Una missione “Gcap”, come il programma di Italia, Giappone e Regno Unito per creare il caccia di sesta generazione: la premier giapponese
Sanae Takaichi ha fatto tappa a Londra e a Roma prima di volare al G7 di Évian-les-Bains, in Francia, i cui lavori si aprono formalmente oggi. Ma tra la visita lampo nel Regno Unito e quella in Italia la differenza è stata sensibile: all’aeroporto di Londra Takaichi non è stata accolta nemmeno col tappeto rosso, a Roma invece il cerimoniale per il bilaterale con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stato simile a quello di una visita di stato. Non è solo formalità: sia per il Kantei, il palazzo del governo di Tokyo, sia per Palazzo Chigi l’intesa personale fra le uniche due donne leader delle grandi economie globali – entrambe rappresentanti di un certo conservatorismo, anche se con sfumature diverse – può essere un asset concreto. Prima notizia: il pattugliatore d’altura della Marina militare italiana Giovanni delle Bande Nere sarà a settembre in Giappone, per una missione nell’Indo-Pacifico.
Sotto il sole afoso di Villa Pamphilj, Meloni ha accolto con un abbraccio Takaichi nel suo primo viaggio da prima ministra in Italia, un modo per insistere anche davanti alle telecamere sulla simpatia personale fra le due (“la mia amica Sanae”, ha ripetuto spesso). Italia e Giappone collaborano nello spazio, oltre al Gcap promettono nuovi progetti nell’Artico, nella ricerca scientifica e accademica, facilitano la cooperazione del business e delle imprese private nel settore dei semiconduttori – e tutto lascia intravedere il tentativo di Tokyo di entrare in quegli spazi che finora erano stati lasciati liberi alla penetrazione cinese, soprattutto in Italia.
Dopo il bilaterale, durante le dichiarazioni alla stampa (senza la possibilità di domande per i giornalisti), Meloni ha parlato del coordinamento fra i due paesi sulle crisi internazionali, dall’Ucraina al medio oriente, “per allineare le nostre posizioni” in vista del vertice del G7, che molto probabilmente, come l’anno scorso, non produrrà alcun comunicato finale congiunto, ma soltanto documenti su diversi argomenti, sottoscritti singolarmente. In questa frammentazione il Giappone – unico paese membro del G7 dell’area dell’Indo-Pacifico – arriva dall’“amica Giorgia” e al G7 di Emmanuel Macron con una proposta concreta, quella di costituire scorte comuni di minerali critici, tra cui le terre rare. Secondo il piano giapponese ogni paese G7 e alleato dovrà mantenere riserve di minerali critici equivalenti ad almeno novanta giorni di fabbisogno. In caso di interruzione delle forniture, le scorte verranno liberate congiuntamente in coordinamento con l’Agenzia internazionale per l’energia. Del resto il Giappone è l’unico paese del G7 ad avere un sistema nazionale di stoccaggio già operativo, ed è anche l’unico paese a essere già oggetto di coercizione economica su questo settore.
E’ un problema di cui si parla pochissimo in Europa: da quando Takaichi ha iniziato il suo mandato da primo ministro, e ha parlato esplicitamente della difesa di Taiwan alla Dieta nazionale, non passa giorno senza che la Cina produca propaganda contro il Giappone e la sua leadership. Da mesi la leadership di Pechino sta usando tutto il suo potere mediatico, politico ed economico per colpire, e magari piegare, prima o poi, quella giapponese. Secondo tutti gli analisti e osservatori quella iniziata dalle dichiarazioni di Takaichi su Taiwan è la crisi più grave fra i due paesi sin dalla normalizzazione delle relazioni del 1972, e il problema più concreto riguarda la coercizione economica, con le restrizioni sull’export delle materie prime imposte da Pechino su Tokyo. “E’ un problema che non riguarda solo noi”, dice al Foglio Toshihiro Kitamura, portavoce del ministero degli Esteri del Giappone. Gli chiediamo un esempio: “Se la Cina smette di esportare i magneti, noi non saremo in grado di produrre ed esportare macchine per la risonanza magnetica”. Il Giappone è considerato uno dei più affidabili produttori di macchinari di tecnologie sanitarie commerciali, e dimostra che le catene globali di approvvigionamento sono in pericolo non solo per i conflitti in corso. Eppure ieri la Cina è stata menzionata da Takaichi, ma non da Meloni. “Anche al G7, cercheremo di far capire che le crisi in Europa e nell’Indo-Pacifico sono connesse e inseparabili”, ed è per questo che Tokyo è stato tra i maggiori contributori alla difesa dell’Ucraina. A quello che Kitamura definisce “l’atteggiamento arrogante” della Cina, però, Tokyo ha scelto di non rispondere per ora. Il loro sistema si basa sul pre-bunking, cioè cercare di ridurre lo spazio per la propaganda e la disinformazione cinese e russa sul Giappone rendendo più trasparenti possibili le informazioni.
Takaichi ha chiuso la sua trasferta romana anche con un piccolo favore al governo Meloni – o meglio, al vicepremier Salvini – annunciando a sorpresa il sostegno ufficiale del Giappone al progetto del ponte sullo Stretto di Messina, affinché diventi un “progetto simbolo” della cooperazione fra i due paesi. Già da qualche mese fa il conglomerato nipponico IHI era entrato nel consorzio di costruttori del ponte, ma a gennaio Tokyo aveva scelto di non pubblicizzare la notizia per via delle controversie legate al progetto. Chissà quando e come Roma renderà il favore a Tokyo.