Altro attacco a Niamey dove ci sono soldati italiani

Dopo il precedente di gennaio, la capitale del Niger torna a diventare il bersaglio dei terroristi. I sospetto sull'Isis, anche stavolta

19 GIU 26
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Intorno alle 6 del mattino di ieri l’aeroporto di Niamey, in Niger, è stato attaccato per la seconda volta in sei mesi. La notizia è di rilievo anche per il nostro paese, perché nella Base 101, all’interno dell’aeroporto, sono stanziati circa 300 soldati italiani impegnati nella missione Misin, che si occupa dell’addestramento delle forze nigerine. I nostri uomini sono gli unici militari occidentali di stanza in Niger e sono ospitati a poche centinaia di metri dagli Africa Corps, i mercenari russi che dal 2023 sono il principale sponsor della giunta golpista guidata da Abdourahamane Tiani. La dinamica dell’attacco di ieri è ancora confusa. Si sa che un gruppo di uomini armati ha raggiunto il checkpoint dell’aeroporto a bordo di un’auto di piccola cilindrata e da lì è iniziata una sparatoria. Dopo qualche ora, le forze nigerine sono riuscite a catturare due membri del commando, aiutate da alcuni residenti. Sebbene il gesto non sia ancora stato rivendicato da nessun gruppo armato, i principali sospetti vanno in direzione dell’Isis, che già a gennaio aveva preso il controllo dell’aeroporto distruggendo diversi velivoli militari. L’attacco dimostra ancora una volta le difficoltà della giunta militare nel mantenere la sicurezza nel paese. Poche ore prima dell’attentato nella capitale, un altro era stato lanciato nel villaggio di Tassia, nella regione di Tillaberi, causando decine di morti. Significa che l’Isis nel Sahel ha affinato le sue capacità nel lanciare attacchi coordinati e ambiziosi a obiettivi strategici come l’aeroporto dove si sospetta siano ancora stoccate alcune tonnellate di uranio estratto dalla miniera di Arlit.