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Delirio a Evian •
Trump sproloquia su Israele (“esiste grazie a me”) e dimostra di non avere capito nulla di al Sharaa
Al G7 di Évian Trump attacca Netanyahu, rivendica di avere salvato Israele e propone di affidare alla Siria la partita contro Hezbollah. Ma al Sharaa non vuole farsi trascinare in Libano per conto degli americani
17 GIU 26

Donald Trump al G7 di Évian (foto Ansa)
Ieri, al G7 di Évian-les-Bains, l’invettiva di Donald Trump contro Benjamin Netanyahu è andata in crescendo. E’ iniziata con un “non sono contento” ed è sfociata in una sfida aperta allo stato ebraico: “Senza gli Stati Uniti, Israele non esisterebbe. Senza di me, Israele non esisterebbe perché nessun altro presidente ha fatto quello che ho fatto io per Israele”. Mancava poco che i toni duri e coloriti con cui Trump si era rivolto telefonicamente a Bibi e filtrati in queste settimane dai leak – “sei un pazzo”, “che c... stai facendo?” – si ripetessero pure a favore di telecamere. Seduto al fianco del presidente americano, l’emiro del Qatar al Thani, tra i principali sponsor di Hamas, faceva di tutto per sforzarsi di non dare troppo a vedere la propria soddisfazione.
“Israele sta combattendo Hezbollah da troppo tempo e troppe persone vengono uccise”, ha detto Trump, infuriato per l’ostinazione con cui Netanyahu intende andare avanti nella guerra in Libano. “Non è necessario demolire un palazzo ogni volta che si cerca qualcuno. Perché in quei palazzi ci sono molte persone. E non sono tutte di Hezbollah, questo ve lo posso assicurare”.
La volontà di Netanyahu di ignorare il confuso – e finora misterioso – deal siglato tra Stati Uniti e Iran ha mandato Trump su tutte le furie, buttando la questione sulle abilità tattiche e militari del governo israeliano, incapace di schiacciare Hezbollah una volta per tutte: “Non sono contento di come si sono comportati. Avrebbero dovuto agire più rapidamente. La situazione si trascina all’infinito. E quando succede, getta un’ombra negativa sull’accordo più importante, che è quello con l’Iran”, ha detto Trump.
Lamentando la disubbidienza di Netanyahu – e coltivando forse segretamente un desiderio di deresponsabilizzazione dal contesto libanese – il presidente americano ha alzato ulteriormente la posta e ha dichiarato che evidentemente farebbe meglio a rivolgersi a qualcun altro contro i combattenti filoiraniani. Per esempio alla Siria, vecchio pallino di Trump. “Ho suggerito a Israele di lasciare che sia la Siria a occuparsi di Hezbollah. Perché, a essere sincero, penso che lo farebbero meglio. Il presidente siriano Ahmed al Sharaa “è molto capace. Ed è stato molto utile per me. Ha fatto tutto ciò che gli ho chiesto… E se Israele non può farlo senza uccidere tutti gli altri, lo farà lui. La Siria lo farà”.
Peccato che al Sharaa la pensi molto diversamente. Il presidente siriano è sempre stato cauto sull’ipotesi di intervenire contro Hezbollah, e anzi due giorni fa ha ribadito pubblicamente che non intende imbarcarsi in una guerra in Libano, con il rischio di condurre la Siria in una nuova guerra civile. “Sono notizie inaccurate”, aveva detto, aggiungendo appelli alla moderazione e al dialogo con Beirut.
Invitato sia da Trump a Washington, dove era atteso domenica scorsa, sia da Macron al G7, al Sharaa ha disertato entrambi gli eventi, che pure avrebbero avuto una portata storica – sarebbe stata la prima partecipazione di un presidente siriano alla riunione dei sette grandi della terra. Il rifiuto non è arrivato a caso. Una fonte siriana a Washington, molto informata delle mosse del presidente siriano negli Stati Uniti, ha spiegato al Foglio che al Sharaa “non intende affrontare eventi internazionali per non esporsi su questioni come la guerra in Libano e l’accordo che ha in ballo con Israele” per la questione dei confini meridionali e delle incursioni di Tsahal.
Quello che Trump non ha capito di al Sharaa è che per quanto debba tutto o quasi agli Stati Uniti – soprattutto per la cancellazione delle sanzioni economiche – il presidente siriano non è intenzionato a gettare tutto al vento imbarcandosi in una guerra su ordine degli americani. La questione degli assadisti filo Hezbollah è più viva che mai in Siria e fare la guerra ora in Libano significherebbe infiammare ulteriormente il paese dall’interno. Nel giorno in cui ConocoPhillips, una delle principali major americane per il gas e il petrolio, ha firmato il primo accordo con il governo siriano dalla caduta di Assad, al Sharaa non vuole passare per l’utile idiota di Trump.
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Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.

