“A Israele non piace l’accordo, ma il 7 ottobre oggi non sarebbe possibile”. Parla Amidror

"Teheran sta comprando tempo. In questo modo può ricostruire le infrastrutture e recuperare la capacità di produrre missili", dice l'ex generale di stato maggiore israeliano: "Gli americani hanno commesso un altro grave errore permettendo agli iraniani di dire che hanno voce in capitolo in Libano"

17 GIU 26
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Foto Ansa

“Conosco bene il modo di negoziare degli iraniani e degli americani e non finirà in sessanta giorni, ce ne saranno altri sessanta, poi altri sessanta e nel frattempo gli iraniani avranno la capacità di riprendersi”. Secondo Yaakov Amidror, ex generale di stato maggiore israeliano e capo del Consiglio per la sicurezza nazionale del governo Netanyahu, oggi analista al Jinsa di Washington e al Jerusalem institute for strategic studies, è il tempo quello che gli iraniani volevano. “Prima di tutto dobbiamo essere molto cauti, non sappiamo su cosa stiano trattando” dice al Foglio Amidror. “Ci sono fughe di notizie dal lato iraniano, ma non sappiamo cosa sia vero e cosa sia propaganda. Quello che possiamo dire con certezza è che la base dell’accordo è che gli iraniani avranno molto denaro e che riapriranno Hormuz e solo dopo inizieranno i negoziati. Quindi, anche se alla fine dei negoziati dovesse scoppiare una grande crisi perché non si raggiungerà un accordo, gli iraniani saranno molto più forti di quanto non fossero oggi”.
A quel punto la domanda sarà: “Che tipo di leva avranno gli americani nei confronti di un Iran più forte mentre si avvicinano le elezioni di metà mandato? E chissà cosa succederà dopo”. In pratica Amidror sta dicendo che gli iraniani hanno comprato il tempo. “Stanno comprando tempo sì, per loro il tempo è fondamentale perché Trump ha solo due anni, mentre l’Iran si rafforza durante questo periodo. Possono ricostruire le infrastrutture, recuperare la capacità di produrre missili e così via. Gli americani hanno commesso un altro grave errore permettendo agli iraniani di dire che hanno voce in capitolo in Libano”.
Israele non è contento dell’accordo. “No, pensavamo che gli americani sarebbero stati più intelligenti e non avrebbero commesso errori così gravi. Ma se guardiamo alla situazione strategica di Israele, la nostra posizione di sicurezza oggi è molto migliore rispetto al 7 ottobre. Uno degli elementi più importanti della strategia iraniana per distruggere Israele è stato eliminato: è l’idea dell’‘anello di fuoco’ fatto di proxy che avrebbero dovuto stringere Israele da tutte le direzioni. Questa minaccia non esiste più e gli iraniani non possono ricostruirla: controlliamo la Striscia di Gaza, non possono più rifornire Hamas e Hamas non può raggiungerli. La Siria è uscita dall’asse, così hanno perso il ponte terrestre da Teheran al Mediterraneo e non possono più rifornire Hezbollah, possono mandare soldi in contanti, ma non armi. L’intero concetto di ‘anello di fuoco’ che doveva fare il lavoro per l’Iran è crollato. Inoltre è stato rotto il tabù, fortissimo in Israele e nel mondo, secondo cui gli israeliani non potevano fare nulla contro l’Iran senza gli americani: Israele ha infranto questo tabù il 25 giugno 2025 lanciando una guerra contro l’Iran senza di loro. Gli americani sono entrati solo l’undicesimo giorno per cogliere i frutti, perché hanno visto un progetto che stava andando molto bene. Non erano con noi dall’inizio”.
In occidente si guarda a Israele come a un peso. “Stiamo parlando di paesi che non sono disposti a sacrificare nulla per difendersi. Paesi pronti a sacrificare gli ucraini, ma non pronti a sacrificare niente per difendere i valori e l’eredità delle democrazie e della cultura occidentale. Sono pronti ad arrendersi ai barbari perché non vogliono combattere. Israele invece non è disposto ad arrendersi, ma è pronto a combattere i barbari”. C’è la possibilità che gli iraniani usino questo tempo per accelerare il programma nucleare, come la Corea del Nord. “Sono contento che lei abbia tirato in ballo la Corea del Nord. Cos’è successo lì? I paesi circostanti non erano disposti a combattere i barbari e ora i barbari hanno armi nucleari. Se tutti gli europei ci dicono ‘fate come la Corea del Sud’, significa essere pronti a dare ai barbari la capacità nucleare. C’è però una differenza enorme tra Iran e Corea del Nord. La Corea del Nord ha costruito il nucleare per difendersi. L’Iran vuole il nucleare per diventare la superpotenza del medio oriente, accelerare l’aggressività nella regione, esportare la ‘resistenza’ e fare delle organizzazioni terroristiche la forza dell’area”.
La minaccia iraniana, dice Amidror, nasce da un triplice impulso. “Per capire gli iraniani bisogna guardarli da tre punti di vista. Religioso: credono davvero che gli ebrei non abbiano diritto né legittimità a controllare la terra di questa regione, che appartiene ai musulmani, come nella guerra contro i Crociati. Nazionale e persiano: sognano di ricostruire il grande impero pre-macedone, il più grande del mondo. Un sogno simile a quello turco di ripristinare l’Impero Ottomano. E sciita: l’Iran è l’unico paese sciita che si considera rappresentante di tutti gli sciiti del medio oriente. Vogliono ribaltare la situazione degli ultimi cinquecento anni, in cui gli sciiti erano sempre gli ultimi, poveri e oppressi. Solo guardando questi tre aspetti si capisce il loro atteggiamento. Credono che esportando la ‘resistenza’ riusciranno a controllare il medio oriente, a migliorare la condizione degli sciiti e che uno degli elementi sia eliminare lo stato di Israele. Sanno che Israele è il più forte ostacolo ai loro piani, che distruggendolo otterrebbero legittimità in tutto il mondo musulmano, e non tollerano una società aperta e democratica che ha successo, perché va contro tutti i loro principi”. Leggiamo intanto di tanti paesi europei che comprano armi israeliane e allo stesso tempo a livello politico e retorico parlano di “apartheid” e “genocidio”.
“Tutti sanno che non c’è alcun genocidio” prosegue Amidror. “Il numero di palestinesi continua a crescere. E’ un genocidio strano in cui le vittime aumentano. Queste sono solo accuse folli per incolpare Israele. E’ come quando il New York Times ha scritto che Israele usava cani per stuprare i palestinesi. Per anni non capivo come europei intelligenti avessero potuto credere per secoli alla storia del sangue cristiano usato nel pane azzimo. Ora capisco: credono al genocidio, credono che stiamo facendo morire di fame Gaza, credono alle accuse del New York Times. E’ il nostro destino. Nel mondo continueranno sempre a incolpare gli ebrei di tutto. Dall’altra parte, noi siamo più che disponibili ad aiutare i paesi democratici e occidentali che condividono i nostri valori e interessi. Con tutto il rispetto per l’ipocrisia di tanti occidentali, non boicotteremo i paesi che vogliono difendersi”.