Le epurazioni di Hegseth riguardano l’eccellenza e il disimpegno americano dall’Europa

Chris Donahue, l’ultimo soldato americano ad abbandonare l’Afghanistan e poi comandante in Europa e Africa, lascia dopo diciotto mesi. La sua uscita è l’ultimo segnale delle epurazioni al Pentagono dove orami conta soprattutto la fedeltà a Trump

25 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 06:14
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Pete Hegseth (foto LaPresse)

Il generale Chris “C. D.” Donahue fu l’ultimo soldato americano a lasciare l’Afghanistan nel tremendissimo agosto del 2021, quando l’Amministrazione Biden portò a termine il ritiro delle truppe, e contestualmente i talebani tornarono a Kabul – forse ricordate l’immagine scattata al buio con una figura che sale sull’aereo alle 23.59 del 30 agosto di quell’anno, a un minuto dalla fine del ritiro: era lui. Donahue poi è stato nominato a capo delle Forze armate in Europa e Africa, ha grandemente contribuito a rafforzare l’Ucraina nella sua difesa dai russi. E’ durato diciotto mesi: ora Donahue è l’ultima vittima delle epurazioni al Pentagono del segretario alla Difesa Pete Hegseth. 
Le sue “colpe” sono molteplici: la prima è quella di essere un’eccellenza dell’esercito americano: Donahue ha lavorato nella Delta Force, ha guidato le operazioni speciali in Iraq e in Siria negli anni dell’antiterrorismo e quando il modo di fare la guerra è cambiato completamente – in Ucraina – il generale è andato a studiare, capire e guidare questo nuovo mondo. Secondo l’Atlantic, che ha una grande conoscenza dell’apparato militare americano, era uno dei candidati a capo di stato maggiore o addirittura a capo dello stato maggiore congiunto, la carica massima. Ma Hegseth “ha cercato di estromettere chiunque non corrisponda alla sua idea di leader militare – scrive l’Atlantic – compresi quelli coinvolti nel disastroso ritiro da Kabul, indipendentemente da come si sono comportati”. Non c’è soltanto l’Afghanistan: secondo la ricostruzione del Wall Street Journal, al centro della campagna di epurazioni di Hegseth c’è una ristretta cerchia di consiglieri senior – tra cui Ricky Buria, colonnello dei Marine in pensione e capo dello staff di Hegseth, e Tim Parlatore, il suo avvocato personale – che valuta i profili dei militari “in base a una serie di fattori soggettivi, tra cui la loro lealtà al presidente e la loro associazione con le politiche di diversity, equità e inclusione della precedente Amministrazione”.
Le battaglie culturali di Hegseth, la lealtà a Trump, la rimozione dei generali più bravi si mescolano poi al disimpegno del Pentagono nei confronti dell’Europa e degli alleati della Nato: le comunicazioni sono caotiche, come mostra l’annuncio del ritiro dei soldati dalla Polonia o dalla Germania, che poi non c’è stato, ma l’Amministrazione Trump vuole da un lato punire gli alleati europei che non sono stati “generosi” in medio oriente e dall’altro rivedere il proprio coinvolgimento nella difesa del continente europeo. E’ stata aperta una revisione dal Pentagono che durerà sei mesi, qualcuno passerà il test qualcun altro no, ha detto Hegseth. Il generale Donahue ha presentato le carte per andare in pensione: ha 56 anni.