L'esercito israeliano guarda la fortezza di Hezbollah e attende ordini

Ali al Tahir e il tunnel di Hezbollah davanti al quale si è fermato Israele. Cosa aspetta Tsahal

25 GIU 26
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Dalla collina di Ali al Tahir si vede la città libanese di Nabatieh, si domina il sud del Libano, si sorveglia la valle della Beqaa. Il valore reale di Ali al Tahir, però, non è soltanto cosa è visibile, ma l’invisibile che si estende sotto alla collina: un tunnel che, secondo il quotidiano israeliano Haaretz, è lungo un chilometro e ospita una base importante di Hezbollah con centro di comando, depositi di armi e postazioni di lancio di missili. Nel ventre di Ali al Tahir, molto in profondità, i miliziani del gruppo sciita costruiscono la loro fortezza dal 2014, ampliandola di anno in anno, grazie agli investimenti della Repubblica islamica dell’Iran
Hezbollah si è vantato di possedere una struttura segreta e irraggiungibile, ben armata ed ermetica, chiamata Imad 4 in onore dello storico comandante che venne ucciso a Damasco nel 2008 durante un’operazione congiunta degli americani e degli israeliani. Per la prima volta il gruppo rivelò l’esistenza di Imad 4 nel 2024 e fu un modo per dire al mondo che Hezbollah esisteva, era forte, imbattibile e aveva un grande potenziale da usare contro Israele – in quel periodo Tsahal iniziava a minacciare di entrare in Libano, per fermare i lanci di missili e droni che andavano avanti dal 7 ottobre del 2023, quando il gruppo si unì all’aggressione di Hamas. Allora Hezbollah era integro, con il suo leader Hassan Nasrallah in posizione di comando e i miliziani con i cercapersone ancora in tasca. Nessuno sa con certezza dove si trovi Imad 4, raccontata come la migliore delle basi di Hezbollah a un passo da Israele, e adesso, fonti libanesi e israeliane pensano che Imad 4 possa trovarsi proprio fra i crinali di Ali al Tahir. Tsahal tenta di sfondare, ma non riesce a raggiungere la collina, ha bombardato, ma non a sufficiente profondità. I miliziani sono all’interno, difendono Ali al Tahir, aiutati dalla struttura della fortezza e anche dall’ambiguità del cessate il fuoco in Libano.
Tutto quello che accade in Libano fra Israele e Hezbollah ha delle ripercussioni sui negoziati fra gli Stati Uniti e la Repubblica islamica dell’Iran. Teheran ha lavorato affinché la guerra in Libano venisse legata ai colloqui con gli americani e ogni volta che i combattimenti ripartono, i funzionari iraniani bloccano i negoziati. Israele ha scelto di non ritirarsi, ha posto delle condizioni e vuole mantenere una zona cuscinetto nel sud del Libano, almeno fino a quando l’esercito regolare di Beirut non avrà disarmato Hezbollah e sarà pronto a subentrare in forze ai soldati israeliani. L’alternativa chiesta da Gerusalemme è che siano gli americani a occuparsi del sud del Libano, ma Donald Trump non ne ha intenzione ed è pronto a subordinare ogni richiesta israeliana al suo accordo con Teheran. I soldati però in questo momento sono bloccati, fermi davanti ad Ali al Tahir, soggetti ai droni di Hezbollah, senza chiare disposizioni da parte del governo che tentenna prima di prendere una decisione ma nel frattempo dice ciò che molti israeliani pensano: non possiamo ritirarci dai dieci chilometri conquistati. Non ha molte opzioni, ma soltanto due: procedere spedito verso un accordo con le autorità libanesi e rinunciare alla distruzione del tunnel di Hezbollah, compiacendo gli americani, oppure fare a meno del permesso degli americani, ignorare i limiti imposti dall’Amministrazione Trump e concentrare le forze contro Hezbollah ad Ali al Tahir. Il rischio è rimanere bloccati, senza la capacità di combattere, in attesa di una soluzione, di un permesso, di un comando, con le mani legate.
Il dossier libanese è nelle mani del segretario di stato americano Marco Rubio che ieri, mentre si trovava nel Golfo, ha detto: “Israele è in Libano soltanto per la presenza di Hezbollah… speriamo che l’esercito libanese e il suo governo siano capaci di controllare il loro territorio, perché sono loro a doverlo fare, non un gruppo terroristico come Hezbollah”.