Il piano per la difesa inglese raggela la transizione da Starmer a Burnham

Londra ha un ruolo unico nella difesa europea. La promessa del futuro probabile premier e l’eredità di quello dimissionario

25 GIU 26
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La portaerei Queen Elizabeth, nave ammiraglia della Royal Navy (foto LaPresse)

Il passaggio di consegne tra Keir Starmer e Andy Burnham è “gelido”, dicono i commentatori britannici, e nessuno si aspettava che potesse essere diverso. Ieri ha infierito anche la leader dei Tory, Kemi Badenoch, durante il question time ai Comuni, attaccando i ministri del governo che hanno “scaricato” Starmer – Burnham non era presente in Aula. A dividere il premier britannico dimissionario dal suo probabile successore in particolare c’è il Piano di investimenti per la Difesa: Starmer vuole presentare il piano, su cui ha lavorato finora e che gli è costato già le dimissioni del ministro della Difesa che giudica questo piano non all’altezza delle minacce contro il Regno Unito.
Burnham vuole invece rivederlo e presentarlo lui, visto che sarà lui a doverlo gestire. Ma in mezzo c’è anche il vertice della Nato ad Ankara, il 7 luglio. Il premier che va e il premier che arriva hanno entrambi le loro ragioni, ma al di là dei tempi e dei modi di questa successione brutale c’è la questione della sicurezza e del posizionamento del Regno nella difesa collettiva dell’Europa, ancora più cruciale visto il progressivo (e logorante) disimpegno americano. Se la gestione che Starmer ha fatto della politica interna non è stata brillante, dal punto di vista internazionale Londra ha avuto coraggio e determinazione nel sostegno all’Ucraina e in generale nella necessità di costruire un’autonomia difensiva europea. Starmer ha interpretato molto bene questo ruolo di guida, ma va detto che anche i tanti premier conservatori prima di lui hanno fatto lo stesso: cambia tutto, nell’ingovernabile Regno, ma non l’impegno nella difesa comune.
Il Piano che Starmer vorrebbe presentare è un poco più corposo di quello che ha scatenato le dimissioni del ministro John Healey, ma comunque al di sotto della soglia che secondo la Difesa è indispensabile per garantire la sicurezza del Regno (28 miliardi di sterline; ora sembra che Starmer lo voglia portare da 13,5 a 14 miliardi: sempre molto lontano). E Burnham? Secondo quanto riportato dal Telegraph ieri, il futuro probabile premier vuole aumentare le spese per la Difesa e allinearsi più a quanto richiesto da Healey che alla proposta di Starmer, cosa che naturalmente sarebbe molto ben vista anche dagli alleati internazionali e dall’esigente America. Ma questo investimento nella difesa implica tagli da altre parti, e Burnham non sembra propenso ai tagli, e non avendo nemmeno curato finora il suo profilo internazionale ci sono grandi incertezze sulle sue decisioni. Tutti contano sul fatto che Londra è Londra, il ruolo di guida nella difesa dell’occidente fa parte della sua identità, ma i conti devono tornare, altrimenti si finisce nella spirale che ha già affossato Starmer.