Adesso anche il G7 crede nelle "sanzioni a lungo raggio" di Zelensky

L'Ucraina potrà produrre sul suo territorio missili con licenza di altri paesi e concordano tutti, anche gli Stati Uniti. Gli alleati di Kyiv hanno capito che per portare la Russia al tavolo dei negoziati non basta la difesa. Dati dalla crisi del carburante di Mosca e dalla Crimea in cui i russi non vanno più in vacanza
18 GIU 26
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I russi non vanno più in vacanza in Crimea. E non soltanto perché la penisola ucraina occupata da Mosca dal 2014 è territorio di guerra, arrivano gli attacchi ucraini per colpire gli arsenali e le truppe del Cremlino, ma perché è sempre più difficile raggiungere le località di vacanza. La strada che collega la Russia alla Crimea è bersagliata da Kyiv, che con i droni persegue l’obiettivo di scollegare la penisola da Mosca, lasciando i soldati senza rifornimenti, e molti russi preferiscono risparmiare il carburante che scarseggia in seguito agli attacchi ucraini contro i depositi e le raffinerie di petrolio russi. Il Kommersant ha spiegato la crisi in numeri: dal 24 maggio al 6 giugno, il numero di prenotazioni in Crimea è diminuito del 31 per cento rispetto all’anno precedente
Nella città di Sebastopoli, le prenotazioni sono state del 40 per cento in meno. Il quotidiano spiega che se i russi rinunciano alla penisola è per il carburante, che ormai viene razionato in più di cinquanta regioni della Russia e in tutti i territori occupati dell’Ucraina: Crimea, oblast di Luhansk, Donetsk, Zaporizhzhia e Kherson. Chi non vuole rinunciare al Mar Nero preferisce fermarsi in territorio russo, non oltrepassare l’oblast russa di Krasnodar e fermarsi ad Anapa. La Crimea è ormai uscita dai primi dieci posti della classifica delle località di vacanza dei russi e il motivo è che nessuno vuole rimanere bloccato in un territorio su cui volano i droni ucraini e la benzina arriva ancora meno che in altre zone.
Il sito russo The Bell, che si occupa soprattutto di economia, ha segnalato che le restrizioni sulla vendita di carburante impongono in cinquantatré regioni, oltre ai territori occupati, che gli automobilisti possano acquistare al massimo cinquanta litri di carburante. Le principali compagnie petrolifere russe, come Rosneft, hanno vietato la vendita di benzina in tanica in tutta la Russia. Kyiv ha inaugurato da tempo la stagione di quelle che chiama “sanzioni a lungo raggio”; gli attacchi per colpire i settori economici che consentono al Cremlino di continuare a finanziare la sua macchina della guerra. Agendo con precisione, l’Ucraina ha creato una situazione che per i russi peggiora di giorno in giorno e secondo le stime di Bloomberg, almeno otto delle dieci maggiori raffinerie di petrolio della Russia sono state attaccate a maggio, sei a giugno e alcune hanno del tutto sospeso le attività. Il volume della raffinazione di petrolio in Russia è ai minimi degli ultimi sedici anni, quindi la produzione di carburante è ancora più stagnante del periodo della pandemia.
Nei territori ucraini che la Russia occupa la situazione è peggiore a causa delle vie di comunicazione compromesse. L’idea della russificazione dei territori occupati si sposa sempre di più con la constatazione della povertà e della mancanza di beni di prima necessità. In alcune zone ci sono problemi anche con le fognature, la sanità è compromessa e chi non accetta di prendere il passaporto russo, rinunciando a quello ucraino, non ha diritto a nessun tipo di assistenza.
L’esercito russo non si sente più al sicuro nei territori che occupa e in alcuni casi ha iniziato a spostare le sue infrastrutture e i suoi centri di comando. Lo spostamento è già avvenuto in Crimea, dove la Flotta russa del Mar Nero aveva iniziato a spostare i suoi organi di comando dopo che l’Ucraina aveva preso a neutralizzare le navi russe. Adesso Mosca sta rimuovendo quanto era rimasto, prediligendo la città russa di Novorossiysk come più sicura rispetto a Sebastopoli, occupata proprio per la sua posizione strategica.
Kyiv è determinata a far pagare a Mosca i costi della guerra, a far sentire le conseguenze a Vladimir Putin e ai russi. L’obiettivo è forzare la Russia a un negoziato. L’approccio sembrava impossibile e rischioso agli alleati di Kyiv fino a qualche mese fa, ma i risultati ci sono e al G7 che si è chiuso ieri a Évian-les-Bains è stato raggiunto un nuovo accordo che punta a far pressione su Mosca: l’Ucraina produrrà missili a lungo raggio e sistemi di difesa aerea di licenza occidentale direttamente sul suo territorio. Non è un accordo soltanto per aumentare le capacità di Kyiv di difendersi, ma anche di colpire in profondità. E nell’accordo ci sono tutti, anche gli Stati Uniti del presidente Donald Trump, che ieri in conferenza stampa ha ringraziato Vladimir Putin per essere “rimasto neutrale con l’Iran, avrebbe potuto causarci molti più problemi”. La Russia ha fornito le coordinate a Teheran per colpire le basi americane in medio oriente.