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Il defensor fidei Putin brucia le cattedrali
Il rogo nella Cattedrale della Dormizione dimostra che la fede del presidente russo è una fede di pura convenienza

Foto Ap, via LaPresse
Vladimir Putin, che non manca mai di presenziare alle divine liturgie celebrate dal fedele Patriarca Kirill, non si fa troppi problemi a colpire i luoghi di culto. Non è di certo una novità e per questo non deve stupire più di tanto che nella notte fra domenica e lunedì a essere presa di mira sia stata la Cattedrale della Dormizione, che oltre a essere un monumento nazionale ucraino è anche uno dei più importanti centri spirituali locali. Il tetto è andato a fuoco, così come buona parte del complesso artistico e museale. Grazie all’impegno di pompieri, forze di sicurezza e semplici cittadini, le icone più antiche e gli oggetti liturgici più preziosi sono stati messi in salvo. Se Volodymyr Zelensky parla di “barbarie”, il metropolita Epifanio va oltre e dice che “si tratta dell’ennesimo crimine russo contro l’umanità, contro la storia e contro il cristianesimo. Cosa deve ancora fare l’anticristo del Cremlino affinché il mondo comprenda che è necessario agire con decisione affinché il terrore russo contro l’Ucraina e gli stessi principi di pace cessi?”.
Per Putin non è un problema, neanche di coscienza, ammesso che ne abbia una: Epifanio è uno scismatico, è colui che ha rotto la comunione con Kirill, divenendo capo spirituale della Chiesa ortodossa ucraina. Kirill lo considera un eretico e quella cattedrale non è più affare suo. Soprattutto perché nelle infinite e laceranti fratture in seno all’ortodossia russo-ucraina, alla Chiesa rimasta legata a Mosca fu chiesto già tre anni fa di abbandonare l’edificio, perché sarebbe stato “derussificato”. Nella logica del Cremlino e del suo braccio spirituale, ogni mezzo è lecito per raggiungere il fine. Kirill benedisse le armate, definì “sacra” la cosiddetta “operazione speciale” e non si crucciò troppo se a morire erano pure suoi fedeli (il grosso del “bacino” di ortodossi di affiliazione moscovita era in Ucraina, ironia della sorte). Il nesso inscindibile tra trono e altare non ammette alcuna eccezione. Neanche se a essere bruciata è una cattedrale.