Esteri
da Bruxelles •
La battaglia per guidare la politica estera dell’Unione europea
Nuove nomine dell’Alto rappresentante Kaja Kallas, mentre Ursula von der Leyen sta accentrando sempre più poteri su di sé

Foto Ap, via LaPresse
Bruxelles. L’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, mercoledì 24 giugno ha nominato l’ex ministra della Difesa dei Paesi Bassi, Kajsa Ollongren, come nuovo segretario generale del Servizio europeo di azione esterna. Attuale rappresentante speciale dell’Ue per i diritti umani, Ollongren ha servito sotto i governi di Mark Rutte, sia come vice primo ministro sia come ministro dell’Interno, dopo una lunga carriera al vertice dell’amministrazione dei Paesi Bassi.
Kallas ha anche annunciato la nomina di due vicesegretari generali. L’estone Matti Maasikas resterà responsabile delle Questioni geoeconomiche e interistituzionali, incarico che ha ricoperto a interim per diversi mesi. David Cvach, attuale ambasciatore della Francia alla Nato, sarà vicesegretario generale per la Sicurezza e la Difesa. Il posto era affidato a un altro francese, Charles Fries. Dietro a queste nomine si nasconde una lotta di potere su chi debba gestire la politica estera dell’Unione europea. Il presidente del Consiglio europeo, António Costa, e l’Alto rappresentante Kallas, come prevedono i trattati? Oppure la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che sta accentrando sempre più poteri su di sé?
La lotta è aspra, fatta di colpi bassi, fughe di notizie sulla stampa e appropriazione indebita di competenze. L’ennesimo esempio si è prodotto la scorsa settimana, quando la commissaria responsabile per il Mediterraneo, Dubravka Šuica, ha effettuato una visita di due giorni in Israele e nei territori palestinesi. L’incontro con il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, ha fatto discutere dopo la sua decisione annunciata pochi giorni fa di tagliare le relazioni con Kallas, accusata in una fuga di notizie di aver paragonato alcune politiche israeliane nei territori occupati all’apartheid. La tempistica e il contesto contano. Confermando la missione di Šuica, von der Leyen non ha ritenuto necessario difendere l’Alto rappresentante. La commissaria ha discusso con Sa’ar anche di relazioni bilaterali Ue-Israele, oltre che della situazione e della ricostruzione a Gaza. Con quale mandato? Nell’incontro Šuica non ha menzionato la rottura delle relazioni con Kallas. “Non fa una bella figura a Šuica essere accanto a Sa’ar senza prendere posizione sul boicottaggio della sua collega alla Commissione”, ci ha detto un funzionario dell’Ue.
Il predecessore di Kallas, Josep Borrell, è stato più brutale nel commentare. “Israele dichiara persona non grata Kallas per presunto atteggiamento antisemita e il giorno dopo la sua collega, la commissaria Šuica, si presenta a Tel Aviv e scambia sorrisi e nessun rimprovero con il ministro Sa’ar: bella dimostrazione di ‘solidarietà e coordinamento’ nell’Ue”, ha scritto Borrell su X. Come Kallas, anche lui è stato vittima delle manovre di von der Leyen per accentrare la politica estera dentro la Commissione. La presidente ha costantemente rifiutato di presentare, come avrebbe voluto Borrell, una proposta per sospendere l’accordo di associazione con Israele a causa della guerra a Gaza (la proposta è arrivata solo nel settembre del 2025). Due anni dopo Kallas si ritrova nella stessa situazione. Nonostante reiterate richieste dell’Alto rappresentante e di diversi governi di vietare le importazioni di prodotti dagli insediamenti illegali in Cisgiordania, la Commissione si è sempre rifiutata. Ci sono volute forte pressioni per convincere von der Leyen a promettere che, entro il 13 luglio, la Commissione presenterà una serie di opzioni. Ma non ancora una proposta.
All’inizio del suo secondo mandato von der Leyen è riuscita a condurre con successo un’operazione di sottrazione di competenze a Kallas. Dentro la Commissione è stata creata una direzione generale per il Mediterraneo, la cui mano si estende fino ai paesi del Golfo. E’ stato creato un nuovo posto di commissario alla Difesa: Andrius Kubilius in teoria dovrebbe occuparsi di industria, ma parla molto più di grandi progetti politici di difesa comune. La sicurezza e la difesa sono direttamente gestiti da von der Leyen e dal suo gabinetto. Dopo aver annunciato la tenuta di riunioni del “collegio di sicurezza” e aver cercato di creare un servizio di intelligence interno alla Commissione, a gennaio la presidente ha sorpreso tutti con la decisione di scrivere una nuova “Strategia di sicurezza dell’Ue” in risposta alla “Strategia di sicurezza nazionale” dell’Amministrazione Trump.
