Esteri
La mostra •
Quel bambino rapito da Putin. “Empty beds” e la cameretta sotto le bombe
La stanza vuota di oltre 20 mila bambini ucraini strappati alle famiglie e portati con la forza in Russia. Cosa c’è dietro l’installazione di Isaac Yeung e Zhanna Galeyeva, visitabile nello spazio di “Europa Experience – David Sassoli” di Roma

©Il Foglio
“Il nostro progetto vuole parlare al mondo delle atrocità che stanno succedendo in Ucraina, specialmente per quanto riguarda il rapimento dei bambini”. L’artista Zhanna Galeyeva spiega al Foglio cosa c’è dietro “Empty beds”, installazione curata insieme al collega Isaac Yeung ospitata a Roma nello spazio di “Europa Experience – David Sassoli” e visitabile fino a venerdì 3 luglio 2026. Lui canadese, lei ucraina, entrambi dentro la fondazione umanitaria “Bird of Light Ukraine”, con cui girano l’Europa per sensibilizzare più persone possibili sulle conseguenze della guerra in Ucraina sui bambini: le bombe di Putin fuori dalla finestra, le mani di un soldato addosso. E la vita che si ferma, si sospende.
Lui canadese, lei ucraina, entrambi dentro la fondazione umanitaria “Bird of Light Ukraine”, con cui girano l’Europa per sensibilizzare più persone possibili sulle conseguenze della guerra in Ucraina sui bambini. L’opera ricrea fedelmente la cameretta di un bambino ucraino, Artem. Ci sono le sue foto, i compiti, i suoi giochi: tutto cristallizzato al momento in cui un soldato ha fatto irruzione in casa sua per strapparlo alla madre e portarlo in Russia o nei territori occupati. Come lui – stima il Commissario per i diritti umani del Parlamento ucraino, Dmytro Lubinets – anche altri 20 mila bambini ucraini dal febbraio 2022 in poi. "Abbiamo costruito questa stanza perché non tutti possono arrivare nel nostro paese. È una sorta di portale verso l’Ucraina”, continua Galeyeva, che ci spiega perché è importante calarsi nella tragedia personale di chi vive tutti i giorni sotto le bombe di Mosca, andando oltre i freddi numeri e il chiacchiericcio (politico e non) che siamo abituati ad ascoltare ogni giorno.
Parlare nella stanza è faticoso. Una radio poggiata sulla scrivania trasmette incessantemente il suono di bombardamenti e discorsi di Zelensky. “Un altro stereo trasmette un suono più sottile – ci spiega Yeung – è un suono basso molto profondo e crea una tensione intorno al petto, che porta a un senso di stress”. Anche quando si esce dalla stanza il corpo rimane a Kyiv, intrappolato dall’artiglieria russa. Ma è anche così che si comprende perché è urgente sostenere il popolo ucraino. “La premier Giorgia Meloni lo sta facendo. Ma in questa stanza vorrei portarci il presidente americano Donald Trump”, chiosa Galeyeva. “Mi piacerebbe che si ricordasse di quando era un piccolo, di come era la sua stanza, dell’importanza che ha questo luogo per i bambini”. Forse immedesimarsi gli permetterebbe di vedere con maggiore chiarezza l'urgenza di sostenere Kyiv.