In un paese come l’Italia, lo sappiamo, provare a separare le carriere non è semplice, a volte genera dolori, altre volte alimenta delusioni e il più delle volte offre occasioni per rafforzare, dentro ciascuno di noi, un senso profondo di frustrazione. Le carriere di cui spesso si parla, quando si parla di carriere da separare, sono quelle dei giudici e dei pubblici ministeri, ma su questo tema ci torneremo con calma tra uno o due secoli, d’altronde, effettivamente, non c’è traccia di giudici che facciano copia-incolla delle ordinanze dei pubblici ministeri (chiedere ai gip di Milano, che hanno avallato senza colpo ferire i teoremi campati per aria portati avanti dai pm della procura sul caso dell’urbanistica). Ma le carriere da separare di cui dovremmo occuparci urgentemente oggi sono altre e riguardano un mondo che si trova decisamente lontano da quello della giustizia italiana.
Separare le carriere non è semplice, lo sappiamo, ma se ci sono carriere che andrebbero separate con urgenza, oggi, sono quelle che riguardano i grandi talenti del mondo che meriterebbero di essere giudicati non per quello che dicono, non per le proprie idee, ma per quello che fanno, con i propri progetti. Il caso più clamoroso registrato negli ultimi giorni di carriere che proprio non riusciamo a separare è quello che riguarda Elon Musk, la cui quotazione da record a Wall Street di SpaceX è stata trattata dai giornali come una notizia di secondo piano, meno rilevante di un’intervista del commissario tecnico dell’Uruguay offerta ai cronisti senza guardare l’obiettivo della telecamera. Poco importa se l’Ipo di Musk è stata valutata circa 1.750-1.770 miliardi, record storico per qualsiasi Ipo (anche se negli ultimi giorni qualcosa ha perso). Poco importa che la quotazione abbia portato SpaceX sopra i 2.600 miliardi, facendola avvicinare a colossi come Amazon. Poco importa che ci sia un’azienda che ha convinto gli investitori sulla possibilità di generare 1.000 miliardi di ricavi entro il 2030 attraverso data center spaziali, intelligenza artificiale, satelliti, robotica, software. Musk, in questi giorni, ha fatto notizia per il suo essere diventato, che vergogna, il primo “trilionario” della storia della finanza. E la ragione della distrazione di massa nei confronti di Musk, soprattutto nella stampa progressista, è legata ovviamente all’incapacità di separare le carriere. Tesi: Musk è un sovranista, è suprematista, è estremista, è trumpiano, è ovviamente fascista e nulla di quello che può fare nella sua vita privata, da imprenditore, merita di essere valorizzato, perché valorizzare ciò che fa Musk come imprenditore significherebbe legittimare ciò che Musk sostiene e promuove da agit-prop politico. In alcuni casi, come quando si parla di X, separare le carriere è difficile, la piattaforma social di Musk è uno strumento con cui Musk si preoccupa prima di tutto di fare politica, non quattrini. Ma se si ha la forza di mettere a fuoco ciò che Musk sta combinando da molti anni come imprenditore, anche chi oggi giudica Musk solo per il suo reddito e per il suo credo potrebbe avere buone ragioni per capire perché, da imprenditore, l’inventore di SpaceX e di Tesla dovrebbe essere osservato con simpatia proprio da coloro che si considerano follower del pensiero progressista. Chiudete gli occhi e pensateci un attimo. Musk è certamente un uomo di estrema destra, ma un uomo o una donna di sinistra possono chiudere gli occhi di fronte all’incredibile storia di Musk, che altro non è che quella di un immigrato, nato in Sudafrica, passato dal Canada e arrivato poi negli Stati Uniti, che ha fatto fortuna nel paese in cui è approdato grazie alla forza delle idee? Musk è certamente un uomo di estrema destra, ma un uomo o una donna di sinistra possono chiudere gli occhi sul fatto che il mito di Musk, la sua fortuna si sono consolidati nel momento in cui Musk è riuscito a trasformare in business un’idea: quella di un mondo più decarbonizzato, più pulito, più elettrico, attraverso la Tesla? Musk è certamente un uomo di estrema destra, ma un uomo o una donna di sinistra possono chiudere gli occhi sul fatto che Musk, prima ancora di Tesla e di SpaceX, con PayPal ha contribuito a rendere più normale un’economia di pagamenti digitali, registrati e verificabili, cioè un mondo in cui l’evasione fiscale trova meno zone d’ombra, favorendo il passaggio da pagamenti informali, opachi, difficili da controllare, a pagamenti tracciabili? Musk è certamente un uomo di estrema destra, un brutto ceffo che alimenta disordine nel mondo, ma un uomo o una donna di sinistra possono chiudere gli occhi rispetto al fatto che Musk, con la sua Starlink, sta aiutando gli ucraini a difendersi con forza ed efficacia da un brutto ceffo di nome Putin e sta aiutando con coraggio il popolo iraniano a difendersi dalla censura sulla rete a cui gli iraniani sono costretti a causa dei blocchi a internet voluti dagli ayatollah? Musk può fare orrore, e lo fa anche a noi, ma una sinistra che ha a cuore l’integrazione degli immigrati, lo sviluppo dell’auto elettrica, la necessità di dare un futuro agli operai che lavorano nell’automotive, la lotta contro i regimi totalitari può dimenticare il Musk imprenditore solo per quello che dice, solo per quello che incassa, dimenticando quello che fa, dimenticando che, per dire, SpaceX ha creato migliaia di posti di lavoro nelle comunità operaie, dimenticando che l’Ipo di SpaceX ha reso milionari 4.400 dipendenti ed ex dipendenti di SpaceX, di cui 400 detengono azioni per un valore superiore a 100 milioni di dollari, dimenticando quanto Musk sia riuscito a rendere pop la transizione ecologica rendendola sexy più di quanto non sia riuscita a fare negli anni l’agenda Greta? Musk può fare orrore, e ne fa molto anche a noi, politicamente parlando. Ma imparare a separare le carriere tra gli imprenditori che agiscono nell’esercizio delle proprie funzioni e gli imprenditori che fuori dall’esercizio delle proprie funzioni hanno idee politicamente deprecabili è l’unico modo per tenere aperti gli occhi sul mondo, imparando a osservare il futuro con lo sguardo curioso di chi si interroga su come si possa cancellare dal racconto pubblico un imprenditore che è riuscito nell’impresa di trasformare il futuro non in un sogno da rimuovere ma semplicemente in un sogno su cui investire, che ricchezza a parte e invidia sociale a parte dovrebbe appassionare non solo la destra estremista che lo coccola ma anche la sinistra anticapitalista che lo combatte.