Il guru di Tulsi Gabbard

L’internazionale indù, fra le Hawaii e l’Asia, che avrebbe facilitato la carriera dell'ex direttrice dell'Intelligence nazionale americana

23 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 15:24 | 24 GIU 26
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Dieci anni fa l’allora presidente della Corea del sud, Park Geun-hye, fu messa sotto stato d’accusa anche perché i suoi discorsi, le sue decisioni, probabilmente ogni sua mossa era decisa da una persona che non aveva alcun ruolo governativo né nulla osta di sicurezza: era Choi Soon-sil, che rivendicava il suo ruolo di consulente spirituale e sensitiva ed era figlia di un’altra controversa figura storica coreana, Choi Tae-min, pastore e sciamano. Nello stesso periodo, negli Stati Uniti, il controverso guru conservatore Chris Butler dettava l’agenda di Tulsi Gabbard, che venerdì scorso ha terminato il suo mandato da direttrice dell’Intelligence nazionale sotto l’Amministrazione Trump. Se ne parla da molto tempo, di questo invischiamento fra Gabbard e la Science of Identity Foundation, il movimento religioso fondato alle Hawaii dal settantottenne Butler che in molti chiamano setta, ma ora migliaia di documenti analizzati dal Washington Post provano che il leader spirituale ha esercitato pressioni su Gabbard sin dall’inizio della sua carriera, e a un livello che potrebbe avere ripercussioni perfino sulla Casa Bianca. 
La Science of Identity Foundation di Butler, ex insegnante di yoga e surfista, nasce nel movimento Hare Krishna esploso negli Stati Uniti negli anni Sessanta e Settanta, dal quale però si separò nel 1977 per guidare un gruppo ben più conservatore e intransigente. Per certi versi Butler condivideva con certi ambienti evangelici e mormoni conservatori americani alcune posizioni pratiche sullo stile di vita, come l’omofobia e l’islamofobia esplicite, la diffidenza verso le scuole pubbliche, il divieto di alcol e droghe accompagnato da una rigida morale sessuale e da una struttura gerarchica e autoritaria della comunità, fortemente separata dal “mondo esterno”. Gabbard è cresciuta dentro questo mondo. I suoi genitori erano tra i membri più vicini a Butler e lei stessa ha studiato nelle Filippine, in una delle scuole create dall’organizzazione.
Adesso risulta piuttosto evidente il fatto che Gabbard avrebbe costruito la sua carriera politica sulla base delle istruzioni del team vicino a Butler. Una carriera che sembrava inspiegabile a chiunque la osservasse dall’esterno, e che inizia a essere più chiara: prima deputata di religione indù al Congresso, veterana dell’Iraq, volto giovane e multiculturale del Partito democratico che dopo il sostegno entusiasta a Bernie Sanders nel 2016, e poi a Hillary Clinton, se ne va a Damasco per incontrare il dittatore Bashar al-Assad, che nel frattempo usava le armi chimiche contro la sua popolazione. Quattro anni dopo avviene il sorprendente passaggio al movimento Maga e il sostegno nei confronti di Trump, che decide di affidarle il ruolo di coordinamento delle agenzie d’intelligence. Gabbard in realtà (come Butler) ha sempre sostenuto il non interventismo americano, e sia nel blitz in Venezuela sia nella guerra in Iran è stata notata la sua assenza nei processi decisionali della Casa Bianca. Ma prima delle dimissioni a sorpresa ha fatto due piccoli favori sia a Trump sia a Vladimir Putin, che con Butler condivide la stessa grammatica valoriale che Mosca esporta da anni attraverso la chiesa ortodossa russa, quella della famiglia tradizionale eterosessuale contrapposta alla decadenza democratica. Il primo favore è la “rivelazione” su Obama che avrebbe fabbricato intelligence sull’interferenza russa nel voto del 2016, smontata punto per punto dai fact-checker ma amplificata dai bot del Cremlino, e poi la declassificazione di documenti negli ultimi giorni del suo mandato, quando ha pubblicato file su una rete globale di oltre 120 laboratori biologici finanziati dagli Stati Uniti, inclusi quelli in Ucraina, riprendendo uno dei temi più longevi della disinformazione russa (anche quest’ultima “rivelazione” contestata dai fact-checker internazionali).
Ma i legami di Gabbard con il movimento di Butler sono la più probabile causa della sua connessione con il primo ministro indiano Narendra Modi: almeno 105 tra dirigenti e membri delle organizzazioni affiliate al Rss, l’organizzazione paramilitare del nazionalismo indù, e agli Overseas friends of the Bjp, il partito nazionalista indù al governo in India con Modi, registrati come agenti stranieri al dipartimento di Giustizia americano, hanno donato centinaia di migliaia di dollari alle campagne di Gabbard a partire dal 2011. Ram Madhav, all’epoca portavoce dell’Rss e del Bjp, era presente al suo matrimonio nel 2015. Gabbard ha incontrato il premier indiano almeno cinque volte tra il 2014 e il 2019. Sono questi legami che, secondo i pettegolezzi di Washington, potrebbero aver contribuito alla sua uscita dall’intelligence americana. La Casa Bianca di Trump è oggi in una posizione di forte dipendenza diplomatica dal Pakistan del primo ministro Shehbaz Sharif, che è diventato quasi indispensabile nella gestione della guerra con l’Iran. Avere al vertice della comunità intelligence una funzionaria con legami documentati con l’Rss, che è il principale avversario ideologico e strategico di Islamabad, poteva essere difficile da sostenere.