Andy Burnham dimostra che battere Farage si può e si candida a prendere il posto di Keir Starmer

Il sindaco di Manchester ha deciso di presentarsi a questa elezione perché vuole tornare ai Comuni e da lì lanciare la sfida alla leadership del premier laburista

19 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 18:54
Immagine di Andy Burnham dimostra che battere Farage si può e si candida a prendere il posto di Keir Starmer

Foto Ansa

Il Labour britannico ha ottenuto una grande vittoria alle elezioni suppletive di Makerfield, sconfiggendo il partito di Nigel Farage, Reform Uk, che soltanto un mese fa aveva ottenuto il miglior risultato di sempre alle amministrative (è diventato il primo partito del Regno Unito), spezzando quel senso di inevitabilità che aveva preso a circolare attorno all’idea che Farage potesse davvero diventare primo ministro. Il 55 per cento del Labour contro il 35 di Reform, con una grande affluenza rispetto alla media, è anche il segnale che la mobilitazione di Farage, tanto arrembante e sfrontata, potrebbe aver raggiunto il suo picco e che ora sia destinata a calare. Grande festa quindi a casa Labour? No, perché a vincere a Makerfield è stato Andy Burnham.
Il sindaco di Manchester ha deciso di candidarsi a questa elezione perché vuole tornare ai Comuni e da lì lanciare la sfida alla leadership del premier laburista Keir Starmer, con l’obiettivo di prenderne il posto. Alle amministrative di maggio, il Labour ha ottenuto un risultato pessimo e buona parte del partito ha deciso che la colpa fosse di Starmer, della sua cautela, delle sue promesse non mantenute: qualcuno si è dimesso dal governo, qualcun altro ha chiesto al premier di presentare un calendario per un ritiro ordinato e delle primarie educate, ma Starmer aveva deciso di tirare dritto, dicendo non senza ragione che una crisi autoindotta del governo sarebbe stato un regalo indebitamente generoso a Farage. Ma anche Andy Burnham ha deciso di tirare dritto: aveva già cercato di tornare ai Comuni alla fine dell’anno scorso ma una manovra un pochino scomposta dell’allora chief of staff di Starmer, Morgan McSweeney (che nel frattempo si è dimesso per l’affaire Mandelson: questo governo sarà stato sì poco incisivo, ma non ha mai avuto un attimo di pace), gliel’aveva impedito. Così, quando ha sentito di nuovo l’odore del sangue, Burnham non si è fatto scappare l’occasione, ha ottenuto il permesso di candidarsi e ora ha vinto. Di più: ha vinto alla grande e quindi ora non è soltanto un parlamentare che può sfidare il premier, ma è anche quello che ha dimostrato che battere Farage si può.
Ora si apre la conta dentro al Labour, chi sta con chi: Starmer ha prima detto che, se ci dovessero essere delle primarie lui vuole partecipare, ma poi sono filtrate indiscrezioni sul fatto che invece voglia dimettersi e organizzare una fuoriuscita cortese e ordinata invece che costringere il partito e il paese a uno spettacolo che negli ultimi anni è stato frequente e deprimente: l’avvicendarsi brutale di diversi premier (lo facevano i conservatori, tra l’altro).
Burnham è sembrato inamovibile nella sua pretesa di aprire la sfida, mentre in molti titoli di giornali e televisioni compare come il probabile prossimo premier britannico. Ci sono i fedeli di una parte e dell’altra, ci sono le buone ragioni di qui e le buone ragioni di là, c’è una promessa di cambiamento da parte di Burnham – ha detto che questa è l’ultima occasione per salvare il governo laburista, e il salvatore è naturalmente lui – che ancora non ha alcun connotato, perché come spesso accade, questa è una sfida di potere non di idee. E Farage, che da maggio ripete “Starmer out” potrebbe infine ottenere quello che voleva, per gentile concessione di Andy Burnham.