Sagge ginocchiate contro Trump. Il tycoon e Meloni possono stare vicini solo in foto, per fortuna

La scazzottata sulla foto del G7 è parte di un film più grande che ci ricorda una verità rimossa: l’unica vicinanza che esiste ancora fra Trump e Meloni è nelle Polaroid e sarà anche su questa svolta che si decideranno le elezioni

20 GIU 26
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Foto Ansa

Non si può dire che sia una buona notizia, come proverà forse oggi a sostenere qualcuno, la nuova scazzottata tra Giorgia Meloni e Donald Trump, andata in onda ieri ventiquattro ore dopo il G7 di Évian. E non si può dire che sia una buona notizia, per Meloni, ricordare che i suoi rapporti con Trump siano ai minimi termini perché ad aver investito, nel passato, sul rapporto con Trump, sulla capacità dell’Italia meloniana di essere un ponte tra l’Europa e gli Stati Uniti, era stata proprio Giorgia Meloni, e se un ponte su cui avevi scommesso crolla, per quanto quel ponte potesse essere complicato da realizzare si tratta sempre di un obiettivo fallito. Nella polemica andata in scena ieri fra Trump e Meloni – polemica al centro della quale vi è una frase consegnata da Trump a un giornalista di La7, Daniele Compatangelo, mandata in onda da David Parenzo a “L’aria che tira”, in cui Trump sostiene che Meloni lo avrebbe implorato di fare una foto insieme, e che lui avrebbe accettato solo perché Meloni gli aveva fatto “pena”, circostanza smentita da Meloni – nella polemica, si diceva, sulla foto al G7 di Évian c’è un tema interessante che merita di essere illuminato e che permette di fotografare, come uno scatto con una Polaroid, lo stato dell’arte dei rapporti fra Trump e Meloni. Il tema è presto detto.
A oggi, l’unica vicinanza che esiste fra Trump e Meloni, in politica estera, e non solo lì, è quella che si può registrare nelle foto, e nonostante il tentativo da parte di coloro che detestano Meloni di descrivere il presidente del Consiglio come inginocchiato alla corte di Trump, il dato più rilevante è un altro e coincide con il numero di ginocchiate notevoli rifilate negli ultimi mesi da Meloni a Trump. A inizio gennaio, la linea rossa fissata da Meloni, con il resto dell’Ue, sulla Groenlandia. A fine gennaio, le accuse a Trump sui dazi ulteriori minacciati dal presidente americano contro i paesi europei andati in soccorso della Groenlandia. Ancora a gennaio, il ceffone mollato a Trump sullo scarso impegno secondo il presidente americano dei soldati italiani in Afghanistan. A febbraio, il no al Board of Peace su Gaza, con l’Italia che sceglie il profilo da paese osservatore, non da paese membro.
A inizio marzo, la condanna della guerra di Trump in Iran, definita da Meloni una pericolosa tendenza a intervenire fuori dal diritto internazionale. A fine marzo, il no all’utilizzo, per alcuni velivoli militari americani, della base siciliana di Sigonella per operazioni in medio oriente. Ad aprile, il no all’invio di navi italiane nello Stretto di Hormuz, non prima di una pace. A metà aprile, la condanna delle parole usate da Trump contro Papa Leone XIV, definite dal presidente del Consiglio “inaccettabili”. A inizio maggio, le critiche di Meloni all’ipotesi americana di rivedere la presenza americana in Italia. Per non parlare, nel corso dei mesi, della distanza plastica avuta dall’Italia, come tutti i principali paesi dell’Unione europea, sul tema della difesa dell’Ucraina: Trump, da quando è alla Casa Bianca, ha fatto di tutto per rafforzare Putin e indebolire Zelensky, mentre l’Europa, compresa l’Italia di Meloni, ha fatto di tutto per rafforzare Zelensky e indebolire Putin, compreso approvare pacchetti su pacchetti di sanzioni contro la Russia di Putin. Le ragioni per cui, recentemente, in diverse occasioni, Trump ha manifestato contrarietà rispetto al percorso di Meloni (in pochi mesi il presidente americano ha detto della premier: “Sono scioccato da lei”, “pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo”, “pensa che l’America dovrebbe fare il lavoro per lei”, “l’Italia non c’era quando avevamo bisogno di lei”, “mi hai abbandonato”, “mi ha implorato di fare una foto con lei”, “mi ha fatto pena”) sono legate anche al cambio di passo avuto da Meloni negli ultimi mesi che comprensibilmente ha disorientato Trump, che sperava di avere in Meloni un’alleata con cui ridimensionare il peso dell’Unione europea e si è ritrovato invece una leader allineata all’Unione europea che prova a ridimensionare la portata della minaccia di Trump.
Trump, come spesso gli capita, ha detto una fesseria sulla foto di Meloni. Ma le foto di Trump e Meloni rappresentano a loro modo una notizia: a oggi, l’unica vicinanza che esiste fra Trump e Meloni, in politica estera, e non solo lì, è quella che si può registrare nelle foto, e la capacità di Meloni di trasformare il suo dissenso trumpiano in un tratto identitario non sarà semplice ma sarà uno dei terreni su cui si giocherà probabilmente il suo futuro alle prossime elezioni.