L’Ue ha già una sua strategia di sicurezza: la “Bussola strategica” che era stata redatta dal Servizio di azione esterna sotto la direzione di Borrell e in stretto coordinamento con gli Stati membri. Alla fine dello scorso anno Kallas era giunta alla conclusione di non dover produrre un nuovo documento per evitare conflitti con gli Stati Uniti e divisioni interne agli stati membri. L’Alto rappresentante partecipa alla redazione della nuova “Strategia di sicurezza dell’Ue”, ma il testo è elaborato soprattutto all’interno della Commissione, in particolare dagli stretti collaboratori di von der Leyen. La versione finale dovrebbe essere presentata dopo il vertice della Nato ad Ankara. In molti si aspettano che conterrà altre proposte per centralizzare ulteriormente la politica estera e di difesa sotto von der Leyen.
Kallas è stata vittima di una fuga di notizie nella quale molti a Bruxelles vedono la mano dei collaboratori di von der Leyen. La prima su un documento elaborato dalla Francia sulle diverse opzioni per il futuro del Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE). Il documento è stato presentato dal Financial Times come un sostegno di Francia e Germania al trasferimento delle sue competenze alla Commissione. Parigi ha manifestato il suo malcontento e ha espresso il suo appoggio a Kallas, anche perché il documento conteneva un’altra proposta sostenuta da Parigi: rafforzare il ruolo dell’Alto rappresentante, dandogli potere sui commissari che si occupano di temi legati alla politica estera e di sicurezza.
Anche il presidente del Consiglio europeo, António Costa, è stato vittima di una fuga di notizie considerata da diverse fonti come “deliberata”. Il suo gabinetto ha avviato in maggio contatti con il Cremlino per preparare il terreno a possibili discussioni bilaterali sulla guerra in Ucraina. Dopo il summit del G7 di Evian e appena prima del Consiglio europeo, la notizia è finita su Bloomberg, provocando un putiferio durante il vertice dei capi di stato e di governo. Invece di esprimere la sua solidarietà a Costa, von der Leyen si è limitata a ricordare che la Commissione deve essere coinvolta in eventuali negoziati perché ha competenza su temi come le sanzioni, gli attivi congelati e l’energia.
Chi parla a nome dell’Ue? Il fatto è che gli strumenti della politica estera sono effettivamente nelle mani di von der Leyen. Commercio, politica di sviluppo, aiuti umanitari, e ora anche industria della difesa e le relazioni con il Mediterraneo e con i paesi del Golfo sono sotto il “cappello” della Commissione. All’inizio del suo mandato, Kallas ha accettato passivamente questa divisione dei compiti. Aveva anche acconsentito a procedere a un programma di tagli per le spese delle rappresentanze dell’Ue nei paesi terzi. Kallas aveva nominato la spagnola Belén Martínez Carbonell come segretaria generale del Servizio europeo di azione esterna, affidandole un mandato puramente amministrativo. Le nuove nomine segnano una rottura e un cambio di rotta, per cercare di rafforzarsi di fronte a von der Leyen.
Kajsa Ollongren ha un forte peso politico, ha frequentato le riunioni dei ministri della Difesa e dell’Alleanza, ed è vicina al segretario generale della Nato, Mark Rutte. Sarà lei a gestire i rapporti con gli stati membri, oltre che con le altre istituzioni. David Cvach è l’ambasciatore francese alla Nato, ma è anche un profondo conoscitore dell’Ue, di cui si è occupato come direttore generale per l’Unione europea del Quai d’Orsay. Il segnale inviato da Kallas è che “la priorità è la difesa”, ci ha detto un funzionario europeo: “Difesa dell’Europa e difesa dell’Ucraina”. L’obiettivo è rendere “ancora più forte” la cooperazione con la Nato. La nuova squadra al vertice del SEAE avrà il compito di “prendere il toro per le corna”, ci ha spiegato il funzionario. Chi sarà mai il toro?
L’altro segnale inviato da Kallas è che non intende lasciare che Ursula von der Leyen trasformi il SEAE in una direzione generale della Commissione. Nel suo secondo mandato von der Leyen è riuscita con successo a sottrarre diverse competenze a Kallas e ha aperto alcuni conflitti con l’Alto rappresentante. Ollongren, Maasikas e Cvach saranno incaricati anche di scrivere un documento sulla riforma del SEAE dopo una discussione tra i ministri degli Esteri a settembre. “La priorità per l’Alto rappresentante è lavorare con la squadra per migliorare il modo in cui il SEAE lavora con gli Stati membri e le altre istituzioni”, ci ha detto la nostra fonte: Kallas ha “aspettative molto alte”. Rimane il problema centrale: molti degli strumenti per fare politica estera – finanziamenti, commercio, politica di sviluppo – rimangono nelle mani della Commissione. Nessuno dei tre prescelti ha avuto un’esperienza passata dentro la Commissione. Se von der Leyen non vorrà condividere i mezzi della politica estera con il SEAE, anche la nuova squadra di Kallas sarà inefficace.
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