Esteri
Al G7 di Évian-les-Bains •
Zelensky incontra Trump, chiede Patriot e negoziati seri con Putin
Il presidente ucraino ha convinto tutti del valore di Kyiv (anche Lukashenka). La prova con il capo della Casa Bianca, che pensa soltanto a Teheran

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è arrivato al G7 di Évian-les-Bains dopo il bombardamento spietato contro Kyiv, dopo i colpi alla lavra delle Grotte (ha portato con sé le immagini della distruzione), e ben determinato a tornare a casa con due obiettivi: sostegno nel processo di pace e difesa aerea per proteggere le città quando i russi lanciano attacchi combinati di missili e droni. Il capo della Casa Bianca Donald Trump, invece, è arrivato in Francia con il peso del memorandum con gli iraniani, con la conclusione di un accordo che non esiste ma che la sua Amministrazione si ostina a presentare come la soluzione al programma nucleare della Repubblica islamica dell’Iran. L’ultimo incontro fra Zelensky e Trump era stato sei mesi fa a Palm Beach.
Era dicembre l’ultima volta che si sono visti e all’epoca gli Stati Uniti continuavano a parlare di un cessate il fuoco imminente fra Russia e Ucraina e di un’intesa quasi finalizzata. Poi è iniziata la guerra contro Teheran, l’Ucraina è uscita dall’interesse americano e, mentre Trump guardava altrove, Kyiv si è trasformata in una potenza esportatrice di droni dal medio oriente all’Europa, in grado di colpire con precisione le città, i depositi di carburante, le raffinerie della Russia – questi attacchi vengono chiamati “sanzioni a lungo raggio”.
Il sito ucraino Ukrainska Pravda ha pubblicato un resoconto su come Kyiv ha rivoluzionato la sua strategia di guerra, guadagnando un vantaggio significativo, mentre gli americani erano impegnati con l’Iran. Il primo passo è stato coinvolgere Elon Musk, mostrargli il furto russo dei terminali di Starlink, togliendo così a Mosca i satelliti, mentre l’industria dei droni di Kyiv progettava armi in grado di volare per chilometri utilizzando stabilmente internet. All’inizio di quest’anno il presidente ucraino ha capito che i negoziati erano completamente bloccati, che gli americani non avevano intenzione di occuparsi della guerra russa mentre dovevano ancora risolvere la questione iraniana e, senza il ponte offerto da Washington, la Russia non era intenzionata a parlare. Così l’Ucraina si è convinta della necessità di costringere Mosca non tanto alla pace, quanto al negoziato e dimostrare agli americani che non possono agire come semplici messaggeri, ma devono riprendere la loro autorità. Zelensky ha raccontato in una riunione con alcuni dei suoi collaboratori come sarebbe cambiata la strategia, e chi era presente all’incontro ha riferito all’Ukrainska Pravda che la stima di Kyiv è che Mosca in autunno non avrà altra scelta se non ricominciare a parlare. L’affermazione dimostra che l’Ucraina ha un piano per l’estate, non intende frenare i suoi attacchi in territorio russo e neppure l’offensiva diplomatica.
Zelensky ha inaugurato la nuova abitudine di mandare lettere. La più conosciuta è quella scritta a Vladimir Putin, in cui il presidente ucraino gli suggerisce di mettersi a trattare, perché non ha altre alternative. Dopo l’inverno di bombe russe sulle infrastrutture energetiche dell’Ucraina che hanno colpito con particolare insistenza Kyiv, Odessa, Kharkiv e costretto tutte le città al freddo al buio, il presidente ucraino ha catturato l’attenzione del mondo non come capo di una nazione bisognosa, stanca, piangente, ma come leader di un paese che ha rivoluzionato il campo di battaglia e la diplomazia e può offrire aiuto a chiunque ne ha bisogno. Dopo aver riscritto ogni regola, rimettendo Putin nel bunker, rendendolo più paranoico, isolato, meno attraente per i suoi alleati – il dittatore bielorusso Aljaksandr Lukashenka ha usato un’intervista per chiedere scusa al presidente ucraino per alcune affermazioni del passato e le sue parole sono segno del fatto che in questo momento teme più i droni di Kyiv dei ricatti di Mosca – a Zelensky resta soltanto di mostrare al distratto Donald Trump quanto tutto è cambiato in sei mesi. L’obiettivo è riportare gli Stati Uniti al tavolo dei negoziati non con il ruolo di passacarte desiderosi di chiudere il conflitto a ogni costo, ma come potenza capace di fare la differenza, e convincere gli americani a dare all’Ucraina la protezione di cui ha bisogno: i Patriot contro i missili russi.
Ieri Zelensky e Trump si sono parlati. I due erano seduti al tavolo attorno al quale poi li avrebbero raggiunti gli altri leader del G7. Al fianco di Zelensky era seduto il suo capo negoziatore Rustem Umerov, che è riuscito a costruire un buon rapporto con l’emissario americano Steve Witkoff. Al fianco di Trump, c’era il segretario di stato Marco Rubio, unico in piedi come dimostrano le foto dell’incontro. Trump ha ripetuto che la guerra deve finire, ha affermato di essere pronto a fare scadere la deroga alle sanzioni sul gas russo. Zelensky ha confermato che tutti i leader del G7 sono con Kyiv, credono che la guerra debba finire e si sono impegnati ad aiutare la difesa ucraina: “L’intero G7 rafforzerà le nostre difese”.
Questo Trump che esce ridimensionato dalle scelte sbagliate contro Teheran è il presidente che deve fare la differenza e non vanificare le scelte giuste che invece Zelensky ha fatto contro Mosca. Trump continua a cantare una vittoria che non ha ottenuto, Zelensky persegue la fine del conflitto con ogni mezzo e vivendone le conseguenze ogni giorno, che si misurano in morti, in lacrime, in solitudine, come ha raccontato alla Reuters qualche ora dopo il suo incontro con Trump.
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Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)
