Esteri
l'annuncio e il bilancio •
Starmer si è dimesso. "Ho cambiato il paese, ma non basto più". Il discorso
Il premier laburista lascia dopo due anni. Il crollo nei sondaggi, le diserzioni dei ministri e, giovedì scorso, la vittoria di Andy Burnham a Markfield, favorito nella corsa alla successione
Keir Starmer ha annunciato e sue dimissioni da primo ministro britannico. "È stato l’onore della mia vita entrare a Downing Street”, ha detto Starmer davanti al numnero 10 di Downing Street, con i suoi ministri e staff riuniti. “Abbiamo ereditato un paese in grave difficoltà e abbiamo cercato di cambiare il cambiamento: stop all’austerità, un’economia che funziona, liste di attesa in ospedale ridotte, più diritti per lavoratori, abbiamo recuperato la reputazione del nostro paese. Ma non è stato possibile andare avanti. Il partito non crede più in me e mi dimetto. Ho informato il re”. Due anni dopo la vittoria elettorale del luglio 2024 – una delle più nette nella storia recente del Labour – il premier ha ceduto a pressioni interne che si accumulavano da mesi. Con lui cade il sesto primo ministro britannico nell'arco di un decennio. Ha annunciato che resterà premier fino a quando il congresso non avrà un vincitore, e che le candidature apriranno il 9 luglio, con l'obiettivo di chiudere entro la pausa estiva. Il nuovo leader sarà dunque in carica prima che il Parlamento riprenda, a settembre.
Le dimissioni arrivano il giorno esatto in cui Andy Burnham, che aveva apertamente dichiarato di voler sfidare Starmer per la guida del partito, veniva giurato come deputato ai Comuni dopo aver vinto il by-election di Makerfield giovedì scorso. Quella vittoria, con il 54,8 per cento dei voti, è stata la spallata finale. La scala della sua affermazione contro il candidato di Reform di Farage è stata definita "la goccia che ha fatto traboccare il vaso": impossibile, per Starmer, immaginare di reggergli testa in un congresso.
Il declino parte da lontano. Alla fine del 2025 i sondaggi collocavano Starmer tra i premier più impopolari della storia britannica recente, con paragoni ricorrenti a Liz Truss. A gennaio 2026, YouGov stimava che il 75 per cento degli elettori avesse un'opinione sfavorevole di lui, con un net favorability di −57. Alle elezioni locali di maggio il Labour aveva perso oltre 1.100 consiglieri in Inghilterra, mentre Reform UK ne conquistava più di 1.450. Più di ottanta deputati laburisti avevano chiesto apertamente le sue dimissioni. Le defezioni nel governo hanno accelerato la crisi. Il ministro della Salute Wes Streeting si era dimesso il mese scorso con un attacco frontale, definendo Starmer incapace di guidare il Labour alle prossime elezioni. Poi, all'inizio di giugno, anche il ministro della Difesa John Healey aveva lasciato, accusando il premier di non aver mantenuto gli impegni pubblici sugli investimenti militari. Charlie Falconer, membro senior dei Lord laburisti, aveva detto alla BBC sabato che Starmer non aveva "assolutamente più alcuna autorità". L'Observer aveva scritto, sabato questo, che Starmer aveva concluso che la sua posizione non era più sostenibile, dopo aver consultato ministri senior, consiglieri politici, donatori del partito e leader sindacali. Il piano era un'uscita ordinata da Downing Street, con una tempistica chiara.
Sullo sfondo, il fardello del caso Mandelson: la scelta di nominare il veterano laburista Peter Mandelson ambasciatore a Washington nel dicembre 2024, nonostante i suoi legami con il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, ha causato danni duraturi all'immagine di Starmer, che alla fine è stato costretto a licenziarlo. E poi Trump, che questa domenica ha scritto su Truth Social che Starmer si sarebbe dimesso, accusandolo di aver "fallito clamorosamente su immigrazione ed energia".
Il successore più probabile è Burnham, soprannominato il "Re del Nord" per la sua rappresentanza delle istanze dell'Inghilterra settentrionale, favorito schiacciante tra i deputati laburisti. Gli altri nomi che circolano per la successione includono Wes Streeting, David Lammy, Shabana Mahmood, Angela Rayner e Ed Miliband. Per presentarsi, i candidati devono ottenere il sostegno del 20 per cento dei deputati laburisti; se più di uno supera la soglia, si va al voto degli iscritti.
Le dimissioni cadono alla vigilia del decimo anniversario del referendum sulla Brexit: fuori da Downing Street, mentre Starmer parlava, gli attivisti anti-Brexit hanno fatto risuonare l'Inno alla Gioia.
