – di rito schroederiano (ossia filorusso); istituzionale sarebbe la candidatura dell’attuale presidente del Bundestag, la cristiano democratica Julia Klöckner di (soli) anni 54. A molti piace invece Karin Prien, 60 anni, anche lei della Cdu di cui è stata vicepresidente federale, già ministra regionale e oggi ministra della Famiglia, degli Anziani e delle Donne del governo Merz. In tempi di crescente antisemitismo ed estremismi galoppanti fare entrare al Castello di Bellevue un’ebrea praticante sarebbe un segnale forte per la Germania e per l’Europa.