Ragioni minime per non trasformare il flop di Trump in Iran in una nuova scusa per legittimare il regime degli ayatollah

Chi ha a cuore la difesa della libertà deve rimboccarsi le maniche per evitare che la non sconfitta del regime islamista possa offrire garanzie di impunità a uno stato canaglia che ha trasformato il terrorismo in uno strumento accettabile per combattere l’occidente libero

16 GIU 26
Immagine di Ragioni minime per non trasformare il flop di Trump in Iran in una nuova scusa per legittimare il regime degli ayatollah

Foto Ansa

Tra le conseguenze più dolorose della tragica leadership di Donald Trump ce n’è una importante e infausta che riguarda l’effetto di ogni suo tocco. Tutto quello che abbraccia Trump di solito si sgretola e tutto quello che Trump prova a combattere di solito si rafforza. In alcuni casi, l’effetto Trump genera opportunità, come è successo in questi mesi con l’Unione europea, che ha trasformato l’aggressione del trumpismo in un’occasione di crescita. In altri casi, come è successo in Iran, l’effetto Trump genera disastri che rischiano di avere ripercussioni a lungo termine. Venerdì prossimo capiremo qualcosa di più, forse, sull’intesa provvisoria che il presidente americano e gli ayatollah iraniani potrebbero firmare per prendere tempo e rinviare il vero accordo. Quello che però sappiamo già oggi è che difficilmente il nuovo mondo che nascerà dopo l’accordo tra gli Stati Uniti e l’Iran avrà caratteristiche migliori di quelle che vi erano prima dell’attacco all’Iran.
La capacità unica di Trump, ormai lo sappiamo, non è solo quella di rafforzare i nemici e indebolire gli amici. Ma è anche quella, tragica, di mandare in vacca battaglie sacrosante. Trump, sfortunatamente, ha rafforzato l’Iran, permettendogli di brandire con maggiore credibilità una leva che Teheran ha sempre tenuto sul tavolo: chiudere o aprire lo Stretto di Hormuz. Ma il vero guaio della fallita campagna iraniana è aver incentivato un meccanismo pericoloso: trasformare chiunque si batta contro Trump in un amico della libertà. E’ successo, in questi mesi, con la Cina, trasformata dai campioni del pensiero progressista in alleato da utilizzare per arginare il virus del trumpismo (chiedere a Pedro Sánchez, in Spagna, e chiedere anche a Keir Starmer, nel Regno Unito). Sta succedendo, in queste settimane, con l’Iran, ma con un meccanismo ancora più pericoloso e diabolico rispetto a quello innescatosi con la Cina. La disastrosa guerra di Trump non ha ridato solo centralità all’Iran, dopo molti mesi in cui l’Iran è stato costretto a leccarsi le ferite a seguito degli interventi militari portati avanti da Israele contro gli alleati dell’Iran (Hamas, Hezbollah, gli houthi, le milizie sciite in Iraq). Ha dato la possibilità ai sonnambuli della libertà, abituati a chiudere gli occhi di fronte agli orrori compiuti dall’Iran, di avere qualche pretesto per schierarsi dalla parte degli ayatollah senza sentirsi a disagio e per avere ragioni per continuare a perpetuare allegramente il proprio doppio standard in medio oriente: se sei nemico di Israele, e anche di Trump, non puoi che essere dalla parte del giusto, a prescindere dal tuo essere uno stato che uccide i propri cittadini e che finanzia il terrorismo.
Trump ha fatto molto per dare agli utili idioti degli ayatollah alibi per nascondere la propria idiozia. Ma tutti coloro che in queste ore stanno giustamente denunciando la sconfitta strategica di Trump in Iran dovrebbero avere il coraggio di rispondere a una domanda. Anzi forse a due. La prima domanda è: chi fotografa lo stato dell’arte, ovvero un Iran uscito rafforzato dalla guerra di Trump, lo fa partendo da un sentimento di sollievo, per fortuna che è andata così, o lo fa partendo da un sentimento di disperazione, purtroppo è andata così, e un regime change in Iran sarebbe stato un sogno per tutto il mondo libero? La seconda domanda necessaria da porsi è invece la seguente: chi oggi si rallegra per la sconfitta di Trump, in Iran, ha intenzione di fare qualcosa per evitare che la non vittoria dell’America si trasformi in un’occasione per dare forza al regime degli ayatollah? Trump, lo sappiamo, ha la capacità di trasformare in melma tutto quello che prova a trasformare in oro. Ma chi ha a cuore la difesa della libertà, accordo o non accordo, non può limitarsi a ridacchiare per la non vittoria di Trump. Deve rimboccarsi le maniche per evitare che la non sconfitta del regime islamista possa offrire garanzie di impunità a uno stato canaglia che ha trasformato il terrorismo in uno strumento accettabile per combattere l’occidente libero.