Il discorso integrale di Starmer
Una pagina della storia del nostro Paese si volta dopo anni di delusioni e disperazione. L'opportunità di cambiare in meglio la vita di milioni di persone.
Ecco perché sono entrato in politica. Il percorso per arrivare a questo punto non è stato facile. Sei anni fa, ho ereditato un Partito Laburista in bancarotta politicamente, finanziariamente e moralmente.
Mi è stato ripetuto più e più volte che il mio partito era finito, che eravamo destinati alla storia, che una maggioranza alle elezioni generali, per non parlare di una maggioranza schiacciante, era impossibile. Ma abbiamo dimostrato che si sbagliavano, perché abbiamo cambiato il nostro partito, estirpando il veleno dell'antisemitismo, ripristinando la fiducia nell'economia, nella difesa e nella sicurezza nazionale, e diventando di nuovo un partito che si erge con orgoglio al fianco, e non contro, la nostra bandiera nazionale.
Il duro lavoro per il cambiamento aveva un unico scopo: non il potere fine a se stesso, ma cambiare la Gran Bretagna in meglio. Costruire un paese più equo, basato sulla dignità e sul rispetto, dove tutti siano visti, tutti siano valorizzati, dove la ricchezza e le opportunità siano per tutti, non solo per i pochi privilegiati.
E guardate cosa abbiamo realizzato in soli 2 anni: un'economia più forte, che cresce più velocemente dei nostri pari, salari che aumentano più rapidamente dell'inflazione ogni singolo mese da quando siamo al potere. Investimenti garantiti, infrastrutture in costruzione, fine dell'austerità con il calo più rapido delle liste d'attesa del Servizio Sanitario Nazionale (NHS) degli ultimi 17 anni, il più grande miglioramento dei diritti per lavoratori e inquilini in una generazione, il più grande aumento della spesa per la difesa dalla Guerra Fredda, calo degli attraversamenti con piccole imbarcazioni, chiusura degli hotel per richiedenti asilo, protezione dei giovani dai social media e mezzo milione di bambini tirati fuori dalla povertà grazie alle scelte che ho fatto.
La nostra reputazione nel mondo è stata ripristinata, con la Gran Bretagna che ancora una volta si è schierata a difesa della decenza, del rispetto e dello stato di diritto, ha concluso accordi commerciali, si è schierata al fianco dell'Ucraina, ha difeso i propri valori e ha ricostruito il rapporto con i propri alleati in Europa.
Cambiamento promesso da un governo laburista, cambiamento per cui un governo laburista ha lottato, cambiamento realizzato da un governo laburista. Ma so che la domanda che ci si pone ora non è chi fosse nella posizione migliore per cambiare il Partito Laburista, per portarci al potere e per iniziare l'opera fondamentale di miglioramento della vita di milioni di persone. A queste domande è già stata data risposta.
La domanda che il mio partito si pone ora è se io sia la persona più adatta a guidarci verso le prossime elezioni generali. Ho ascoltato la risposta del mio gruppo parlamentare a questa domanda e la accetto con serenità. Ogni decisione che ho preso è stata dettata dal mettere al primo posto il Paese che amo.
Ecco perché mi dimetterò da leader del Partito Laburista. Ho parlato con Sua Maestà il Re stamattina per informarlo della mia decisione. Chiederò al Comitato Esecutivo Nazionale del Partito Laburista di definire un calendario con l'apertura delle candidature il 9 luglio e la conclusione entro la pausa estiva.
In caso di competizione elettorale, ciò garantirà la presenza di un nuovo leader prima della ripresa dei lavori parlamentari a settembre. Rimarrò in carica come Primo Ministro fino alla conclusione della competizione e farò tutto il possibile per garantire un passaggio di poteri ordinato.
Darò inoltre al mio successore il mio pieno e incondizionato sostegno, sapendo che erediterà una Gran Bretagna molto più forte e giusta di quella che ho ereditato io due anni fa, meglio preparata ad affrontare le sfide future e più capace di garantire al Partito Laburista un secondo mandato al governo.
Desidero ringraziare tutti gli amici e i colleghi che mi sono stati accanto in questi ultimi sei anni circa per il loro incredibile impegno, il loro servizio e il loro sostegno.
Desidero ringraziare il brillante staff di Downing Street e gli straordinari dipendenti pubblici del nostro Paese, che dedicano la loro vita al servizio pubblico.
E quando lascerò il lavoro più importante del paese, dedicherò più tempo al lavoro più importante: essere il miglior marito possibile per la mia fantastica moglie Vic, che è stata una roccia al mio fianco nei momenti belli e in quelli brutti, ed essere il miglior padre possibile per i miei splendidi figli, che sono il mio orgoglio e la mia gioia. Grazie mille.